Meridiani

In Colombia, nel disinteresse pressoché dominante dell’opinione pubblica internazionale (e dei più diffusi mass media), si consuma una strage continua, subdola, generalizzata. Vengono assassinati leader indigeni, rappresentanti contadini, membri di cooperative agricole, catechisti, ex guerriglieri delle Farc che avevano accettato di deporre le armi e seguivano programmi di reinserimento nella vita civile.

Vi sono aree dove trionfa sinistra la miseria, periferie del mondo che spesso gli occidentali conoscono a malapena. Eppure c’è chi in questi coni d’ombra entra in punta di piedi rimboccandosi le maniche per restituire sprazzi di speranza. A Vezzano la testimonianza di Silvia Orri, volontaria in servizio civile internazionale con la Focsiv.

"I fotogiornalisti hanno un'idea di come vogliono rappresentare una situazione e ciò comporta il rischio di falsarla. Nelle mie fotografie non ci sono finzioni: non chiedo alle persone di mettersi in un posto o di assumere una posa". Parla il premio Pulitzer Lorenzo Tugnoli.

Trump ormai ha deciso: ritirerà i soldati americani dall’Afghanistan entro un anno, la data dovrebbe essere la fine del 2020. Il negoziato con i talebani è a buon punto. Man mano che si avvicina quella data che prevede –ricordiamolo- il ritiro di tutte le forze straniere, compresi quindi anche gli italiani, dense nubi si addensano all’orizzonte dei cieli afghani.

La morte di Robert Mugabe, 95 anni, la settimana scorsa in una lussuosa clinica di Singapore, pone fine all’assai controversa vicenda che l’ha visto per alcuni decenni padre-padrone dello Zimbabwe.

Dopo 13 settimane di scontro, per placare violenze e proteste, Carrie Lam, governatrice di Hong Kong, ha annunciato il “ritiro completo” del contestato emendamento alla legge sull’estradizione, per riportare ordine e tranquillità.

Appello dei familiari del gesuita padre Paolo Dall'Oglio, rapito in Siria, nel sesto anniversario del giorno del sequestro del sacerdote a Raqqa in Siria. “Chi sa parli”.

Il campanile è nel territorio della Federazione. Il resto della chiesa cattolica di Stara Rijeka è invece in quello della Repubblica Srpska. Il torrente è il confine tra le due maggiori entità politico-amministrative della Bosnia Erzegovina, la prima a maggioranza croata e musulmana, la seconda a predominanza serba. Se si vuole capire qualcosa dei danni provocati dagli accordi di Dayton che posero fine alla guerra di Bosnia nel 1995 questo è l’esempio perfetto.

Operazione Colomba, corpo Civile di Pace dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, chiede che il governo libanese rispetti il principio di non-refoulement (non respingimento) in un appello al Governo italiano, all’Ue e all’Onu, alla luce della drammatica situazione del milione e mezzo di profughi siriani in Libano, riportata in un dossier presentato oggi a Roma, presso la Camera dei Deputati.

Protezione della vita dei civili, stop alla catastrofe umanitaria nella regione di Idlib, iniziative concrete per un rientro in sicurezza degli sfollati, rilascio dei detenuti politici: sono le preoccupazioni e le richieste contenute in una lettera che Papa Francesco ha indirizzato al presidente siriano Bashar Hafez al-Assad, insieme a un rinnovato appello per la ripresa del dialogo e del negoziato.

A che punto è la Siria? Come sta la Siria, intendiamo come tessuto sociale e comune sentire della sua gente? Tutto fa apparire che la situazione sia normalizzata e il fatto stesso che se ne parli e se ne scriva meno può esser visto come un fattore positivo, dopo la guerra durata più di 8 lunghissimi anni. E invece non è così. La testimonianza dei Salesiani che non hanno lasciato il Paese durante il conflitto.

“Siamo accomunate dall’unico desiderio di esprimere preoccupazione per il diffondersi in Italia di sentimenti di intolleranza, rifiuto e violenta discriminazione nei confronti dei migranti e rifugiati che cercano nelle nostre terre accoglienza e protezione”. È quanto si legge in una lettera aperta, a firma di 62 monasteri di clarisse e carmelitane scalze italiane, indirizzata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Equità: è la parola che ritorna nel discorso di Ursula von der Leyen al Parlamento europeo, dove martedì 16 luglio è stata eletta presidente della Commissione. “Creare un’Europa più giusta ed equa: questo l’obiettivo che mi guiderà”, ha scandito nel suo discorso programmatico.

Il Gruppo Trentino di Volontariato (Gtv), organizzazione non governativa trentina che si occupa di cooperazione internazionale, in particolare nel Sud Est asiatico, e di educazione alla cittadinanza globale aggiunge la sua voce a quanti si sono detti contrari alla volontà della Giunta provinciale di Trento di ridimensionare fortemente l’aiuto pubblico ai progetti di cooperazione.

Il 2017-2018 ha visto la diminuzione di sette volte degli arrivi di rifugiati e di migranti dalla Libia all’Italia, ma le rotte si sono evolute e diversificate. Lo rimarcano due rapporti di Unhcr e Impact diffusi il 12 luglio.

L’11 luglio a Srebrenica sono stati tumulati i resti di 33 persone tra le centinaia di cui si cercano ancora le tracce nelle fosse comuni. Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Ue, e il commissario Johannes Hahn: “Uno dei momenti più oscuri dell’umanità, nella storia europea moderna”.

La Grecia volta pagina e vira a destra: nel voto anticipato di ieri, 7 luglio, convocato dal premier uscente Alexis Tsipras, a seguito della bruciante sconfitta alle europee del 26 maggio, è uscito vincitore Kyriakos Mitsotakis, leader di Nuova Democrazia (partito conservatore) che ha riportato  il 39,8% dei consensi, mentre il partito di Tsipras, Syriza, si è fermato al 31,56%. Mitsotaki ha già giurato da nuovo premier.

una società per niente rassegnata che vuol far sentire la propria voce, a partire dai settori che più soffrono le politiche di esclusione del governo.

Il vescovo trentino in Uganda, mons. Giuseppe Filippi, tiene via mail i contatti col Trentiuno con un diario mensile. Ecco, come esempio, l’ultimo arrivato. Ricambiando gli auguri per l’estate.

E’ in Sudafrica dal 1967 padre Aldo Chistè, comboniano trentino. Vi arrivò il 26 aprile di quell’anno, più di mezzo secolo fa. Ha attraversato dunque gli anni oscuri dell’apartheid - la segregazione razziale che discriminava la maggioranza nera -, i momenti splendidi della liberazione, dopo un lungo e doloroso travaglio, per opera di quel formidabile statista di nome Nelson Mandelaas.