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Alla vigilia di Medita, fiera degli editori trentini, facciamo il punto sullo stato di salute dell’editoria italiana con Isabella Ferretti, fondatrice della casa editrice 66th and 2nd

Fare libri, passione e mestiere

Alla vigilia di Medita, fiera degli editori trentini (Trento, 22-24 settembre 2017), facciamo il punto sullo stato di salute dell’editoria italiana con Isabella Ferretti, fondatrice della casa editrice 66th and 2nd.

Parole chiave: editoria (146), libri (1717), lettori (5)

“In Trentino c’è un ‘tessuto’ letterario molto forte, con il quale si lavora bene”

Immersa nella lettura di un bel libro.

Immersa nella lettura di un bel libro.

Dopo alcuni anni passati tra Stati Uniti e Gran Bretagna (studi alla Columbia University di New York, avvocato di formazione, lavori nel settore finanziario) ha fatto ritorno in Italia e a Roma ha fondato, insieme a Tommaso Cenci, la casa editrice “66th and 2nd” (che altro non è che l’incrocio tra la Sessantaseiesima street e la Seconda avenue, a Manhattan, dove è nato il primo nucleo del progetto) che guarda con particolare attenzione alla letteratura anglo-americana, ma non trascura quella italiana e sportiva. Era il 2008.

Isabella Ferretti conosce bene il Trentino. Diverse le presentazioni e le promozioni di alcuni titoli del catalogo alla libreria Arcadia di Rovereto e alla Piccola libreria di Levico Terme.

“Quando rientrai in Italia – ricorda l’editrice - trovai un Paese in difficoltà, per quanto in evoluzione, incapace di investire in cultura. Erano i tempi in cui si diceva che ‘con la cultura non si mangia’. L’idea di aprire una casa editrice l’avevo già coltivata negli Stati Uniti. Mi sembrò il momento per scommetterci”.

Isabella Ferretti ha fondato la casa editrice 66th and 2nd.

Isabella Ferretti ha fondato la casa editrice 66th and 2nd.

Scommessa vinta o non lo rifarebbe, viste le difficoltà del settore?

Nessun pentimento, una scommessa vinta. Siamo riusciti a posizionarci sul mercato, a dare valore al marchio e a rendere visibili dei generi letterari. Un discorso che vale sia per la letteratura sportiva che per quella che io chiamo di “meticciato”. Nella consapevolezza, va detto, delle difficoltà di crescita, che ci sono”.

E in Trentino ci viene con una certa frequenza.

E’ vero, abbiamo una buona base di lettori e abbiamo organizzato diversi eventi, incontrando anche le scuole, portando autori sia italiani che stranieri. Lì da voi c’è un “tessuto” letterario molto forte, con il quale si lavora bene.

Gli italiani leggono poco. Lo scorso anno, rispetto al 2010, si sono persi 4 milioni e 300 mila lettori. In Trentino la situazione “regge”, più o meno: tra le regioni dello stivale la percentuale di non lettori è la minore. E’ “solo”, si fa per dire, del 43,7%. Secondo lei, perché?

Quello che mi sento di dire è che, in un territorio piuttosto ristretto, ed è il caso del Trentino, sono cresciute realtà vivaci con grandissima voglia di fare. Penso, ad esempio, alla libreria Arcadia di Rovereto o alla Piccola libreria di Levico Terme. Questo senz’altro aiuta. In sintesi, gli operatori culturali trentini cercano di trovare delle formule che invogliano gli editori a presentarsi e a schierare i loro “pezzi da novanta”.

Saloni e fiere (dal 22 al 24 settembre si svolgerà a Trento “Medita”, vernissage degli editori trentini, ma anche degli autori e dei librai) aiutano?

Nonostante, come sappiamo, l’ultimo anno sia stato piuttosto travagliato (in particolare sull’asse Torino-Milano, tra il Salone del libro e Tempo di libri, la nuova fiera milanese), negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad un aumento sostanziale di queste manifestazioni, anche grazie ai fondi dell’Unione europea. Ed è stato notato che, dal punto di vista delle vendite, non sempre mostre, fiere e saloni nazionali funzionano. Invece, per quanto riguarda le fiere locali, penso sia molto importante che si cerchi di capire la personalità degli editori valorizzando tutta l’offerta. Tenendo presente che medi e piccoli editori investono molto nella partecipazione, i costi di solito sono alti. E il Trentino brilla nell’affrontare e attenuare questi problemi. Con l’obiettivo primario di far leggere di più le persone.

La sua diagnosi sullo stato di salute dell’editoria italiana?

I lettori sono in “picchiata libera”. Ci sono dei segmenti che tengono, ad esempio i libri per ragazzi. E’ un discorso articolato, che coinvolge pure la Rete. Ma c’è anche una componente legata al mercato editoriale che, per come è strutturato, cioè in maniera oligopolista (pochi promotori, concentrazione distributiva) contribuisce a soffocare la crescita delle realtà piccole e medie. E ne fanno le spese librai ed editori indipendenti.

Dove e come intervenire?

E’ necessario incidere sulla natura e sul modello di mercato, aprendolo maggiormente alla concorrenza, rivedendo le politiche degli sconti, incentivando la piccola e media editoria così come i librai indipendenti, anche attraverso la leva normativa, in modo da poter reinvestire i ricavi, altrimenti non si cresce. E guardi che non si tratta di avercela con le catene o con i grandi editori, il problema è più complesso.

L’e-book drena lettori al cartaceo?

Il libro di carta non scomparirà mai. L’e-book è utile per il prosperare dell’autore e dell’editore. E’ una nuova modalità di lettura che si va ad aggiungere e che non è in concorrenza con il “caro e vecchio” libro di carta.

(a cura di)

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