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Ostinata solidarietà

C'erano anche 252 cooperatrici e cooperatori trentini all'udienza concessa a Confcooperative (l'associazione di rappresentanza del movimento cooperativo italiano) per i 100 anni di fondazione. Sono scesi a Roma in pullman da Trento e dalle valli per incontrare Papa Francesco in Aula Paolo VI, lo scorso sabato 16 marzo, insieme ad altri 7 mila cooperatori da tutta Italia.

Papa Francesco al mondo della Cooperazione: siete “profetici” in un mondo malato di individualismo e indifferenza. In Vaticano anche 252 trentini

Udienza Papa cooperatori

Il saluto del Papa a Marina Mattarei, presidente della Federazione della Cooperazione trentina (foto dal sito www.cooperazionetrentina.it)

C'erano anche 252 cooperatrici e cooperatori trentini all'udienza concessa a Confcooperative (l'associazione di rappresentanza del movimento cooperativo italiano) per i 100 anni di fondazione. Sono scesi a Roma in pullman da Trento e dalle valli per incontrare Papa Francesco in Aula Paolo VI, lo scorso sabato 16 marzo, insieme ad altri 7 mila cooperatori da tutta Italia.

Contro l'individualismo e la logica del profitto. Gli uomini del nostro tempo, ha detto il Papa nel suo discorso, “hanno bisogno di scoprirsi non solo ‘prenditori’ di bene, ma ‘imprenditori’ di carità”. Un esempio virtuoso è proprio il “modello cooperativo”, che “frena le tentazioni dell’individualismo e dell’egoismo proprie del liberalismo”: “mentre l’impresa capitalistica mira principalmente al profitto, l’impresa cooperativa ha come scopo primario l’equilibrata e proporzionata soddisfazione dei bisogni sociali”, di quanti sono coinvolti nell’impresa ma anche del territorio e della collettività. Certo, “anche la cooperativa deve mirare a produrre l’utile, a essere efficace ed efficiente nella sua attività economica, ma senza perdere di vista la reciproca solidarietà”. Secondo il Papa, “questo modo di vivere il modello cooperativo esercita già una significativa influenza sulle imprese troppo legate alla logica del profitto”. È in questo modo che “il lavoro cooperativo esplica la sua funzione profetica e di testimonianza sociale alla luce del Vangelo”: “non dobbiamo mai dimenticare che questa visione della cooperazione, basata sulle relazioni e non sul profitto, va controcorrente rispetto alla mentalità del mondo”. Da qui il ringraziamento per l'impegno e per l'“ostinazione a restare umani in un mondo che vuole mercificare ogni cosa”.

Vincere la solitudine. Nel suo discorso il Papa ha sottolineato come “il vantaggio più importante ed evidente della cooperazione è vincere la solitudine”: “Quando l’uomo si sente solo, sperimenta l’inferno – ha spiegato -. Quando, invece, avverte di non essere abbandonato, allora gli è possibile affrontare ogni tipo di difficoltà e fatica”. In un mondo “malato di solitudine”, “camminando e lavorando insieme si sperimenta il grande miracolo della speranza: tutto ci sembra di nuovo possibile. In questo senso la cooperazione è un modo per rendere concreta la speranza nella vita delle persone”.

Parlando di “miracolo della cooperazione”, il Papa l’ha considerata “una strategia di squadra che apre un varco nel muro della folla indifferente che esclude chi è più debole”. “Una società che diventa muro, fatta dalla massa di tanti individui che non pensano e non agiscono come persone, non è in grado di apprezzare il valore fondamentale delle relazioni”. “Non si può essere felici da soli”, ha rimarcato il Papa, che ha espresso apprezzamento per il lavoro delle cooperative “nelle periferie esistenziali dove si annidano le vulnerabilità”. Da qui l’invito a percorrere nuove strade per “far acquisire abilità professionali e offrire percorsi di formazione permanente, specialmente a quelle persone che vivono ai margini della società e alle categorie più svantaggiate”.

La donna vede meglio. Un altro pensiero accorato - accolto con un lungo applauso - è stato rivolto da Francesco alle donne che “nel mondo globale, portano il peso della povertà materiale, dell’esclusione sociale e dell’emarginazione culturale”. Il Papa ha segnalato che “il tema della donna dovrebbe tornare a essere tra le priorità dei progetti futuri in ambito cooperativo. Non è un discorso ideologico. Si tratta invece di assumere il pensiero della donna come punto di vista privilegiato per imparare a rendere la cooperazione non solo strategica ma anche umana. La donna vede meglio che cos’è l’amore per il volto di ognuno. La donna sa meglio concretizzare ciò che noi uomini a volte trattiamo come massimi sistemi”.

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