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Nella nuova lettera dell'arcivescovo Lauro un inno alla forza generativa della gratuità e del dono

“Il dodicesimo cammello”: nuova Lettera del Vescovo mons. Lauro Tisi alla comunità trentina

Si intitola “Il dodicesimo cammello” la nuova Lettera del Vescovo Lauro alla comunità, distribuita questa mattina ai fedeli presenti in cattedrale per il pontificale di San Vigilio e allegata al prossimo numero di Vita Trentina, in uscita giovedì 28 giugno.

Percorsi: chiesa - mons. Lauro Tisi

Si intitola “Il dodicesimo cammello” la nuova Lettera del Vescovo Lauro alla comunità, distribuita questa mattina ai fedeli presenti in cattedrale per il pontificale di San Vigilio e allegata al prossimo numero di Vita Trentina, in uscita giovedì 28 giugno. “Il dodicesimo cammello” segue “Silenzio e attesa” (2016) e “La vita è bella” (2017).

"Il dodicesimo cammello", la nuova lettera alla comunità del vescovo Tisi - 2018

"Il dodicesimo cammello", la nuova lettera alla comunità del vescovo Tisi - 2018

L’esordio è affidato a una breve storia della tradizione araba (da cui prende spunto anche il titolo “Il dodicesimo cammello”), in cui si elogia la forza generativa del dono e della gratuità, a cui fa subito da contraltare, nella riflessione di monsignor Tisi, il dato allarmante sulle dipendenze da sostanze anche nei giovanissimi. Don Lauro invita però a prendere in esame la dipendenza più preoccupante: quella da se stessi: “Quanta fatica– rileva –  nel buttare lo sguardo fuori dal nostro ristretto orizzonte!”. “In questo mondo dell’utilità e della necessità, dove le prove di forza sono all’ordine del giorno, serve – argomenta l’Arcivescovo – una pedagogia della gratuità”.

In tal senso, Tisi attribuisce un ruolo fondamentale allo Spirito Santo, “password – spiega - di una santità che non odora di incenso, ma del profumo che esce dalla ‘porta accanto’ di donne e uomini che, inconsapevolmente, sono riflesso della presenza di Dio”.

Per questo “il linguaggio dell’umanità, bello e innovativo, più delle formule dottrinali o delle scenografie liturgiche, dovrebbe costituire l’habitat naturale della Chiesa”. Cita a tal proposito la testimonianza di genitori che hanno saputo vivere il dolore estremo della perdita di un figlio, facendone memoria attiva in chiave solidale: “Non solo – si legge nel testo – essi vivono con grande dignitàla loro incommensurabile sofferenza, ma la sanno trasformare in fonte di vita. Loro sono il vero monumento alla forza della gratuità e del dono”.

“Il bene comune – è un passaggio conclusivo della Lettera –pur richiedendo condizioni politiche ed economiche favorevoli, non si realizza se pensato come un obiettivo estrinseco. Si attua, infatti, solo nel momento in cui matura una consapevolezza: se il bene è di tutti è anche mio; se è solo mio, in verità non è di nessuno”.

“Il dodicesimo cammello”: nuova Lettera del Vescovo mons. Lauro Tisi alla comunità trentina
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