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Le funzioni finora affidate ai decani vengono trasferite ai responsabili - gli attuali otto delegati, ora rinominati “Vicari di zona” - delle otto zone pastorali già esistenti.

Diocesi di Trento, con il primo settembre soppressi i Decanati: “Più efficaci e più vicini al territorio”

Cambia l'articolazione pastorale della Chiesa trentina: con il primo settembre 2018 vengono soppressi gli attuali 28 decanati dell'Arcidiocesi e, di conseguenza, le funzioni finora affidate ai decani vengono trasferite ai responsabili (gli attuali otto delegati, ora rinominati “Vicari di zona”) delle 8 zone pastorali già esistenti. Porta la firma dell'Arcivescovo Lauro Tisi il sintetico decreto che spiega le finalità di questa “riforma” che ha ottenuto nello scorso mese di aprile – dopo un ampio confronto – il parere favorevole dei due “parlamentini” diocesani: il Consiglio presbiterale e il Consiglio Pastorale Diocesano.

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Il vicario generale don Marco Saiani presenta i motivi che stanno alla base del nuovo decreto: non solo semplificazione.

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Il vicario don Marco Saiani.

Cambia l'articolazione pastorale della Chiesa trentina: con il primo settembre 2018 vengono soppressi gli attuali 28 decanati dell'Arcidiocesi e, di conseguenza, le funzioni finora affidate ai decani vengono trasferite ai responsabili (gli attuali otto delegati, ora rinominati “Vicari di zona”) delle 8 zone pastorali già esistenti. Porta la firma dell'Arcivescovo Lauro Tisi il sintetico decreto che spiega le finalità di questa “riforma” che ha ottenuto nello scorso mese di aprile – dopo un ampio confronto – il parere favorevole dei due “parlamentini” diocesani: il Consiglio presbiterale e il Consiglio Pastorale Diocesano.

Ne illustra la prospettiva il vicario generale don Marco Saiani, convinto che non si tratti soltanto di un'operazione di semplificazione, ma di rinnovamento dettato dalla “mutata situazione ecclesiale”.

Prendiamola da lontano, don Marco. “Finora l'attività pastorale si era articolata su più livelli (le parrocchie e poi le Unità pastorali, i decanati e le zone pastorali) con i rispettivi organismi di partecipazione (Comitato, consiglio parrocchiale, decanale, di zona...) che si trovano oggi a fare i conti con realtà molto diverse dal passato. Si è modificata col tempo anche la vita sociale, è cambiato il territorio. Alcuni aspetti sono evidenti come la diminuzione dei partecipanti alla vita ecclesiale, la difficoltà di trovare risorse umane disponibili. Ma ci sono anche le problematiche emerse che interpellano i cristiani, ma non solo...penso alle fragilità delle persone, il venir meno di orizzonti di senso, la mancanza di decisioni forti. Queste realtà premono e si rivelano sempre di più occasioni forti di evangelizzazione e di testimonianza della carità. Quindi, se la comunità cristiana da una parte deve continuare a curare al suo interno quei percorsi formativi (gruppi adolescenti o famiglie...) avviati da tempo, dall'altra non può non lasciarsi attivare da queste esigenze”.

“Ci siamo chiesti di quali organismi possiamo fare a meno. Va tenuto presente che in molti casi i consigli decanali da diversi anni non erano operativi”

Allora anche i tradizionali livelli di presenza sul territorio vanno riconsiderati? “Esatto, ci vogliamo chiedere di che cosa oggi abbiamo bisogno per favorire la testimonianza del Vangelo, sapendo di poterci e doverci inserire anche in nuovi ambienti o situazioni di vita in cui portare il Vangelo”.

Facciamo un esempio. “Accanto alla fatica di un gruppo di catechesi può capitare oggi di cogliere la richiesta di una famiglia con un ammalato che chiede di essere visitato oppure di due genitori separati che hanno bisogno di aiuto. Per una comunità sono forti occasioni di vivere il Vangelo. In sintesi, davanti ad uno scenario nuovo dobbiamo capire come annunciare meglio il Vangelo dentro questa realtà”.

A questo punto ci è più chiara anche la riflessione sulle articolazioni territoriali. “Sì. Ci siamo chiesti di quali organismi possiamo fare a meno. Va tenuto presente che in molti casi i consigli decanali da diversi anni non erano operativi, quindi più che abolirli abbiamo preso atto di una realtà superata, di una modifica naturale. Anche gli operatori pastorali non facevano più riferimento a quell'organismo, anche se si trovavano in altre aggregazioni”.

E laddove – invece – anche per la specificità del territorio omogeneo il lavoro decanale “resisteva” bene? Non cade tutto, no.. “No, anzi. Quel lavoro può e deve continuare, trasformandosi come raggruppamento di parrocchie più ampio, che potrà poi adattarsi ancora nel tempo”.

“Un tempo abbiamo organizzato il territorio per governarlo; oggi è lo tesso territorio che ci chiede d'interrogarci e di trovare forme nuove”

Qual è la parola-chiave di questa riforma territoriale che – come già abbiamo detto – si collega in paralle alla riforma della Curia già illustrata da Vita Trentina in aprile? Parliamo di semplificazione? “Non solo. Direi piuttosto: più efficacia nella testimonianza del Vangelo di Gesù Cristo. Questo è e rimane l'essenziale. Il resto può cambiare. Un tempo abbiamo organizzato il territorio per governarlo; oggi è lo tesso territorio che ci chiede d'interrogarci e di trovare forme nuove”.

E' il cammino che stanno percorrendo – laddove ci sono – le Unità pastorali, giunte a quota 38 dopo l'istituzione in aprile a Dro di quella dedicata ai martiri Sisinio, Martirio e Alessandro. Un livello pure intermedio che pure farà però riferimento alle otto zone pastorali.

E la singola comunità parrocchiale, rimane la cellula principale del corpo ecclesiale? “Certo, non dobbiamo dimenticarlo. Questa soppressione dei decanati punta, pur in una logica di pastorale d'insieme, alla rivitalizzazione delle singole comunità; da sole potrebbero smarrirsi, ma sapendo di poter contare sulle comunità vicine e poi sul livello zonale vengono sostenute.

Una curiosità: gli otto Vicari di zona, che compiti avranno? “Dovranno pricipalmente favorire il coordinamento, guidare il Consiglio pastorale di Zona, provvedere alle iniziative per i sacerdoti della zona, riferire le comunicazioni del Vescovo...”.

Dalla teoria alla pratica. Niente assemblea diocesana all'Auditorium, ma otto incontri autunnali (vedi sopra). “Queste convocazioni a livello di zona sono state pensate proprio per cominicare a fare un'esperienza di Chiesa locale. Dove il vescovo non solo porta la sua parola, ma ascolta le riflessioni emerse dal territorio nella sua specificità. Anche questa riforma vuole partire da qui, dalla realtà”.

Diocesi di Trento, con il primo settembre soppressi i Decanati: “Più efficaci e più vicini al territorio”
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