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IL TEMA – Una ricerca sul patrimonio trentino curata da Mauro Neri

Mille e ancora mille, viaggio nelle leggende trentine

Le leggende trentine hanno la lavoro “enciclopedia”, la loro mappa geografica. Mauro Neri, scrittore affermato (oltre 250 titoli) e già redattore di Vita Trentina, ha raccolto le leggende trentine suddivise per aree geografiche e temi ispiratori nel volume ora pubblicato da Athesia col titolo “Mille e una leggenda del Trentino”. L’invito al lettore, di scrivere la “sua” leggenda, sottolinea l’origine popolare e mai finita dei racconti. Può essere anche l’occasione per un bilancio sui testi più famosi e significativi, di cui parliamo in questa intervista.

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Leggende trentine: parla lo scrittore Mauro Neri che ha curato la la riedizione di un migliaio di leggende di tutte le valli del Trentino

Il burattinaio Luciano Gottardi anima il Salvanèl al Parco dei mestieri della montagna. Foto Gianni Zotta

Il burattinaio Luciano Gottardi anima il Salvanèl al Parco dei mestieri della montagna. Foto Gianni Zotta

Le leggende trentine hanno la loro “enciclopedia”, la loro mappa geografica. A 40 anni esatti dalla ricerca dell’indimenticabile Giovanna Borzaga su “Le più belle leggende del Trentino”, esce in forma completa il lavoro di ricerca di Mauro Neri, scrittore affermato (oltre 250 titoli) e già redattore di Vita Trentina, che indaga da oltre 30 anni nell’immaginario popolare. Neri ha raccolto le leggende trentine suddivise per aree geografiche e temi ispiratori nel volume ora pubblicato da Athesia col titolo “Mille e una leggenda del Trentino”. L’invito al lettore, di scrivere la “sua” leggenda, sottolinea l’origine popolare e mai finita dei racconti. Può essere anche l’occasione per un bilancio sui testi più famosi e significativi, di cui parliamo in questa intervista.

Lo scrittore Mauro Neri. Foto Gianni Zotta

Lo scrittore Mauro Neri. Foto Gianni Zotta

Mauro Neri, questa pubblicazione che riassume un lavoro ultra decennale, ha un titolo sorprendente. Ma sono proprio così tante, un migliaio, le leggende trentine?

Io penso che tutti i territori – ad esempio dell'arco alpino – abbiano in passato prodotto la stessa quantità della medesima qualità di leggende, solo che nei territori che un tempo facevano parte dell'impero austroungarico (tra i quali il Trentino) l'alfabetizzazione diffusa anche nelle classi meno abbienti ha prodotto una quantità enorme di "testimoni" che quelle leggende le hanno conservate e tramandate. La mia ricerca (alla quale ha collaborato anche Silvia Vernaccini) ha raccolto quasi 1.500 antiche storie trentine, dalle quali ho scelto le mille di questa pubblicazione.

Facciamo chiarezza: che cosa deve avere un racconto per essere definito leggenda?

A differenza della fiaba, ad esempio, la leggenda parte da un nucleo di verità (un evento imprevisto e dalle cause ignote, ad esempio, oppure un'improvvisa pestilenza, il rinvenimento di un' inspiegabile bizzarria della natura come una buca di ghiaccio o una erosione dalle forme strane…) e ci disegna attorno una trama di fantasia.

Quali sono state le fonti della sua ricerca e a quali autori precedenti si sente più debitore?

Innanzitutto sono grato alle decine e decine di anziani valligiani ai quali, negli anni Settanta, quando giravo per imbastire i servizi per Vita Trentina, chiedevo notizie di vecchie storie. Ne ho raccolte così un centinaio. Le altre sono frutto di ricerche bibliografiche (anche qui con l'aiuto prezioso di Silvia): Giacomo Roberti, che nell'Ottocento pubblicò i riferimenti bibliografici di 500 leggende trentine mi è stato di grande aiuto, ma anche Borzaga, Šebesta, Bolognini, per citarne solo alcuni.

