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L’Arcivescovo

“La forza è nel perdono”

A braccio, quasi tutto d’un fiato, l’appassionato intervento dell’Arcivescovo, due volte ripreso da Mattarella: “Sulle macerie della guerra, mentre in Europa si alzava il grido ‘dov’era Dio ad Auschwitz?’ Chiara – ha esordito don Lauro – toglie Dio dal banco degli imputati, scopre che ad Auschwitz si era smarrito l’uomo, non Dio. Rilegge in modo assolutamente unico la morte del Signore andando bene oltre le categorie teologiche del tempo e scopre che il Dio dei cristiani non ferisce ma è ferito, non colpisce, non alza la mano, prende su di sé il dolore del mondo. La rivelazione meravigliosa del Cristo abbandonato è che la forza dell’uomo si chiama perdono, abbraccio del nemico e che la vita passa per il far esistere l’altro, nel momento in cui ti faccio esistere io respiro e quando voglio esistere da solo mi do la morte”

Parole chiave: Territorio (20564)

A braccio, quasi tutto d’un fiato, l’appassionato intervento dell’Arcivescovo, due volte ripreso da Mattarella: Sulle macerie della guerra, mentre in Europa si alzava il grido ‘dov’era Dio ad Auschwitz?’ Chiara – ha esordito don Lauro – toglie Dio dal banco degli imputati, scopre che ad Auschwitz si era smarrito l’uomo, non Dio. Rilegge in modo assolutamente unico la morte del Signore andando bene oltre le categorie teologiche del tempo e scopre che il Dio dei cristiani non ferisce ma è ferito, non colpisce, non alza la mano, prende su di sé il dolore del mondo. La rivelazione meravigliosa del Cristo abbandonato è che la forza dell’uomo si chiama perdono, abbraccio del nemico e che la vita passa per il far esistere l’altro, nel momento in cui ti faccio esistere io respiro e quando voglio esistere da solo mi do la morte”. “E’ un messaggio – continua don Lauro – di un’attualità sorprendente per quest’Europa che ha smarrito la gioia di scoprire l’altro come promessa, come regalo, opportunità e sta scrivendo una storia di solitudine fatta di individui che si arrotolano su di sé e pensano che la libertà passi per avere come unico riferimento la propria voce, il proprio gesto, il proprio pensiero. La provocazione del Cristo abbandonato va ben oltre i confini dei credenti: vuoi la vita, fa’ vivere! Vuoi conoscere la gioia, scopri che l’altro è la tua libertà e, quando pensi che la debolezza sia nel perdonare, fermati: chi perdona è l’uomo super-libero, non c’è alternativa per riscattare il mondo dalla morte e dalla distruzione. Per fortuna a tutte le latitudini si alzano uomini e donne che credono in questa prospettiva e grazie a loro il mondo non sprofonda”. 

Questa donna varca in confini della religione cristiana, appartiene al mondo. Il Dio dei cristiani non è un Dio del ghetto che chiude, ma Dio che apre e dice:  va’, incontra, perdona, abbraccia e vivrai! Questa è l’attualità di Chiara. Buon viaggio alla Chiesa di Trento e all’umanità!”.  Monsignor Tisi ha infine ringraziato il suo predecessore “il vescovo Carlo De Ferrari che in quel contesto, mentre molti volevano soffocare le novità di Chiara, colse ‘il dito di Dio’ nella spiritualità di Chiara Lubich e se oggi il carisma abbraccia l’intera umanità lo dobbiamo a questo vescovo, che lo ha protetto”

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