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Nuovo vescovo, la biografia di mons. Lauro Tisi

Nato a Giustino, in Val Rendena il 1 novembre 1962, è stato ordinato sacerdote dall’Arcivescovo Alessandro Maria Gottardi  il 26 giugno 1987. Nel giugno del 2007 la nomina a Vicario generale. Il primo messaggio da vescovo:"Mi impegno a camminare con quanti sono provati dal disagio e dalla malattia"

Nuovo vescovo, la biografia di mons. Lauro Tisi

Monsignor Lauro Tisi è nato a Giustino, in Val Rendena il 1 novembre 1962, giorno di Ognissanti. E’ primogenito di quattro figli (con lui, due fratelli e una sorella): la mamma Irene ha settantanove anni; papà Valerio scomparve nel 1968, quando il futuro Vescovo aveva solo sei anni.  Lauro Tisi è entrato nel Seminario Diocesano di Trento nel 1976, frequentando il Liceo Classico al Collegio Arcivescovile e quindi i sei anni della formazione teologica. E’ stato ordinato sacerdote dall’Arcivescovo Alessandro Maria Gottardi  il 26 giugno 1987, festa del patrono San Vigilio. Fu un anno “ricco” di nuovi preti, ben otto complessivamente. Pochi mesi dopo, il 7 dicembre, lo stesso Gottardi annunciava nella cripta della cattedrale il nome del suo successore, l’Arcivescovo Giovanni Maria Sartori.

Nel suo ministero pastorale, il nuovo Vescovo Tisi è stato per un anno vicario parrocchiale a Levico (1987-1988), prima di assumere l’incarico di vicerettore delle Medie inferiori del Seminario Diocesano di Trento dal 1988 al 1995, quindi direttore spirituale sempre in Seminario dal 1995 al 2007 con l’incarico (dal 2001 al 2007) di accompagnare i giovani sacerdoti. Nel giugno del 2007 la nomina a Vicario generale. 

Ecco il primo messaggio del Vescovo Lauro Tisi alla Chiesa di Trento, pronunciato in sala Clesio, subito dopo l’annuncio della sua nomina:

 

Cari fratelli e sorelle della Chiesa di Trento

Mai avrei immaginato di diventare Vescovo: chi mi conosce sa che il desiderio della mia vita è sempre stato quello di essere parroco. Di fatto, di volta in volta, mi sono stati affidati compiti che non avevo minimamente chiesto. Con questo stesso spirito, ho accettato la nomina del Santo Padre a guidare la nostra Chiesa, convinto che dall’obbedienza sgorgano pace e forza.

Davanti alla sproporzione tra questo compito e le mie capacità, mi affido al Signore, che manifesta la sua forza nella debolezza.

Conto su di voi, sulla vostra cordiale collaborazione e, fin d’ora, sulla vostra paziente comprensione.  Sono fiducioso: in Trentino in questi anni ho incontrato persone buone e generose. La nostra terra, insieme e prima delle bellezze naturali, annovera quelle di uomini e donne che sanno piegarsi con tenerezza per soccorrere i tanti feriti dalla vita.

Un grazie dal profondo del cuore all’Arcivescovo Luigi per la fiducia e la stima che mi ha sempre accordato, come per la speranza con cui ha svolto il suo ministero, cercando di valorizzare e incoraggiare il positivo. L’augurio è che possa servire ancora per tanto tempo la Chiesa.

Il mio sguardo ha davanti a sé tutto il Popolo di Dio che vive nella Chiesa di Trento.  Insieme, io accanto ad ogni battezzato, siamo chiamati ad affrontare la sfida di un mondo che sembra disinteressato al Vangelo, ma in cui dobbiamo riconoscere tutti come figli dello stesso Dio.

La mia vicinanza va poi ai sacerdoti anziani e ammalati; ai parroci, provati da un carico di lavoro sempre maggiore; ai giovani preti e ai seminaristi, così come ai religiosi e alle religiose, testimoni della radicalità evangelica; ai nostri missionari e ai Vescovi di origine trentina, segno eloquente di una Chiesa che ha come prospettiva il mondo; ai diaconi e agli operatori pastorali; a tutti coloro che, in modi diversi, si rivelano preziosi costruttori di Comunità.

A quanti si occupano del bene pubblico, assicuro fin d’ora la mia disponibilità a condividere la responsabilità nel promuovere il bene comune.

In questo orizzonte, mi impegno a camminare con quanti sono provati dal disagio e dalla malattia; con chi si sente privo di futuro, perché escluso dal mondo del lavoro; con le famiglie, soprattutto quelle ferite, anch'esse vitali per la società tutta, grazie alla loro capacità di educare, custodire e accompagnare.

Il Padre, nell’umanità di Gesù Cristo, ci ha rivelato il volto di un Dio inedito e sorprendente, che nel Suo Figlio Gesù Cristo entra dalla "porta di servizio", per indicarci la gioia di farsi ultimi, scomparendo, come unica e autentica via per amare. A Lui chiedo il dono dello Spirito Santo, perché io possa vivere il ministero episcopale nell'umiltà di chi sa che tutto gli è donato, di chi non vuole attirare l'attenzione su di sé, ma la orienta a Colui che è la fonte della Vita.

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