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Un anno dopo la morte di Michela e Denis

Dimaro riparte dalla croce

La voce della giovane Sara e la chitarra dell’amico Andrea hanno asciugato le lacrime di Dimaro con il dolce Alleluja di Burke nella sera del primo anniversario. Un migliaio di persone, sotto la croce eretta in via Gole, a pochi metri dal Campeggio Dolomiti. Qui era la casa di Michela Ramponi, la mamma-geometra di Dimaro vittima della furia di Vaia, insieme a Denis Magnani, il giovane papà della val di Non colpito da un fulmine.

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La preghiera col vescovo, il ricordo di chi si è salvato “miracolosamente”

Dimaro - La colata di fango che ha travolto parte del paese, dopo l'esondazione del rio Rotian. - 30/10/2018 - Gianni Zotta

Dimaro - La colata di fango che ha travolto parte del paese, dopo l'esondazione del rio Rotian. - 30/10/2018 - Gianni Zotta

Dimaro, 29 ottobre - La voce della giovane Sara e la chitarra dell’amico Andrea hanno asciugato le lacrime di Dimaro con il dolce Alleluja di Burke salito al cielo nella sera del primo anniversario. Un migliaio di persone, vicine vicine, sotto la croce eretta in via Gole, a pochi metri dal Campeggio Dolomiti, tristemente chiuso, e dal cantiere per i lavori di messa in sicurezza del Rio Rotian.

Qui era la casa di Michela Ramponi, la mamma-geometra di Dimaro vittima della furia di Vaia, insieme a Denis Magnani, il giovane papà della val di Non colpito da un fulmine. Un dolore composto, anche quello dei genitori, avvolti nell’affetto di un’intera comunità. Un ricordo indelebile, quello degli sfollati rimasti per mesi fuori casa o definitivamente lontani: “Quella notte di un anno fa ha segnato per sempre la nostra vita”, commentano sotto voce Danilo e Maria, che ora vivono a Ponte Arche. Lei ripercorre quei secondi interminabili – lo fa quasi per provare a liberarsi del ricordo – quando si è sentita trascinare per oltre 50 metri da una massa di acqua e fango, urlando istintivamente “Mamma, mamma”, fino a fermarsi miracolosamente davanti alle staffe di un parcheggio. Ho visto la morte in faccia, se non mi fossi fermati in quei “ferri a U”… mi sono ritrovata poi su un prato”.

Niente discussioni e tanto meno polemiche sui tempi della ricostruzione, “oggi è solo giorno della vicinanza e della preghiera”, come afferma il sindaco Andrea Lazzaroni a nome di tanti altri sindaci (c’erano anche quattro assessori provinciali, il presidente del Consiglio Kaswalder e l’ex presidente Ugo Rossi), con parole condivise dal governatore Maurizio Fugatti: “Come ha detto il vescovo, tutti gli sforzi che faremo non restituiranno mai una giovane madre e un giovane padre ai loro cari, ma possiamo portare ai familiari la vicinanza di tutta la comunità in questa immane tragedia" che ha visto “tutto il Trentino unito e impegnato a rialzarsi”.

Il silenzioso corteo, contrappuntato da simbolici palloncini bianchi, si è trasformato in preghiera a più voci nella chiesa di Dimaro: molti hanno seguito all’esterno, vicino ai tanti vigili del Fuoco impegnati un anno fa. ““Non c’è foresta che sta al pari del volto di un uomo – ha esordito nell’omelia don Lauro, accompagnato dal nuovo parroco di Dimaro, don Renzo Caserotti - Perdere un fratello e una sorella vale più di tutto l’universo e allora siamo invitati ancora una volta a renderci conto dell’enormità entrata nella vita di queste famiglie e delle vostre comunità.”

Ha invitato a riflettere sulla grandezza di Michela e Denis, sull’intensità impressionante del loro amore, sul bene che sono e che erano per le loro famiglie.

Attingendo consolazione alla Parola di Dio, a quel Cristo innocente, strappato alla vita e poi risorto, ha esclamato: “Coraggio, c’è una speranza oltre la morte. Michela e Denis vi vegliano e vi accompagnano. Un amore così grande non può morire e non può essere consegnato al vuoto e alla fine. Le vostre lacrime dicono che c’è una patria per il vostro dolore”.

Don Lauro ha ricordato che “l’amore non può morire”, ha ringraziato le comunità per la “straordinaria lezione di umanità e servizio “consegnando infine un semplice mandato: “al di là delle sensibilità e idee diverse, non priviamoci del volerci bene. Alla fine tutti abbiamo bisogno soltanto di una carezza, di un sorriso, di una stretta di mano”. Quando vengono a mancare è notte fonda.

Grazie per aver voluto ricordare Michela e Denis con il memoriale dell’Eucarestia, memoriale d’amore. Michela e Denis pregate per noi, perché non sbagliamo la via dell’amore”.

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