Meridiani

Appello dei familiari del gesuita padre Paolo Dall'Oglio, rapito in Siria, nel sesto anniversario del giorno del sequestro del sacerdote a Raqqa in Siria. “Chi sa parli”.

Il campanile è nel territorio della Federazione. Il resto della chiesa cattolica di Stara Rijeka è invece in quello della Repubblica Srpska. Il torrente è il confine tra le due maggiori entità politico-amministrative della Bosnia Erzegovina, la prima a maggioranza croata e musulmana, la seconda a predominanza serba. Se si vuole capire qualcosa dei danni provocati dagli accordi di Dayton che posero fine alla guerra di Bosnia nel 1995 questo è l’esempio perfetto.

Operazione Colomba, corpo Civile di Pace dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, chiede che il governo libanese rispetti il principio di non-refoulement (non respingimento) in un appello al Governo italiano, all’Ue e all’Onu, alla luce della drammatica situazione del milione e mezzo di profughi siriani in Libano, riportata in un dossier presentato oggi a Roma, presso la Camera dei Deputati.

A che punto è la Siria? Come sta la Siria, intendiamo come tessuto sociale e comune sentire della sua gente? Tutto fa apparire che la situazione sia normalizzata e il fatto stesso che se ne parli e se ne scriva meno può esser visto come un fattore positivo, dopo la guerra durata più di 8 lunghissimi anni. E invece non è così. La testimonianza dei Salesiani che non hanno lasciato il Paese durante il conflitto.

Protezione della vita dei civili, stop alla catastrofe umanitaria nella regione di Idlib, iniziative concrete per un rientro in sicurezza degli sfollati, rilascio dei detenuti politici: sono le preoccupazioni e le richieste contenute in una lettera che Papa Francesco ha indirizzato al presidente siriano Bashar Hafez al-Assad, insieme a un rinnovato appello per la ripresa del dialogo e del negoziato.

“Siamo accomunate dall’unico desiderio di esprimere preoccupazione per il diffondersi in Italia di sentimenti di intolleranza, rifiuto e violenta discriminazione nei confronti dei migranti e rifugiati che cercano nelle nostre terre accoglienza e protezione”. È quanto si legge in una lettera aperta, a firma di 62 monasteri di clarisse e carmelitane scalze italiane, indirizzata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Equità: è la parola che ritorna nel discorso di Ursula von der Leyen al Parlamento europeo, dove martedì 16 luglio è stata eletta presidente della Commissione. “Creare un’Europa più giusta ed equa: questo l’obiettivo che mi guiderà”, ha scandito nel suo discorso programmatico.

Il Gruppo Trentino di Volontariato (Gtv), organizzazione non governativa trentina che si occupa di cooperazione internazionale, in particolare nel Sud Est asiatico, e di educazione alla cittadinanza globale aggiunge la sua voce a quanti si sono detti contrari alla volontà della Giunta provinciale di Trento di ridimensionare fortemente l’aiuto pubblico ai progetti di cooperazione.

Il 2017-2018 ha visto la diminuzione di sette volte degli arrivi di rifugiati e di migranti dalla Libia all’Italia, ma le rotte si sono evolute e diversificate. Lo rimarcano due rapporti di Unhcr e Impact diffusi il 12 luglio.

L’11 luglio a Srebrenica sono stati tumulati i resti di 33 persone tra le centinaia di cui si cercano ancora le tracce nelle fosse comuni. Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Ue, e il commissario Johannes Hahn: “Uno dei momenti più oscuri dell’umanità, nella storia europea moderna”.

La Grecia volta pagina e vira a destra: nel voto anticipato di ieri, 7 luglio, convocato dal premier uscente Alexis Tsipras, a seguito della bruciante sconfitta alle europee del 26 maggio, è uscito vincitore Kyriakos Mitsotakis, leader di Nuova Democrazia (partito conservatore) che ha riportato  il 39,8% dei consensi, mentre il partito di Tsipras, Syriza, si è fermato al 31,56%. Mitsotaki ha già giurato da nuovo premier.

una società per niente rassegnata che vuol far sentire la propria voce, a partire dai settori che più soffrono le politiche di esclusione del governo.

Il vescovo trentino in Uganda, mons. Giuseppe Filippi, tiene via mail i contatti col Trentiuno con un diario mensile. Ecco, come esempio, l’ultimo arrivato. Ricambiando gli auguri per l’estate.

E’ in Sudafrica dal 1967 padre Aldo Chistè, comboniano trentino. Vi arrivò il 26 aprile di quell’anno, più di mezzo secolo fa. Ha attraversato dunque gli anni oscuri dell’apartheid - la segregazione razziale che discriminava la maggioranza nera -, i momenti splendidi della liberazione, dopo un lungo e doloroso travaglio, per opera di quel formidabile statista di nome Nelson Mandelaas.

Valentina Sirocchi, ostetrica, è stata da poco in Chiapas, a San José Buenavista, una delle tante comunità indigene zapatiste sopra San Cristobàl de las Casas, per un progetto di tutela della salute materno-infantile promosso da Apibimi onlus.

Dal Madagascar con un bagaglio di ricco di simpatia e un po' di ottimismo: il viaggio di ricognizione dei progetti dall’associazione Amici del Madagascar.

Da un po’ il Venezuela - il conflitto istituzionale e la situazione economica e sociale - è “scomparso” all’attenzione dei media in genere (giornali e tv). Perché tutto si è ricomposto pacificamente? Niente affatto. Nel Paese si è instaurato in questi anni uno stretto connubio tra potere politico e potere militare. E le superpotenze giocano una politica di interdizione reciproca.

"Il Consiglio militare deve pensare bene a come relazionarsi alla popolazione sudanese e trovare un modo per trattare con la gente senza versare altro sangue". Così mons. Michael Didi Adgum Mangoria, arcivescovo di Khartoum, descrivendo il clima di tensione nel Paese. Da Da Karthoum la testimonianza del comboniano trentino padre Norberto Stonfer.

Oltre 140 ragazzi ugandesi e rifugiati sono stati i protagonisti di un’occasione di incontro all’insegna del calcio e dell’inclusione promossa dall’Ambasciata d’Italia a Kampala e dalla Sampdoria. E “facilitata” dell’Ong trentina Acav.

Damiano Moser, di Lavis, è un giovane agronomo. E’ stato in Ecuador per un anno, ad Ibarra, zona andina, per conto di una organizzazione non governativa, una fondazione che si occupa di sviluppo sostenibile a partire dall’educazione di bambini in stato di abbandono.