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La sintesi dell'esortazione apostolica “Christus vivit”

“Cari giovani, correte!”

Una "Magna Charta" della pastorale giovanile, esortata a cambiare - insieme alla Chiesa - partendo dalle critiche dei giovani, per diventare, da ora in poi, "pastorale giovanile popolare". È "Christus vivit", l'esortazione apostolica di Papa Francesco rivolta ai giovani e a tutto il popolo di Dio a conclusione del Sinodo sui giovani di ottobre. Si affrontano anche questioni come gli abusi, le migrazioni, la sessualità, la questione femminile, i pericoli della Rete, la famiglia, il lavoro.

L'esortazione apostolica Christus vivit. Papa Francesco propone una pastorale giovanile “popolare”: “Nella Chiesa ci sia posto per tutti”

Foto Gianni Zotta

Foto Gianni Zotta

“Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!”.

Inizia così l’Esortazione Apostolica postsinodale “Christus vivit” di Papa Francesco, firmata lunedì 25 marzo a Loreto e indirizzata “ai giovani e a tutto il popolo di Dio”. Nel documento, composto di nove capitoli divisi in 299 paragrafi, il Papa spiega di essersi lasciato “ispirare dalla ricchezza delle riflessioni e dei dialoghi del Sinodo” dei giovani svoltosi nell’ottobre 2018, e si richiama a una “pastorale giovanile popolare” pronta a cambiare partendo dalla capacità di “raccogliere la visione e persino le critiche dei giovani”.

RIPARTIRE DLLE CRITICHE DEI GIOVANI. “La Chiesa di Cristo può sempre cadere nella tentazione di perdere l’entusiasmo perché non ascolta più la chiamata del Signore al rischio della fede, a dare tutto senza misurare i pericoli, e torna a cercare false sicurezze mondane”. Sono proprio i giovani, allora, che per il Papa “possono aiutarla a rimanere giovane, a non cadere nella corruzione, a non fermarsi, a non inorgoglirsi, a non trasformarsi in una setta, ad essere più povera e capace di testimonianza, a stare vicino agli ultimi e agli scartati, a lottare per la giustizia, a lasciarsi interpellare con umiltà”.

“Anche se ci sono giovani che sono contenti quando vedono una Chiesa che si mostra umilmente sicura dei suoi doni e anche capace di esercitare una critica leale e fraterna, altri giovani chiedono una Chiesa che ascolti di più, che non stia continuamente a condannare il mondo. Non vogliono vedere una Chiesa silenziosa e timida, ma nemmeno sempre in guerra per due o tre temi che la ossessionano”. Per esempio, una Chiesa “viva” - diversa dalla Chiesa “museo” incapace di mettersi in discussione - saprà “reagire” alle “legittime rivendicazioni delle donne che chiedono maggiore giustizia e uguaglianza”, e “darà il suo contributo con convinzione per una maggiore reciprocità tra uomini e donne, pur non essendo d’accordo con tutto ciò che propongono alcuni gruppi femministi”. Il Sinodo, prosegue il Papa, “ha voluto rinnovare l’impegno della Chiesa «contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale». Questa è la reazione di una Chiesa che si mantiene giovane e si lascia interrogare e stimolare dalla sensibilità dei giovani”.

L'ETÀ DELLE SCELTE. La parte centrale della “Christus vivit” è dedicata all'annuncio dell'amore di Dio e al rapporto di ciascuno con Cristo vivo, che “ci sprona, ci stimola, ci proietta verso una vita migliore e più bella”. Francesco definisce la giovinezza come “l'età delle scelte” in ambito professionale, sociale, politico e anche nella scelta del partner o nell’avere i primi figli. L’ansia “può diventare una grande nemica quando ci porta ad arrenderci perché scopriamo che i risultati non sono immediati”. Ma “i sogni più belli si conquistano con speranza, pazienza e impegno, rinunciando alla fretta” e senza avere “paura di rischiare e di commettere errori”: “Fatevi sentire! Scacciate le paure che vi paralizzano… vivete!”.

Il Papa invita i giovani a non privare la loro giovinezza dell'amicizia con Gesù, capace di farci conoscere “la vera pienezza”, e propone “percorsi di fraternità” per la crescita spirituale di ciascuno, ricordando che “è sempre meglio vivere la fede insieme ed esprimere il nostro amore in una vita comunitaria”.