Lei definisce la leggenda come una fotografia, perché?

Come una vecchia fotografia che troviamo in soffitta, la leggenda non ci dice tutto del passato, ma ci offre la possibilità di investigarne i particolari per individuare i protagonisti, la cornice, la trama. Poi, quella vecchia foto in bianco e nero viene dipinta e colorata dalla nostra fantasia ed ecco nascere questi racconti ancor oggi godibilissimi.

E' possibile fra i tanti filoni tematici delle leggende (racconti storici, romantici, rurali, castellani…) riconoscere un'origine comune o diffusa per le leggende trentine?

La leggenda era il rifugio preferito delle classi più umili e vessate per difendersi in qualche modo da un potere spesso sordo e crudele. Ma era anche un modo per dare risposta ai misteri di una Natura spesso maligna e così nascevano i mostri, i diavoli, gli stregoni…

Cos'hanno di tipicamente trentino le leggende trentino?

La leggenda (assieme alla fiaba) era uno dei pochi strumenti "educativi" e "formativi" che gli adulti possedevano per trasmettere ai giovani i valori della società dell'epoca. Grattando infatti la superficie "fantasiosa" ecco spesso emergere la necessità di rispettare gli anziani, di obbedire ai genitori, di guardarsi dagli estranei, di condurre una vita morigerata…

San Romedio e l'orso

San Romedio e l'orso

La dimensione religiosa quanto e come è presente nel corpus delle leggende trentine?

Una religiosità semplice e genuina è il tratto più delicato di questa raccolta, dalla quale emerge anche il desiderio di essere "protagonisti in prima fila" delle storie sante che accompagnano il cristianesimo… ed ecco allora che la Sacra Famiglia sfugge ai soldati di Erode rifugiandosi sulle rive del lago di Caldonazzo, ecco che Giorgio, prima di diventar santo, va a lavorare come contadino nei campi del Lomaso… Non solo. Se i muri affrescati delle chiese erano le "bibbie che insegnavano ai poveri le Sacre Scritture", le leggende diventavano le "parole" di quei disegni, traducendo in racconti le figure sante che indicavano la strada verso la salvezza. Arte e parola, insomma, al servizio del bene delle anime.

A chi è destinato questo suo ultimo libro, forse "il libro" di Mauro Neri? Le leggende trentine possono "aiutare" ancora i nostri docenti o i nostri educatori?

Tra i molti per i quali io ho pensato a questa raccolta (gli storici, gli insegnanti, i curiosi di Trentino…) ci sono in primo luogo i genitori, gli zii e i nonni: sarebbe bello se in famiglia si recuperasse l'abitudine di raccontare una storia al giorno ai propri figli/nipoti… Nelle scuole, poi, questa raccolta può costituire il punto di partenza per molte ricerche e per affrontare molti temi curriculari. Anche qui, però, è necessario che gli insegnanti si lascino guidare anche dalla loro "fantasia"!

Quale ritiene essere la leggenda più cara ai trentini? e a lei?

Se dovessi rispondere sui due piedi, direi che la leggenda più conosciuta in assoluto è quella dell'orso di San Romedio. Se invece dovessi rispondere per me non avrei che l'imbarazzo della scelta, ma alla fine "vincerebbe" di sicuro la leggenda fassana di Donna Kelina e Cianbolpìn, seguita a brevissima distanza da quella di Ortnit, Re del Garda.

Potranno nascere ancora nuove leggende?

Potrebbe sembrare un azzardo, ma io penso che alcune delle fake news che girano oggi sui social hanno i numeri per diventare, un giorno, le leggende all'alba del Tremila. Spetterà però a qualcun altro impegnarsi nella loro ricerca e raccolta!

Mille e ancora mille, viaggio nelle leggende trentine
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