Chiesa
stampa

Dopo il richiamo del Papa si rilancia l’esigenza di una pastorale più attenta al contributo femminile: ne parla un libro

Quelle del piano di sotto

E’ ancora una “relazione che non funzione” quella fra la Chiesa e le donne: lo confermano e in parte lo spiegano “dall’interno” alcune voci femminili nell’inedita inchiesta della ventiseienne Ilaria Beretta.

Parole chiave: Territorio (20198)

E’ ancora una “relazione che non funzione” quella fra la Chiesa e le donne: lo confermano e in parte lo spiegano “dall’interno” alcune voci femminili nell’inedita inchiesta della ventiseienne Ilaria Beretta

Un'immagine non solo simbolica colta da Gianni Zotta a Valsorda

Una questione antica che appare talvolta scontata, uno sguardo nuovo e curioso, anzi molto giovane. Il tema “ruolo delle donne nella Chiesa oggi” esce dai freddi saggi ecclesiologici e dai tiepidi auspici pastorali per farsi problema scottante nell’inchiesta di Ilaria Beretta, 26 anni, giornalista professionista freelance. Ha realizzato per Ancora Editrice un corrosivo saggio dal titolo “Quello che le donne non dicono” per dare voce a tante donne “normali” che spesso rappresentano il corpo più vitale della comunità cristiana (la catechista, la prof di religione, la suora, la psicologa, l’ex monaca, l’operatrice della carità…) ma che quasi mai vengono però interpellate a proposito.

Ne è uscito un libro provocatorio e propositivo, apprezzato nelle prime presentazioni (a Trento l’autrice sarà sabato prossimo 18 gennaio) anche per la sua giovane firma: “A molti è parso interessante che una ragazza di 26 anni s’interessasse senza pregiudizi e con passione a questo tema che invece sembra spesso già esaurito dagli addetti ai lavori”, confida Ilaria Beretta.

Merita raccoglierne alcuni spunti e rilanciarli in chiave trentina non solo per l’uscita di Papa Francesco il primo gennaio (vedi sotto) o l’imminente anniversario della “profetica” Chiara Lubich, ma anche per l’insostituibile contributo alla nostra realtà ecclesiale dato dalle donne, come ha riconosciuto recentemente l’Arcivescovo Lauro: “Anche nella Chiesa – ha detto in novembre premiando le imprenditrici agricole – dobbiamo ancora fare molto per valorizzare il genio femminile”.

Quello che NON VA

Già nel 1987 si era tenuto a Trento un convegno sul tema (con uno splendido intervento di Sitia Sassudelli riportato lo scorso 8 marzo da Vita Trentina) e sono passati più di 30 anni dalla lettera “Mulieris Dignitatem” di Papa Wojtyla con relative iniziative. Eppure, ancora molto non va. E’ “una relazione che non funziona” quella fra le donne e la Chiesa, una questione irrisolta. Come emerge dalle voci libere e coraggiose delle 16 donne interpellate da Beretta “gli uomini di Chiesa anbcora oggi in Italia, nell’era delle pari opportunità, sembrano non avere alcuna intenzione di condividere con la cosiddetta “altra metà del cielo” il prestigio del sapere e l’autorità della decisione. Un esempio? “I catechisti – risponde Beretta con i dati più freschi - in Italia l’80 per cento è donna. Eppure, che siano religiose impegnate in parrocchia, laiche attive negli oratori o docenti negli istituti teologici, nella pratica delle realtà ecclesiali si scontrano quotidianamente con difficoltà, incomprensioni, ostacoli, rifiuti, disparità di trattamento”.

Non pensate di trovare nel libro rivendicazioni di sapore sindacali, da “quote rosa” in sacrestia. Anzi, si criticano gli accenti di un certo “femminismo cristiano” che in passato non ha giovato alla causa perché improntato ad una logica ideologicamente “barricadera” (“che fa pensare ad un desiderio di estromettere il machile”), invece che ad una sana ed evangelica reciprocità.

Attenti al clericalismo

Eppure le 18 voci di “quelle del piano di sotto” - per dire la visione “dal basso” e non dall’alto delle cattedre accademiche - confermano che “sopravvive ancora molto clericalismo che soffoca le donne”, peraltro già denunciato in più occasioni Papa Francesco. Non solo il clericalismo dei preti, ma anche quello degli stessi laici maschi ai quali viene comoda l’eticheta della donna cristiana esclusivamente come donna, mamma o/e religiosa. “Le donne non si sentono considerate adulte nella Chiesa – è il bilancio sofferto di un’esperienza – ovvero soggetti, attivi, responsabili, portatori unici non solo di idee ma anche di capacità di realizzarle”. Molte delle intervistate ritengono “non più sopportabile” che a molti livelli nella Chiesa siano sempre gli uomini a prendere le decisioni, mentre la disponibilitù femminile viene spesso trascurata per timore o pregiudizi. Al contrario si ritiene che alcuni ruoli – come quello catechistico ed educativo – siano solo dovere delle donne, favorendo così una distinzione troppo rigida.

Dalle “storie” raccolte nel libro – sia quelle più sofferte di subalternità subìta, sia quelle felici di una collaborazione quotidiana – emerge l’esigenza di far crescere proprio “dal basso” relazioni più “evangeliche” nella pastorale. Un cammino che passa dalla formazione dei ragazzi, dalla messa in discussione del “si è sempre fatto così”, da un rispetto della dignità, prima ancora che del “genio” della donna. Si raccontano alcuni tentativi anche molto positive (come quella del “Consiglio rosa”, organismo stabile creato da un vescovo italiano per avere un confronto con le laiche impegnate in diocesi) e si individuano percorsi di collaborazione obbligata e matura, immaginando un futuro in cui la Chiesa sarà comunque più...rosa. Più che da poche voci arrabbiate, viene dal basso, dalla “maggioranza silenziosa”, quel cambiamento graduale ma inarrestabile che dovrà portare le donne ad avere maggiore ascolto e maggiore responsabilità. Ne riparleremo.

Quelle del piano di sotto
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Non sei abilitato alla visualizzaizone del commento.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento