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La lettrice Claudia Perini risponde dalla val di Cembra al nostro invito

“La mia leggenda nel ricordo del nonno”

Il nostro invito a indicare quale sia, tra le innumerevoli leggende del Trentino, quella ritenuta più cara o significativa è stato raccolto da Claudia Perini che da Grumes Altavalle ci invia la sua leggenda preferita.

Parole chiave: leggende (18), val di Cembra (21), Mauro Neri (12)

La sua leggenda preferita parla dei “cavezai”, figure fantastiche che si credeva esistessero in valle

Val di Cembra - I caratteristici terrazzamenti dove cresce il vitigno del Müller Thurgau. - 2013 -

Val di Cembra - I caratteristici terrazzamenti dove cresce il vitigno del Müller Thurgau. - 2013 -

Dalle orme di drago nella caverna di San Gottardo a Mezzocorona al laghetto Pisorno infestato da spiriti maligni, dalla giovane Fiore tramutata in mughetto sui prati della Vallarsa alla coraggiosa Orsola che parte alla ricerca del fuso smarrito, fino ai regni sotterranei i cui segreti invano gli umani si affannano a svelare… sono le leggende che il geologo Marco Avanzini, l’attrice e autrice Loredana Cont, il burattinaio Luciano Gottardi, il cantautore Candirù, l’illustratore Andrea Foches hanno indicato come loro preferite rispondendo alla richiesta del nostro settimanale, sul numero 45/2019.

Il nostro invito a indicare quale sia, tra le innumerevoli leggende del Trentino – lo scrittore Mauro Neri ne ha raccolte mille… e una suddividendole per aree geografiche e temi ispiratori nel libro pubblicato dall’Athesia col titolo “Mille e una leggenda del Trentino” - la leggenda ritenuta più cara o significativa è stato raccolto anche dai nostri lettori.

Da Grumes Altavalle la signora Claudia Perini ci invia la sua leggenda preferita, che risponde appieno alle caratteristiche del genere, come le ha ben riassunte su queste pagine proprio Mauro Neri: per essere definito leggenda un racconto deve partire da un nucleo di verità - “un evento imprevisto e dalle cause ignote, ad esempio, oppure un'improvvisa pestilenza, il rinvenimento di un'inspiegabile bizzarria della natura come una buca di ghiaccio o un’erosione dalle forme strane…”, esemplificava Neri - e “ci disegna attorno una trama di fantasia”.

La leggenda preferita da Claudia Perini parla dei “cavezai”, figure fantastiche che si credeva esistessero in valle di Cembra e dei quali tutti, nei paesi della valle, conoscevano l’esistenza, come ricorda Roberto Bazzanella nel suo libro “Leggende e racconti nella storia di Sover”, al cui testo la nostra lettrice fa riferimento nel riassumerci la vicenda.

In breve, c’era un maso in val di Cembra i cui abitanti – padre, madre, due figlie, un figlio - non erano molto religiosi, erano benestanti e non si preoccupavano delle cose di Dio. Un giorno il padrone del maso incontra il parroco. Questi lo mette in guardia dal pericolo dei terribili “cavezai”, esseri dalle sembianze umane, tranne che per i piedi di mulo, e in apparenza gentili. Così li descrive Bazzanella: “Essi erano mezzi uomini e mezze bestie, erano molto garbati, ma poi erano in grado di di divorare tutto il bestiame, distruggere la cucina, o magari rubare i bambini e portarseli via nel bosco e mangiarli. A sera, dall'Ave Maria fino all'alba, tutti chiudevano sempre le porte ed era usanza appendere all'esterno sulla porta una croce di legno o di ferro per tenere lontano i cavezai”.

Ma l’uomo non si preoccupa alle parole del curato. Una sera alla porta del maso arriva tre stranieri, affabili, gentili. Chiedono di entrare per mangiare qualcosa. La figlia, per raccogliere un ago cadutole per terra, si accorge di qualcosa di strano: i tre hanno zoccoli di asino al posto dei piedi. Di nascosto avvisa il padre, che fa uscire i tre con una scusa. Poi la famigliola si barrica in casa, dopo aver appeso all’esterno, sull’uscio, una croce. I tre “gentiluomini” tornano, trovano la porta sbarrata, si arrabbiano, urlano, ma non possono entrare e se ne devono andare scornati. Il padre, tirato un gransospiro, disse: Da domattina a Messa tutti i giorni”, conclude il racconto Bazzanella.

“Mio nonno mi raccontava sempre le storie dei ‘cavezai’ - conclude Claudia Perini – e quegli uomini con i piedi da mulo mi incutevano sempre un po' di paura. Ma il racconto mi piaceva lo stesso. E questa leggenda oggi miè particolarmente cara proprio perchè mi ricorda mio nonno”.

“La mia leggenda nel ricordo del nonno”
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