Il Papa parla poi dei “giovani impegnati”, affermando che possono a volte correre “il rischio di chiudersi in piccoli gruppi... Sentono di vivere l’amore fraterno, ma forse il loro gruppo è diventato un semplice prolungamento del loro io. Questo si aggrava se la vocazione del laico è concepita solo come un servizio all’interno della Chiesa…, dimenticando che la vocazione laicale è prima di tutto la carità nella famiglia e la carità sociale o politica”. Francesco propone “ai giovani di andare oltre i gruppi di amici e costruire l’amicizia sociale, cercare il bene comune”.

“L’impegno sociale e il contatto diretto con i poveri restano una occasione fondamentale di scoperta o approfondimento della fede e di discernimento della propria vocazione”. Il Papa cita alcuni esempi positivi di servizio e avverte: “Sarebbe bene che questa energia comunitaria fosse applicata non solo ad azioni sporadiche ma in modo stabile”. Un impegno che può cercare alleanze e diventare ecumenico e interreligioso.

I giovani sono chiamati ad essere “missionari coraggiosi”, testimoniando ovunque il Vangelo con la propria vita, il che non significa “parlare della verità, ma viverla”. La parola, però, non deve essere messa a tacere: “Siate capaci di andare controcorrente e sappiate condividere Gesù, comunicate la fede che Lui vi ha donato”. Gesù dove invia? “Non ci sono confini, non ci sono limiti: ci invia a tutti”. Il vangelo “non è solo per quelli che ci sembrano più vicini, più ricettivi, più accoglienti. È per tutti”. E non ci si può aspettare che “la missione sia facile e comoda”.

UNA PASTORALE GIOVANILE POPOLARE. Dare spazio a una “pastorale giovanile popolare”, “dove ci sia posto per ogni tipo di giovani” è la proposta del settimo capitolo. “Una pastorale più ampia e flessibile”, spiega Francesco, che sappia valorizzare anche “quei giovani credenti che sono leader naturali nei quartieri e nei diversi ambienti”. No, allora, ad una pastorale giovanile “asettica, pura, adatta solo ad un’élite giovanile cristiana che si sente diversa, ma che in realtà galleggia in un isolamento senza vita né fecondità”. Francesco invita a essere “una Chiesa con le porte aperte”, e “non è nemmeno necessario che uno accetti completamente tutti gli insegnamenti della Chiesa per poter partecipare ad alcuni dei nostri spazi dedicati ai giovani”: “deve esserci spazio anche per tutti quelli che hanno altre visioni della vita, professano altre fedi o si dichiarano estranei all’orizzonte religioso”. Si tratta di “un processo lento, rispettoso, paziente, fiducioso, instancabile, compassionevole”, e ha bisogno dell’accompagnamento degli adulti, emerso con forza anche nel Sinodo, che comporta la necessità di preparare consacrati e laici, uomini e donne, qualificati.

ESSERE PER GLI ALTRI

“Per realizzare la propria vocazione è necessario sviluppare, far germogliare e coltivare tutto ciò che si è. Non si tratta di inventarsi, di creare sé stessi dal nulla, ma di scoprirsi alla luce di Dio e far fiorire il proprio essere”. E questo “essere per gli altri” nella vita di ogni giovane è normalmente collegato a due questioni fondamentali: la formazione di una nuova famiglia e il lavoro. La famiglia continua a rappresentare il principale punto di riferimento per i giovani, come è emerso dal Sinodo. “Non lasciate che vi rubino la possibilità di amare sul serio”, è l'incoraggiamento di Francesco. “Credere che nulla può essere definitivo è un inganno e una menzogna… vi chiedo di essere rivoluzionari, vi chiedo di andare controcorrente”. Rispetto al lavoro, non bisogna aspettarsi di “vivere senza lavorare, dipendendo dall’aiuto degli altri”, il monito ai giovani, in un mondo segnato da una disoccupazione giovanile che ha ormai raggiunto “livelli esorbitanti” e che deve diventare una priorità per la politica.

DISCERNERE LA VOCAZIONE. Lo stile per procedere è sempre quello del discernimento, a cui è dedicato l'ultimo capitolo: chi accompagna i giovani deve essere capace di “suscitare processi, non imporre percorsi” o “costruire ricettari”, perché ciascuno è unico e libero. Discernere la propria vocazione “è un compito che richiede spazi di solitudine e di silenzio, perché si tratta di una decisione molto personale che nessun altro può prendere al nostro posto”. Per godere del “regalo della vocazione”, come di ogni altro regalo di Dio, “bisogna mettersi molto in gioco, bisogna rischiare”.

Cari giovani – è l'augurio finale del Papa - “correte” più velocemente di chi è lento e timoroso: “la Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede”. “E quando arriverete, abbiate la pazienza di aspettarci”.

“Cari giovani, correte!”
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