Meridiani

“La voce della gente in Terra Santa non può essere ignorata”: comincia così il comunicato finale dei vescovi del Coordinamento di Terra Santa (Hlc) diffuso al termine del loro pellegrinaggio di solidarietà annuale (11-16 gennaio).

In Israele si va nelle prossime settimane, a marzo, alla terza elezione generale legislativa in meno di un anno. Segno di una stagnazione del sistema che non riesce a trovare sbocchi istituzionali stabili e duraturi. Il primo ministro Benjamin Netanyahu non può permettersi di apparire come un premier debole nei confronti dei palestinesi.

Emanuela Evangelista, trentina, è biologa e vive in Amazzonia. Vi si era recata nel 2000 per la sua tesi di laurea e poi si è trasferita lì, nel cuore della foresta. E’ stata insignita recentemente di un’Onorificenza al Merito della Repubblica Italiana dal presidente Sergio Mattarella.

Un gigante, la Nigeria. Un territorio vastissimo. Quasi 200 milioni di abitanti, il più popoloso d’Africa, e in continua crescita demografica. La seconda potenza economica africana. La conosciamo prevalentemente per gli attacchi della setta islamista di Boko Haram.

“Un mondo senza armi nucleari è possibile e necessario, ed è tempo che quanti hanno responsabilità politiche ne divengano pienamente consapevoli, poiché non è il possesso deterrente di potenti mezzi di distruzione di massa a rendere il mondo più sicuro, bensì il paziente lavoro di tutte le persone di buona volontà che si dedicano concretamente, ciascuno nel proprio ambito, a edificare un mondo di pace, solidarietà e rispetto reciproco”.

Durante le proteste in Cile delle scorse settimane ha fatto poca o nessuna notizia il fatto che c’erano anche gruppi di donne, magari non consistenti numericamente ma diffuse nelle varie città, non solo a Santiago: le Mujeres de Luto.

In Iraq si ripropone il decennale scontro tra Usa e Iran. Dopo l’uccisione del generale iraniano Soleimani da parte degli Usa, la preoccupazione dei cristiani di Erbil nel Kurdistan iracheno per l’espandersi di un conflitto a terre già martoriate dalla guerra e soggette a forti esodi di massa.

Un forte legame con la patria; la protesta pacifica; la richiesta di pace, stabilità e vita dignitosa; il prezzo del sangue”: per il patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako, sono queste le “caratteristiche teologiche” delle recenti manifestazioni in Iraq.

Duemila persone per le strade di Cagliari, nella notte di capodanno, per la 52esima Marcia della pace nazionale promossa da Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Cei, Azione cattolica italiana, Caritas italiana e Pax Christi, seguendo la traccia del messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale della pace del primo gennaio 2020.

La storia delle lotte rurali, la resistenza alla dittatura militare, la storia dei Sem Terra, per arrivare fino al Movimento das Mulheres Campesinas nel libro di Maria Teresa Muraca.

L’Iraq presenta un’instabilità permanente, qualcosa di cronico in quanto a persistente stato di confusione a livello istituzionale che si riflette anche sulla situazione sociale del paese. C’è una massa di disoccupati – soprattutto giovani e giovanissimi - che cercano di fuggire dal paese; quelli che hanno deciso di rimanere manifestano insoddisfazione crescente.

In Algeria sono i giovani i principali trafitti dal sistema, stante che la gerontocrazia al potere (potere centrale e periferico, si badi bene) non lascia loro nessun spazio, alcuna prospettiva e in definitiva nessuna speranza per il loro futuro.

Non c’è solo il mar Mediterraneo a inghiottire tante vite di migranti in fuga, anche le Alpi sono contrassegnate da innumerevoli croci di persone che non ce l’hanno fatta. “Ancora dodici chilometri” è un testo dolente, poetico ed emozionante.

Questa è una giornata tipo di un giovane trentino, Alessio Sandri, che vive a Vienna, la capitale austriaca in testa nelle classifiche per la qualità della vita. Ci era capitato per la laurea in Scienze Politiche, qualche anno fa, ed è rimasto.

L’accudimento e la cura per le madri e per i bambini: una sollecitudine che dal Trentino si irradia nell’Est europeo e in Africa, senza dimenticare la realtà locale, dove ci si prende cura delle donne migranti, delle donne in stato di fragilità in genere, delle persone sole. E’ questo l’orizzonte di intervento dell’Associazione Casa Accoglienza “Padre Angelo”.

In Egitto il paradosso – macroscopico, evidentissimo - consiste in questo: che il regime egiziano del presidente Abdel Fattah al-Sisi è una dittatura bell'e buona, di quelle che non perdonano chi le si oppone, e che - al tempo stesso - tutti, con l’Egitto, fanno affari d’oro.

In Albania dopo il terremoto l’elenco dei bisogni si allunga ora dopo ora. Particolarmente difficile è portare soccorso nelle zone più interne e lontane dai maggiori centri abitati. Anche la Chiesa di Trento promuove una raccolta di fondi attraverso la Caritas diocesana, in collaborazione con l'assocazione Teuta.

Nei centri di detenzione libici le condizioni di vita di centinaia di africani sono disumane. Mentre in Libia si continua a combattere, molte vite sono a rischio, se non vi sarà un piano o un intervento internazionale per salvare i detenuti, poveri e inermi. All'Agenzia Fides padre Mussie Zerai, sacerdote eritreo da anni impegnato nel sostegno agli immigrati, racconta delle testimonianze raccolte.