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“Frati fra la gente” sull’esempio di San Francesco

“Sora nostra morte” a casa dei Cappuccini

E’ stato recitato sommessamente il cantico di frate sole martedì sera nei conventi cappuccini di tutto il Nordest d’Italia, con la lode anche “per sora nostra morte corporale” e la beatitudine di “quelli kè trovarà ne le tue santissime voluntati”. E’ stata la commossa preghiera in suffragio di tre generosi frati colpiti dal coronavirus, alla quale si sono uniti i cappuccini di tutt’Italia e anche la Chiesa trentina riconoscente.

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Tre generosi frati colpiti dal coronavirus: la preghiera funebre in convento, le loro storie coraggiose

E’ stato recitato sommessamente il cantico di frate sole martedì sera nei conventi cappuccini di tutto il Nordest d’Italia, con la lode anche “per sora nostra morte corporale” e la beatitudine di “quelli kè trovarà ne le tue santissime voluntati”. E’ stata la commossa preghiera in suffragio di tre generosi frati colpiti dal coronavirus, alla quale si sono uniti i cappuccini di tutt’Italia e anche la Chiesa trentina riconoscente: “Voglio abbracciare fraternamente la famiglia cappuccina, in questi giorni così duramente provata – ha scritto l’Arcivescovo Lauro – è una sofferenza che tocca tutta la nostra comunità diocesana”. Ed il superiore di Trento, fra Massimo Lorandini, pure contagiato, non ha mai smesso di incoraggiare i confratelli di Trento e di Rovereto e i numerosi volontari della Mensa della Provvidenza: “I nostri fratelli ora ci stanno guardando dal cielo e pregano per noi”. Ma ecco alcune note con cui gli stessi cappuccini hanno ricordato le tre vittime.

L’operoso fratel Gianpietro

Era nato a Motta di Livenza e cresciuto ad Azzano Veneto (Ve) fratel Gianpietro Vignandel, morto il 21 marzo a soli 46 anni. Aveva lasciato la fraternità del Redentore di Venezia per venire a Trento tre anni fa a coordinare la Mensa della Provvidenza insieme a fra Massimo, diventando presto un gioioso e umile punto di riferimento per tanti volontari che lo chiamavano frate Tuck. “Un uomo di Dio, fraterno e buono – ha scritto mons. Tisi – in lui abbiamo visto concretizzarsi il Vangelo degli ultimi”. I confratelli lo ricordano come “un frate attento e vicino alle persone, con uno sguardo formativo concreto e benevolo, sempre puntuale e capace di cogliere il cuore dei giovani”. Ha scritto da Milano il ministro provinciale: “Ho avuto la grazia di conoscere in Gianpietro un frate che mai si tirava indietro nel lavoro, nel servizio, nella condivisione fraterna, che sapeva anche con discrezione sostenere chi faceva più fatica. Un uomo fedele alla preghiera e a ogni gesto e momento proposto dalla fraternità, capace di consiglio e di discernimento, attento anche alle necessarie mediazioni della vita fraterna”. Alla Mensa di via della Cervara, dove in questi giorni è proseguita la distribuzione dei viveri da asporto, si troveranno i modi, a emergenza finita, per valorizzarne ancora il messaggio di fede e di umanità.

Fra Bernardo, 52 anni in Mozambico

Aveva 89 anni padre Bernardo Maines, noneso di Termon, pure ucciso dal coronavirus il 21 marzo. A 5 anni aveva perso la mamma a causa dell’epidemia di tifo e le due sorelle maggiori hanno pure scelto la vita religiosa, Figlie del Sacro Cuore di Gesù.

Da ragazzo era stato cresciuto nell’Opera Serafica diretta dai Cappuccini a Cognola, dove aveva conosciuto la giovane insegnante Chiara Lubich, entrando poi nel seminario dei Cappuccini; fece studi filosofici e divenne sacerdote nel 1955, realizzando subito il desiderio di partire per il Mozambico a condividere la vita e l’impegno degli altri missionari cappuccini. Vi rimase per ben 52 anni (“in alcuni luoghi fu anche il primo evangelizzatore”) attraversando le varie fasi, compresa la guerra fratricida che fece vittime anche fra i frati, della storia del popolo mozambicano. Si dedicava anche a servizi molto pratici (come il collegamento via radio fra i missionari) e assistenziali (in orfanotrofi e ospedaletti), ma soprattutto alla formazione, fondando una scuola teologica a Maputo. All’intraprendenza di Maines si devono anche la costruzione di un monastero di clarisse cappuccine e di una Scuola Agraria. Rientrato nel 2009 ha proseguito l’animazione missionaria in collaborazione col Centro Diocesano dando testimonianza di fiducia e e ottimismo che si nutriva di fede e carità.

Padre Feliciano, docente generoso

E’ morto il 23 marzo al convento di Rovereto, dove si sono registrati vari contaggi di coronavirus, il pinetano padre Feliciano Benvenuti, nato nel 1938 a San Mauro, frazione dell’altopiano. Entrò a 10 anni nel Seminario Serafico, fu ordinato sacerdote nel 1965 dopo aver compiuto studi di filosofia e teologia. Venne inviato a studiare a Roma dove ottenne la licenza in teologia alla Lateranense e poi in Pedagogia all’Antonianum. Studi che diedero a quest’uomo apprezzato dalla gente come testimone di pace, povertà e carità, una forte levatura culturale abbinata a una grande capacità di dialogo con tutti.

Primo incarico fu quello di insegnante e poi rettore del seminario di Mattarello, poi guardiano alla Cervara di Trento, anche insegnante all’Istituto Barelli di Levico, quindi guardiano in Primiero e per dieci anni a Trento nel servizio alla mensa e al dormitorio per immigrati. Quindi ancora al convento di Ala, Trento per approdare a Rovereto dove si rendeva disponibile nei servizi fraterni anche con il suo animo faceto, pronto alle battute, generosissimo ed ospitale.

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