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Il vescovo Lauro agli industriali: “Freniamo l’esodo dei giovani”

Invitato dagli industriali trentini alla loro assemblea, il vescovo Tisi ha evidenziato il problema della fuga delle giovani generazioni dalle valli. “Servono fantasia e innovazione”.

Parole chiave: Territorio (20423)

Invitato dagli industriali trentini alla loro assemblea, il vescovo Tisi ha evidenziato il problema della fuga delle giovani generazioni dalle valli. “Servono fantasia e innovazione”

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Hanno scelto di prendere di petto il tema della responsabilità anche sociale di chi fa impresa gli industrialli trentina nella loro assemblea generale 2019. E lo hanno fatto invitando fra gli altri anche il pastore della Chiesa, riconosciuto come una etici dell’essere imprenditori. Al Centro Congressi di Riva del Garda giovedì scorso davanti al presidente degli industriali trentini Fausto Manzana (autore di una ricca relazione sul tema della sostenibilità) e del presidente di Confindustria nazionale Vincenzo Boccia, don Lauro ha richiamato alcuni punti fermi della dottrina sociale cristiana in una tavola rotonda assieme a Esther Ausserhofer, membro del Supervisory Board di Dr Schär Spa, Remo Pedon, presidente di Pedon Spa e Rossana Revello, presidente del Gruppo tecnico Responsabilità sociale d’impresa di Confindustria.

Nel suo intervento don Lauro è partito dal concetto stesso di impresa, che nella sua attività deve saper riassumere “gioia, creatività e sogno”, ed ha analizzato le peculiarità del mercato, ribaltandone la prospettiva “Non si tratta di indurre bisogni, ma di leggerli e trasformarli in opportunità“. Per l'Arcivescovo sostenere un’economia che sviluppa valore sociale al proprio interno, tra i lavoratori, non è anzitutto o solamente un fatto etico ma significa dare maggiore qualità all’impresa e quindi migliorarne i risultati.

Valore sociale che va ricercato anche e soprattutto nel rapporto con l'ambiente. “Rispettare il creato significa rispettare anzitutto noi stessi”, ha ricordato monsignor Tisi, citando l'esempio virtuoso della Val di Fiemme, dove la capacità di tante aziende di rispettare e valorizzare l'ambiente circostante anche in chiave produttiva le ha portate a superare i limiti imposti da un contesto morfologicamente complesso fino a diventare leader nei rispettivi settori.

Un'esortazione alla sostenibilità che si è poi rivolta a tutte le aziende del territorio provinciale: “Vi invito a coltivare sogno, creatività e quel talento ribelle che rifiuta di applicare i principi della macroeconomia alle nostre valli, che potrebbero diventare invece nuovamente attrattive per lo sviluppo territoriale e per frenare l’esodo dei nostri giovani che molto mi preoccupa”. L'obiettivo è chiaro ed il nostro territorio dispone già di tutto il necessario per perseguirlo, come dalle parole di don Lauro: “Le nostre valli hanno opportunità incredibili ma serve fantasia, creatività e innovazione. Dobbiamo ridirci una cosa naturale: la migliore risorsa siamo noi. I nostri giovani che rimangono e pure i nostri migranti che vengono da fuori: hanno un colpo d’ala che a noi manca, possono essere risorsa per ripartire”.

La riflessione di monsignor Tisi ha proseguito con un accenno all'aspetto collettivo del fare impresa, anteponendo il bene comune a quello individuale: “se il bene è di tutti, di tutta la mia azienda, è anche mio; se è solo mio, in verità non è di nessuno”, ha concluso don lauro, “Non dimentichiamo mai che la dimensione del noi qualifica la vita. Anche per l’impresa non c’è alternativa al “noi”, al “con”: sogno imprese che gareggiano nello stimarsi e nell’interagire e poi sogno che continuino le domande. Senza interazione e senza domande non c’è futuro”.

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