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L’anniversario – Nel 40° di attività in regione la Comunità rilancia la sua missione. Con il grazie dell’Arcivescovo

Quelli del Murialdo

La Comunità Murialdo ha festeggiato i quarant’anni di presenza nella nostra regione. A nome della città il sindaco Alessandro Andreatta ha evidenziato il valore profetico di quei primi anni. “Uomini e donne del Murialdo, la Chiesa trentina vi deve dire grazie” ha detto l’Arcivescovo rivolgendosi ai giuseppini che ora si assumeranno l’oratorio di Lavis al posto dei Canossiani.

Parole chiave: Territorio (19852)

“Fare e tacere”, raccomandava Leonardo Murialdo, grande santo che scelse i più piccoli e i più poveri nell’Ottocente piemontese. Non sarebbe stato giusto però per la Comunità Murialdo passare sotto silenzio i quarant’anni di presenza nella nostra regione.

Martedì 12 novembre, senza autocelebrarsi, ha espresso un ringraziamento al Signore e al territorio trentino, perfino nei simboli portati all’altare del Santissimo: una tovaglia che richiama il quotidiano e l’atmosfera familiare, un’opera d’arte in cui s’intrecciano le varie relazioni, il girasole dell’accompagnamento ai minori da parte degli educatori, le ali di farfalle (un tempo bruchi) protese verso nuovi voli e nuove opportunità. A raccontare come questi valori ispirati dai padri e dai fratelli Giuseppini del Murialdo sono saliti al microfonoi Chiara e Matteo, Veronica, Valeria e altre voci di quei genitori e laici che da volontari e operatori hanno creduto in questo contagioso carisma evangelico.

Tanto da far lievitare in numerose case-famiglia e nei centri diurni in tutta la regione uno stile controcorrente che si è propagato, verrebbe da dire, di generazione in generazione: alla festa erano presenti anche i figli dei primi genitori “accoglienti”.

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Ma il Murialdo non è una realtà del passato perché – come si coglie anche nel rinnovato sito – le attività ora diffuse a Trento, Vallagarina, Alto Garda, Valle dei Laghi e del Chiese e (presto) Lavis, nonché a Laives e in altri centri dell’Alto Adige, coinvolgono 296 persone tra operatori e volontari, raggiungono 1495 ragazzi e bambini, danno anima a 261 famiglie. E tanti cantieri d’inserimento sociale e anche lavorativo come l’ormai lanciato centro di socializzazione presso Villa Rizzi in quel di Sardagna da dove escono tisane ed erbe officinali ormai ricercate. Con l’obiettivo di “fare il bene e farlo bene”, come dice lo slogan murialdino che sintetizza la fedeltà al carisma ma anche la tensione continua a rispondere in modo nuovo a bisogni sempre nuovi. Lo hanno ricordato la direttrice Claudia Prosser, il presidente Paolo Rebecchi e il responsabile dei religiosi padre Marco Demattè che ha guidato la celebrazione alla presenza dell’Arcivescovo insieme ai confratelli arrivati a più riprese in riva all’Adige.

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Per tutti ha parlato padre Guglielmo Cestonaro che insieme a padre Nereo Tomasi e Paolo Pattarello e stato il dinamico fondatore (poi parroco a Milano al fianco dei cardinali Martini e Tettamanzi); padre Willy – come lo chiamavano i raqazzi - ha ripercorso con commozione l’animazione dentro l’oratorio del Duomo (“una comunità senza oratorio è come una famiglia senza figli”, ripeteva allora) e poi la scelta – su invito del vescovo ma anche degli enti pubblici – di dedicarsi nella casa di via Endrici ai minori in stato di difficoltà. Assieme a lui i volti dei primi ragazzi, Marietto e tanti altri, che ancora oggi si fanno vivi per ringraziare per aver trovato con “quelli del Murialdo” una nuova direzione alla propria vita.

A nome della città il sindaco Alessandro Andreatta ha evidenziato il valore profetico di quei primi anni (“era un’impresa coraggiosa la partenza in quell’8 dicembre 1979”, ha ricordato, da testimone diretto) ma anche la capacità di “fare rete” sul territorio, richiamando l’ente pubblico ad un’attenzione qualificata e non assistenzialistica alla realtà dei minori. Un dialogo con le istituzioni ribadito dall’assessore provinciale Stefania Segnana, che ha riconosciuto l’attualità del supporto alle famiglie più fragili, e testimoniato da molti operatori sociali che hanno voluto “esserci” anche al rinfresco murialdino in Seminario.

“Uomini e donne del Murialdo, la Chiesa trentina vi deve dire grazie” ha esclamato l’Arcivescovo rivolgendosi ai giuseppini (in particolare a padre Rino Cozza, già vicario per la vita religiosa) che ora si assumeranno l’oratorio di Lavis al posto dei Canossiani. Ha ritrovato nel loro stile il valore evangelico della gratuità, una dimensione esigente e radicale che oggi però diventa testimonianza per tutti: “Il rischio del nostro tempo – ha ricordato l’Arcivescovo – è far prevalere la struttura burocratica sulla motivazione interiore e voi ci richiamate il volto della gratuità di Dio”. Don Lauro ha portato poi tutti a ripensare ai volti di tanti giovani e ragazzi che hanno bisogno “non tanto di strutture” ma “di uomini e donne che accendano la speranza”.

Quelli del Murialdo
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