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Alto Garda

Loppio-Busa, la prima pietra

È stata posata giovedì 17 maggio a passo San Giovanni. Da dove partirà il tunnel di 2,7 chilometri che sboccherà nell'area della ex discarica della Maza, in fase di bonifica.

Parole chiave: Territorio (20423)

È stata posata giovedì 17 maggio a passo San Giovanni. Da dove partirà il tunnel di 2,7 chilometri che sboccherà nell'area della ex discarica della Maza, in fase di bonifica

Ogni passaggio concreto del complesso iter che sta portando alla realizzazione della Loppio-Busa è stato osservato con grande attenzione dalla gente dell’Alto Garda. Dopo trent’anni d’attesa, una ventina trascorsi con una mezza dozzina di progetti molto diversi tra loro, dopo qualche passo indietro all’ultimo momento e divisioni politiche che avevano già compromesso precedenti slanci, negli ultimi mesi si sono viste ruspe e caterpillar occuparsi finalmente dei lavori preliminari della nuova strada.

Così è stata accolta con soddisfazione, qualche mese fa, l’apertura del cantiere in via Sant’Isidoro, nelle campagne di Arco. E così l’inizio dell’allargamento della strada artigianale della Mala a Nago, che si ricollegherà al nuovo tracciato. Ma soprattutto l’attenzione era grande per i primi colpi di badile destinati a scavare il tratto in galleria, il tunnel di 2,7 chilometri che da passo San Giovanni porterà il traffico turistico e pesante, alla Maza, praticamente nell’area dell’ex discarica in fase di bonifica, da dove poi partirà l’ultimo lotto, quello relativo alla bretella che porterà al Cretaccio.

Per questo, davvero, non mancava nessuno tra le autorità locali giovedì 17 maggio a passo San Giovanni quando è stata posata la prima pietra del tunnel. Ad iniziare dal governatore Ugo Rossi, che ha dato la prima mano di cazzuola, quindi l’assessore Gilmozzi, primo regista di questa ultima fase progettuale, e Tiziano Mellarini. Poi tutti i sindaci della Busa: il padrone di casa Gianni Morandi (Nago-Torbole), Betta (Arco), Mosaner (Riva), Fravezzi (Dro), Michelotti (Drena), Frizzi (Tenno) nonché presidente e vicepresidente della Comunità di valle, Malfer e Pedergnana e il consigliere provinciale Giuliani. Con loro assessori, vicesindaci, consiglieri di tutto l’Alto Garda.

E poi i tecnici e i costruttori. I primi guidati da De Col e Monaco per la Provincia, i secondi ben rappresentati da Enzo Rillo, il patron del consorzio beneventano che ha vinto l’appalto da 107 milioni di euro (con un ribasso del 12%) presentando l’unica domanda giunta alla Provincia (e non mancarono le polemiche per i criteri da alcuni ritenuti troppo severi nel bando, che portarono all’esclusione delle ditte regionali).

Ma al passo, l’altro giorno, le polemiche sono sfumate nei brindisi, nelle foto di rito, nei sorrisi davanti alle telecamere e nella “fila” di amministratori che hanno voluto dare anche loro quella “palettata” di cemento destinata - oggettivamente - a rimanere nella storia politica e viabilistica del Trentino.

Il progetto pur considerato più modesto e ridotto a quanto necessario, è comunque imponente. Lo sbancamento di terra avviato sopra la ciclabile poco a valle del passo dà l’idea di cosa ci attende anche dal punto di vista paesaggistico. L’area di San Giovanni muterà aspetto radicalmente, con un grande imbocco in roccia, una rotatoria di 40 metri di diametro con massicciata sottostante, con lo scavo del versante che poi sarà ricoperto una vola realizzate le opere in cemento. Ancor più incredibile l’uscita alla Maza. Due rotatorie, due bretelline di collegamento con la provinciale per Arco e poi quella massicciata che scenderà verso le campagne di Pratosaiano per la quale molti temeno un impatto visivo non secondario.

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