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LA SECONDA PUNTATA DELLA NOSTRA RUBRICA

Bibbia e… Lectio divina

L’esperto Giuseppe Casarin spiega l’ascolto umile e silenzioso della Parola, esperienza che può essere suggerita a tutti. Dopo una “lettura sapienziale” e la meditazione, si arriva alla preghiera e alla contemplazione.

Percorsi: Bibbia - Parola
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È un tempo strano quello che stiamo vivendo. Le scuole che sospendono le lezioni, gli incontri in parrocchia annullati, le celebrazioni sospese, eventi pubblici programmati da mesi rinviati. Ci ritroviamo in un tempo di restrizioni, un tempo, come dice la Bibbia, «per astenersi dagli abbracci». Un tempo, però, non vuoto che può diventare un’occasione propizia per rimettersi in silenzio, in ascolto. Se è vero che «Tutto ha il suo momento», come ripeteva il Qoelet, allora questo può diventare il tempo per riprendere in mano la Scrittura dentro gli spazi delle nostre case. Abbiamo bisogno di conoscere la Parola di Dio, perché senza di essa il nostro cammino resta oscuro, indecifrabile. Ritornare a pregare con la Parola di Dio ha senso in questa prospettiva e in questo tempo così difficile perché essa sia «lampada ai nostri passi e luce sul nostro cammino». Ci è necessario imparare a leggere il “libro” della Sacra Scrittura, che svela il mistero di Cristo, per imparare a leggere il “libro” del tempo e della vita. 

Come dunque incontrare questa Parola? Un’esperienza in particolare può giovare: la ‘Lectio Divina’. Forse, con un linguaggio attuale che rispetti la tradizione monastica da cui deriva, si potrebbe chiamare “Ascolto orante della Parola”. L’ascolto silenzioso e umile del Signore è il centro e lo scopo della Lectio Divina, perché non “si tratta di leggere un libro, ma di cercare Qualcuno”. Un’esperienza che può essere suggerita a tutti, perché la Parola di Dio non è «troppo alta per noi, né troppo lontana da noi». Importante è accompagnare l’ascolto della Parola seguendo un itinerario, quello indicato da Guigo II (un monaco del XII sec.) nella sua lettera al fratello Gervasio in quattro tappe. Vediamole brevemente.

Il primo momento (lectio), mira a ottenere una ‘lettura sapienziale’ della pagina biblica, ponendosi la domanda: “Che cosa dice Dio in questo testo?” È l’atteggiamento dell’ascolto, proprio come avviene davanti a una persona che parla, la si ascolta con attenzione, cercando di capire quello che vuole dirci. 

Si passa, poi, al secondo gradino, la meditazione (meditatio), che ha lo scopo di avvicinare la parola di Dio alla vita di chi legge. L’interrogativo da porsi è questo: “Cosa dice a me Dio attraverso questo testo?” Non bisogna cercare nella Bibbia ciò che essa non ha da dirci: il testo biblico non offre spesso soluzioni immediate per le concrete situazioni della vita. Nella Bibbia, piuttosto, sta scritta, in filigrana, la nostra identità profonda, viene a galla la verità dell’uomo perché «Nel rotolo del libro su di me è scritto».

Si giunge così alla preghiera (oratio) che suppone un’altra domanda “Che cosa dico a Dio a partire da questa Parola meditata nella mia vita?” È questo il momento nel quale, dopo aver ascoltato e meditato, si risponde a Dio nella preghiera che si esplicita in forme diverse, che vanno dalla richiesta di perdono, alla supplica, al ringraziamento.

L’approdo è la contemplazione (contemplatio), l’esperienza del lasciarsi abitare dalla Parola. È l’ultimo momento della lectio divina quando ci chiediamo: quale cambiamento della mente, del cuore e della vita ci propone il Signore? Rispondendo a questo interrogativo sarà possibile fondare l’actio, cioè il nostro agire concreto come gioiosa testimonianza di un incontro significativo. 

Se crediamo possibile questa esperienza per noi ci accorgeremo che sempre più che aprire la Bibbia non è solo leggere e ascoltare, ma gustare e assaporare parole talora amare, ma alla fine «più dolci del miele».

Giuseppe Casarin

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