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L’omelia dell’Arcivescovo al funerale di Antonio Megalizzi

Un segno che Dio abita la storia

"Una violenza cieca e assurda, ancora una volta, ha decapitato una giovane vita, colpito al cuore per sempre una famiglia, tramortita una comunità". L'omelia del vescovo Lauro.

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L'omelia del vescovo Lauro Tisi ai funerali di Antonio Megalizzi. Foto Zotta

Una violenza cieca e assurda, ancora una volta, ha decapitato una giovane vita, colpito al cuore per sempre una famiglia, tramortita una comunità.

“Le grandi acque non possono spegnere l’amore”(Ct 8, 7), ci ha ricordato il testo del Cantico.

La vita di Antonio lo conferma con forza.

In tanti stanno testimoniando da giorni le sue doti di umanità, intelligenza, simpatia, generosità e altruismo non comuni.

Figlio della terra italiana, in lui riunita, non solo idealmente, dalla Calabria al Trentino, dal Sud al Nord della Nazione, egli si è formato in questa città, alla quale la Storia ha consegnato la vocazione ad essere “ponte” con l’Europa.

Nella terra che ha dato i natali a uno dei Padri fondatori del sogno europeo, Antonio ha immaginato con grande libertà ed entusiasmo, ma anche con profondo realismo, un’Europa senza confini e senza pregiudizi, alla quale non vedeva alternative.

Egli ne è stato testimone anche all’interno della comunità accademica, dove germogliano straordinarie risorse d’innovazione e cambiamento, che hanno nei giovani i veri protagonisti.

Tutto questo non cancella il dramma che avvolge questa morte. Il dolore di Annamaria, Domenico, Federica e Luana toglie il fiato e domanda silenzio.

L’accorata confessione di Gesù ai discepoli “L’anima mia è turbata, Padre salvami da quest’ora” (Gv 12,27) racconta un Dio che si fa compagno del dolore dell’uomo, della sua paura e angoscia.

Gesù di Nazareth, che sei passato nel guado della morte, prendi per mano questa famiglia, e apri un varco nell’oscurità di quest’ora!

L’intensità dell’amore che avvolge il vostro dolore possa divenire rassicurazione che Antonio vive nelle braccia del Padre. Il Padre stesso “lo onorerà”. Possiate sperimentare che Antonio continua ad accompagnarvi, a sostenervi, ad amarvi.

Il Vangelo di Giovanni, sorprendentemente, chiama “gloria” il morire di Gesù. Quel morire non è tomba, ma grembo carico di vita, come il chicco di grano che cade in terra, muore, e porta molto frutto. Questa “gloria”, il Dio di Nazareth l’ha regalata agli uomini. Per questo Egli è venuto.

Gloria di Dio è la straordinaria lezione di questa famiglia che oggi è qui, in preda al dolore più atroce, ma con il cuore libero dall’odio.

Gloria di Dio sono le commoventi e profetiche parole di Antonio: “Il tempo è troppo prezioso per passarlo da soli. La vita troppo breve per non donarla a chi ami. Il cielo troppo azzurro per guardarlo senza nessuno a fianco. Nulla muore e tutto dura in eterno”.

Questo è regno di Dio, questa è la gloria di Dio, questa è la presenza di Dio in mezzo a noi.

Questa famiglia è segno che Dio abita la storia, questo loro cuore sgombro dall’odio è segno del trionfo di Dio nella storia.

In Gesù parola e vita coincidono. Non c’è distanza, vita e parola si identificano. In quest’epoca in cui le parole rischiano di non essere abitate, di essere svuotate, o addirittura utilizzate per trame di morte e per immettere nel cuore degli uomini odio e rancore, ti diciamo grazie, Antonio.

Grazie per aver creduto nella forza della parola che s’interroga, si pone domande e rinuncia a facili risposte. La parola che non s’impossessa di un microfono, ma offre voce agli altri e gode della loro ricchezza.

Un pezzo di cielo è sceso in terra e ora vi fa ritorno.

Per tutto e per sempre, grazie Antonio!

Arcivescovo Lauro

Un segno che Dio abita la storia
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