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La Messa per i migranti nell'anniversario della visita a Lampedusa

Sui gradini della salvezza

Le parole di Papa Francesco alla Messa celebrata l'8 luglio nella basilica di San Pietro in occasione del sesto anniversario della visita di Bergoglio a Lampedusa. Presenti circa 250 persone, tra migranti e operatori.

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Papa Francesco alla Messa per i migranti: “Sono persone, non questioni sociali o migratorie”, e “oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”

Il Papa ha celebrato una Messa in San Pietro in occasione del 6° anniversario della visita a Lampedusa. - 8/7/2019 - (Foto Vatican Media/SIR)

Il Papa ha celebrato una Messa in San Pietro in occasione del 6° anniversario della visita a Lampedusa. - 8/7/2019 - (Foto Vatican Media/SIR)

“Sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie!”. Delle parole di Papa Francesco alla Messa per i migranti celebrata l'8 luglio nella basilica di San Pietro rimane un'esclamazione semplice, quasi banale, eppure mai scontata. A raccoglierla circa 250 persone, tra rifugiati e operatori, riuniti in occasione del sesto anniversario della visita di Bergoglio a Lampedusa, scelta come mèta del suo primo viaggio pastorale.

“Gesù rivela ai suoi discepoli la necessità di un’opzione preferenziale per gli ultimi, i quali devono essere messi al primo posto nell’esercizio della carità”. Sono tante le povertà di oggi, ha detto il Papa nell'omelia citando San Giovanni Paolo II: “I poveri, nelle molteplici dimensioni della povertà, sono gli oppressi, gli emarginati, gli anziani, gli ammalati, i piccoli, quanti vengono considerati e trattati come ‘ultimi’ nella società”.

“Salvezza” e “liberazione”, le due parole al centro dell’omelia, a partire dall’episodio biblico della scala di Giacobbe, simbolo del “collegamento tra il divino e l’umano”. La scala, per Francesco, “è allegoria dell’iniziativa divina che precede ogni movimento umano”: è “l’antitesi della torre di Babele, costruita dagli uomini che, con le proprie forze, volevano raggiungere il cielo per diventare Dèi”. In questo caso, invece, è Dio che “scende”: “è il Signore che si rivela, è Dio che salva. E l’Emmanuele, il Dio-con-noi, realizza la promessa di mutua appartenenza tra il Signore e l’umanità, nel segno di un amore incarnato e misericordioso che dona la vita in abbondanza”.

In questo anniversario della visita a Lampedusa, il pensiero del Papa va a quegli ‘ultimi’ “che ogni giorno gridano al Signore, chiedendo di essere liberati dai mali che li affliggono”. L’elenco di Francesco è ampio e dettagliato: “Sono gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea. Essi sono solo alcuni degli ultimi che Gesù ci chiede di amare e rialzare”.

“Purtroppo le periferie esistenziali delle nostre città sono densamente popolate di persone scartate, emarginate, oppresse, discriminate, abusate, sfruttate, abbandonate, povere e sofferenti”, ha proseguito. “Nello spirito delle Beatitudini siamo chiamati a consolare le loro afflizioni e offrire loro misericordia; a saziare la loro fame e sete di giustizia; a far sentire loro la paternità premurosa di Dio; a indicare loro il cammino per il Regno dei Cieli”.

“Sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie!” ha voluto ribadire il Papa nella parte finale dell’omelia. “Non si tratta solo di migranti!” - è anche il titolo del suo messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019, il prossimo 29 settembre - “nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane, e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”. Il Papa ha ripreso l’immagine della scala di Giacobbe, come simbolo dell’atteggiamento da assumere verso gli ultimi: “In Gesù Cristo il collegamento tra la terra e il Cielo è assicurato e accessibile a tutti. Ma salire i gradini di questa scala richiede impegno, fatica e grazia. I più deboli e vulnerabili devono essere aiutati. Mi piace allora pensare che potremmo essere noi quegli angeli che salgono e scendono, prendendo sottobraccio i piccoli, gli zoppi, gli ammalati, gli esclusi: gli ultimi, che altrimenti resterebbero indietro e vedrebbero solo le miserie della terra, senza scorgere già da ora qualche bagliore di Cielo”.

“Si tratta di una grande responsabilità, dalla quale nessuno si può esimere se vogliamo portare a compimento la missione di salvezza e liberazione alla quale il Signore stesso ci ha chiamato a collaborare”, l'appello di Francesco, che poi si è rivolto direttamente ai 250 migranti e operatori presenti in basilica: “So che molti di voi, che sono arrivati solo qualche mese fa, stanno già aiutando i fratelli e le sorelle che sono giunti in tempi più recenti. Voglio ringraziarvi per questo bellissimo segno di umanità, gratitudine e solidarietà”.

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