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IL DOCUMENTO – PER L'AMICO DON CHIOCCHETTI SCRISSE UN TESTO POETICO

Quel dono di don Mario

Alla vigilia della festa diocesana un'altra testimonianza su padre Mario Borzaga: quando regalò una poesia al confratello don Valentino.

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Mario Borzaga tra i coscritti in Seminario

Alla vigilia della festa diocesana un'altra testimonianza su padre Mario Borzaga: quando regalò una poesia al confratello don Valentino

Fra le varie testimonianze uscite in questi mesi dopo la beatificazione di padre Borzaga (si veda anche l'inserto di VT n.15), ecco quella inviata al nostro settimanale da don Valentino Chiocchetti, condiscepolo, coetaneo e amico di p. Mario, in particolare per la comune passione per la musica. La pubblichiamo volentieri perchè documenta l’aspetto umano della personalità di p. Mario negli ultimi mesi trascorsi con i compagni.

Nell’anno 1952 si stavano facendo grandi lavori per l’ampliamento e la sopraelevazione del Seminario; noi di prima teologia eravamo stati raggruppati, per lo studio e la scuola, nell’aula magna. Eravamo 51 in quella classe, compresi 9 seminaristi della provincia di Bolzano. Ai primi di marzo siamo stati mandati a casa, per poi essere chiamati a riprendere almeno in parte l’anno scolastico durante l’estate nel seminario del Tirolo a Merano. Ai primi di febbraio noi del ‘32 abbiamo festeggiato la coscrizione (nella foto).

Qualche giorno più tardi, in occasione della festa di s. Valentino, p. Mario, che stava nel banco davanti a me, mi ha passato un foglio, che conservo come una reliquia, con una poesia su San Valentino, così, semplicemente, senza darmene spiegazione. È il gesto dell’amicizia che non ha bisogno di tante parole. L’amico ha la gioia di lasciare ai suoi amici, prima di partire, un dono che lo ricordi. Io ho considerato questa poesia un dono e un saluto, e l’ho sempre tenuta nel mio breviario al termine delle ore, quasi per chiudere la giornata insieme con lui. Nel 1996, al momento della raccolta dei ricordi di p. Mario, avevo segnalato l’esistenza di questa poesia, ma forse sembrava di poca importanza, avulsa dal contesto di altre testimonianze.

Nei giorni precedenti la beatificazione, ho sentito la necessità di rileggere ancora una volta quel testo che forse conteneva un significato più profondo; ho notato che il poeta metteva in risalto una forte delusione nel dover constatare che la natura insisteva nel prolungare il duro inverno: “San Valentino di verde e rovo eri vestito negli anni passati, ma per quest’anno hai un manto nuovo, di pioggia e neve, colori gelati”; e proseguiva: “ma se gentile, legger leggera a noi verrà col suo cestino di viole e fiori, la primavera, ti chiamerò ancora san Valentino”. In questo pensiero finale è auspicata la speranza di poter passare dalla situazione dura e difficile ad una realtà di sollievo e di fiducia.

A quel tempo io mi trovavo davvero in una situazione di difficoltà: ero l’unico in tutta classe a non avere più la mamma, e per di più era già morta anche la mia sorella maggiore in attesa di un bambino. Avevo anche dei limiti notevoli a causa del mio temperamento eccessivamente timido e impacciato che non mi permetteva di agire e di esprimermi come avrei voluto. Io credo che siano stati questi i motivi che hanno suggerito a p. Mario, l’opportunità di aiutarmi da vero amico, donandomi attraverso questa poesia, un messaggio di speranza, di incoraggiamento e di fiducia.

Più tardi, anche lui avrà bisogno di molta speranza, di coraggio e di fiducia per riuscire a confermare la volontà di vivere fino al sacrificio le fatiche, le delusioni e le sofferenze della dura realtà della Missione che lo avevano messo in crisi. In questa lotta, prostrato da uno stato di depressione che gli faceva pensare che era tutto inutile, senza scopo, c’è tutta la grandezza della fede del missionario che passerà indenne e vittorioso attraverso il Getsemani della sua vita. Dopo quella crisi lui si sentirà diverso, più maturo, e cambierà anche lo spirito che anima il suo diario.

Quanto a me, il Signore mi ha donato una missione di cura d’anime intensa, e lunga 56 anni. I superiori mi hanno mandato in situazioni inizialmente piuttosto difficili, dove era necessario aver coraggio e lavorare con molta pazienza. In val di Fiemme, ho dovuto prender parte in prima persona alle grandi tragedie di quegli anni, Cermis e Stava, oltre a dover condividere le sofferenze di tante famiglie, private di loro figli. In queste tristi realtà e in molte altre circostanze, mi sono sentito veramente guidato dal Signore: ora sono sempre più convinto che può averlo fatto anche e soprattutto per l’intercessione di p. Mario.

Quel dono di don Mario
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