Il rientro di tre missionari che da ottobre saranno parroci in Trentino

Il rientro di tre diocesani, da ottobre di nuovo parroci in Trentino, non dovrebbe segnare la fine dell’esperienza storica. Forse, aprire un capitolo nuovo]

Ma non chiamatela…”finei Donum”. Verrebbe da dire così con una battuta per affermare che il rientro di tre missionari dall’America Latina (si vedano le nomine nel numero scorso) non significa mettere la parola fine su una dinamica costante – e come tale inesauribile – della vita cristiana. La stessa enciclica dal titolo “Fidei Donum” firmata da Pio XII nel 1957 più che affermare una strategia – l’invio di preti dall’Occidente alle giovani Chiese – ribadiva una responsabilità: quella di vivere ogni ministero come un dono per il Vangelo nel mondo in una logica di scambio fraterno e reciproco. Se è vero che allora s’avviò una modalità storica poi esaltata dal Concilio Vaticano (con la partenza oltreoceano negli anni Settanta e Sessanta di una quarantina di sacerdoti da Trento) questo non significa che ora non siano richieste scelte e forme nuove, giacché – come dice Papa Francesco – “la realtà viene prima dell’idea”.

Una conferma? La rintracciamo anche a ritroso, affondando nella prima metà dell’Ottocento: vi emergono le figure – ma sono solo due esempi – di padre Domenico Tarolli che nel 1830 partì da Castel Condino per andare in missione fra gli indios Cariani della Birmania oppure il rivano padre Angelo Confalonieri che negli stessi anni si fece promomotore ed evangelizzatore fra gli aborigeni australiani. Non erano, padre Domenico e padre Angelo, due Fidei Donum “ante litteram” in grado di rilanciare alla loro Chiesa d’origine il compito do “uscire”? Allo stesso modo si potrebbe citare don Olindo Cuel e altre religiosi che scelsero di partire molto prima del mandato ecclesiale di Fidei Donum.

L’INCONTRO DI DODICI ANNI FA

Chi volesse approfondire in chiave storica ma anche teologica la formula Fidei Donum può rileggersi le ricche pagine del libro scritto collegialmente dai missionari trentini per il Centro diocesano nel 2007. Un vero e proprio testamento spirituale elaborato in occasione di quella settimana che li vide insieme in aprile a Villa Moretta di Pergine. Ecco qui sopra la foto che Gianni Zotta riuscì a scattare, fissando i loro volti così come loro “blindarono” le loro idee-forza nel testo presentato a fine settimana in assemblea dal portavoce don Renato Tamanini, allora rettore del Seminario. Conteneva un decalogo che guardava già oltre: richiamava la Chiesa diocesana ad avere per i lontani la stessa sollecitudine che ha per i propri membri, indicava scelte di vita sobria e consumo critica, sostenva che l’esperienza Fidei Donum non dovrebbe concludersi.

I MOTIVI DEL RITORNO

E’ nella prassi della formula “Fidei Donum” – lo rilevava don Ferruccio Furlan nel numero scorso – che la partenza sia avvertita come un periodo anche lungo, ma temporaneo. Dopo 15 o 20 anni di servizio, s’impone una verifica condotta insieme alla Chiesa sorella che ha accolto il missionario: se alcuni hanno scelto di rimanere anche nell’anzianità fra i poveri che hanno servito per più di 30 anni, molti altri hanno accolto l’invito a tornare per poter “ringiovanire” anche la propria Chiesa di origine nella pastorale parrocchiale ordinaria con quanto maturato lontano. Non a caso sono hanno all’attivo molti anni di missione sia don Angelo Gonzo (partito la prima volta nel 1996, poi rientrato per 5 anni in città), che don Bruno Morandini sbarcato in Bolvia 20 anni fa , che don Gianni Poli partito per l’Amazzonia 17 anni fa. E non a caso tutti e tre avranno da “pedalare” in ambiti pastorali vasti dove tradurre uno stile essenziale e… missionario. Ma è ben chiaro che i tre non tornano in una logica di “emergenza clero” quanto di valorizzazione del dono che hanno ricevuto. E che loro stessi sono stati con le loro persone.

LE PROSPETTIVE APERTE

Il libro Fidei Donum, insomma, non si chiude. Tra l’altro in Ciad – nella diocesi da anni sostenuta dalla Chiesa trentina – è ancora molto attivo il Fidei Donum don Costantino Malcotti, così come non dobbiamo dimenticare i due pastori che la Chiesa brasiliana ha “acquistato”dalla terra trentina: il vescovo di Pailo Afonso dom Guido Zendron e il vescovo di Mossorò don Mariano Manzana: anche con lo zucchetto episcopale restano Fidei Donum.

Quale nuove pagine restano da scrivere? Avevano risposto gli stessi missionarie riuniti a Macejo nel febbraio 2017 nell’incontro documentato da Augusto Goio su Vita Trentina. “La prospettiva deve rimanere quella dello scambio”, si era detto prevedendo fra Chiese anche forme diverse di sostegno o investendo con vigore sui missionari laici Fidei Donum. Anche su questo ci si dovrà confrontare e l’occasione è già ravvicinata: giovedì 4 luglio in Seminario c’è il tradizionale incontro dell’Arcivescovo assieme ai missionari trentini e agli animatori missionari. Ancora una volta l’ascolto dovrà essere reciproco.

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