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Stefano Zamagni ha incontrato gli studenti a San Michele all'Adige

Il capitalismo secondo Stefano Zamagni: "Ha mostrato forti limiti intrinseci, distrutto l'ambiente e ci toglie la felicità"

La Lectio Magistralis di Stefano Zamagni, economista e presidente dell’Accademia Pontificia delle Scienze sociali, in preparazione dell'incontro internazionale sull'economia voluto dal Papa ad Assisi.

Parole chiave: Territorio (20564), economia (1153), giovani (2222)

La Lectio Magistralis dell'economista presidente dell’Accademia Pontificia delle Scienze sociali, in preparazione dell'incontro internazionale voluto dal Papa. “Il capitalismo ha mostrato forti limiti intrinseci, se non si cambia direzione è in gioco il futuro dell'intera umanità”

L'aula magna dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige gremita di studenti per la lectio del prof.Stefano Zamagni

I toni amichevoli di un dialogo aperto, gli ispirati spunti dell'insegnamento e le meritorie intenzioni di un'esortazione. L'incontro tra il professor Stefano Zamagni e oltre 200 studenti dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige che si è tenuto nella mattinata dello scorso martedì 21 gennaio è stato qualcosa di più di una Lectio Magistralis, e i temi trattati ben più concreti e vicini ai giovani di quanto la platea si potesse aspettare.

Punto di partenza “Il patto di Papa Francesco con i giovani: dare un’anima nuova all’economia”, titolo della lezione, che Zamagni, economista civile da quasi un anno alla guida dell’Accademia Pontificia delle Scienze sociali, affronta lasciando da parte il paternalismo ma mettendo a disposizione dei più giovani le inestimabili conoscenze maturate nell'arco di una lunga carriera che lo porterà, dal 26 al 28 marzo, ad Assisi per L'Economia di Francesco, l’incontro internazionale dedicato ai giovani under 35 voluto dal Papa per dare all'economia uno spirito più giusta, fraterna, sostenibile ed inclusiva.

E proprio dall'importanza dell'evento, “una cosa mai accaduta prima nella storia della Chiesa”, parte l'intervento di Zamagni che, a scanso di equivoci spiega subito che il Francesco in questione non è Papa Bergoglio ma il Santo originario proprio di Assisi, figlio di mercante e mercante a sua volta prima di fare voto di povertà, mantenendo comunque una mentalità imprenditoriale.

L'excursus storico legato a San Francesco è utile per fugare un altro comune fraintendimento: l'economia di mercato è un concetto molto diverso dal capitalismo, se quest'ultimo nasce nell'Inghilterra della Rivoluzione Industriale, la prima trova origine in Italia tre secoli prima proprio dal mondo francescano, dai conventi, voluti da Francesco d'Assisi il più possibile aperti, allo scopo di liberare la società dalla miseria. E qui l'argomento richiede una nuova precisazione: “La povertà ricercata da San Francesco è il distacco dalle cose, è una virtù - ricorda Zamagni - e non va confusa con la miseria, che invece è la mancanza di ciò che è necessario e riduce la libertà delle persone”. Alla base dell'economia di mercato di ispirazione francescana infatti ecco elencati principi fondamentali come la fraternità, l'inclusione e la fiducia, per perseguire quel bene comune al quale invece il capitalismo preferisce il bene totale, definito da Zamagni come la sommatoria dei beni individuali, in cui non importa se qualcuno resta indietro.

Una teoria che si lega facilmente alla pratica dei fatti, come evidenzia l'economista: “Basta vedere i dati forniti qualche giorno fa dal rapporto Oxfam, se al mondo 2.153 miliardari detengono più ricchezza di 4,6 miliardi di persone messe insieme significa che la nostra macchina economica produce diseguaglianze sempre più forti. Il capitalismo ha sì aumentato produttività e ricchezza, ma ha mostrato forti limiti intrinseci, che hanno portato il Papa a convocare l'incontro di Assisi. Se non si cambia la direzione è in gioco il futuro dell'intera umanità”, ammonisce, mentre i ragazzi con grande attenzione prendono appunti.

Tre sono le questioni su cui si basa la tesi del professore, che prosegue: “Il primo campanello d'allarme è quello ecologico, il capitalismo in poche centinaia di anni ha distrutto il nostro ambiente naturale. È interessante il “fenomeno Greta”, perché è riuscita a portare all'attenzione di tutti cose che, sebbene vengano dette da 50 anni, finora sono sempre state snobbate dal mainstream economico globale”. Seconda questione, “l'aumento endemico e sistemico delle diseguaglianze, causate da una finanza speculativa che non rispetta il principio della “biodiversità economica”, imponendo a tutti lo stesso modello”.

Terzo ma non certo ultimo per importanza, “il capitalismo diminuisce i livelli di felicità. È dimostrato che dopo un certo livello di reddito la felicità diminuisce, non aumenta proporzionalmente al profitto accumulato ma, come diceva Aristotele, sta nelle relazioni interpersonali”, continua Zamagni, che lega le sue considerazioni alla stretta attualità politica e sociale: “Populismi e sovranismi sono la conseguenza dei limiti mostrati dal capitalismo, che è un sistema camaleontico: è stato agricolo, industriale, finanziario ed ora è strettamente legato alle nuove tecnologie”.

Quindi, rispondendo alle domande degli studenti, lo sguardo si rivolge al futuro: “Difficile dire per quanto si potrà andare avanti in questo modo, ma quando poche grosse aziende hanno il potere di ricattare i governi è in gioco la libertà, e alla gente si può chiedere di stringere la cinghia ma non di rinunciare alla libertà”. In conclusione Zamagni torna sul ruolo fondamentale dei giovani, chiamati a raccolta dal Papa: “Assisi darà la bussola, non la carta topografica. Noi anziani possiamo dare l'orientamento, ma il sentiero i giovani lo devono trovare da soli. Come ha scritto Thomas Merton “Il tempo galoppa, la vita fugge tra le mani, ma può sfuggire come sabbia o come semente”, sta ad ognuno di noi fare in modo che la nostra vita dia dei buoni frutti”.

Il capitalismo secondo Stefano Zamagni: "Ha mostrato forti limiti intrinseci, distrutto l'ambiente e ci toglie la felicità"
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