Meridiani

Un calendario del nuovo anno, il 2014, illustrato da bellissime foto di Piero Cavagna e con uno scritto poetico di Franco de Battaglia messo in vendita nelle principali librerie di Trento e Rovereto per contribuire alla salvaguardia di una zona rurale in Bosnia di cui si sta occupando a titolo di volontariato Gianbattista Rigoni Stern di Asiago. Come già è stato fatto con il calendario 2013, il cui ricavato è servito a finanziare le scuole dei pastori di Hebron, in Palestina. Sono progetti che sanno guardare lontano, quelli messi in cantiere dalla “Libera associazione Malghesi e Pastori del Lagorai”.

Doloroso destino quello del popolo eritreo, fuggiasco di qua e di là, maltrattato ed incompreso. “Eppure sono semplicemente alla ricerca di un posto dove poter lavorare e vivere tranquilli con la famiglia, un diritto sacro santo per ogni uomo”, afferma Alganesh Fessaha, coordinatrice dell'Associazione non governativa “Gandhi” di Milano, giunta in Trentino per testimoniare il dramma di tanti profughi e per sostenere l'iniziativa del Centro missionario diocesano “Un pasto al giorno per 600 bambini”.

Un bel gruppo di bambine e bambini vocianti ed allegri della scuola materna “don Ochner” di Serso, Viarago e Canezza radunati in un prato per una cerimonia particolare in una luminosa mattina della scorsa primavera: si interra e si mette a dimora una pianta di Ginkgo biloba. E’ il frutto dell’inizio di una collaborazione tra i bambini (e le loro famiglie) trentini e i loro coetanei (e le loro famiglie) di un villaggio africano del Benin.

La storia “africana” di Silvana Conci comincia quarant’anni fa. E’ infatti il 1973 quando si reca per la prima volta in Sud Sudan spinta da un bisogno di conoscenza e di approccio ad altri mondi, altre culture. Un sogno di viaggiare e di conoscere tipicamente adolescenziale e giovanile; a quel tempo Silvana studia Pedagogia a Padova, è il periodo delle stragi per fame in Biafra, con risonanza mediatica in tutto il mondo, e anche il Sudan non ne è immune.

A Tenno, serata di solidarietà per gli “Amici del Madagascar”. Per festeggiare il 50° di fondazione, il Gruppo Alpini di Tenno ha annunciato la realizzazione di una scuola di legno nella Diocesi di Morondava.

Vent’anni fa l’insurrezione del Chiapas, regione meridionale del Messico al confine col Guatemala. Nella Selva Lacandona si propagava in tutto il subcontinente sudamericano il grido degli sfruttati, contadini sottoposti a ritmi di lavoro insopportabili da parte delle multinazionali, espropriati delle loro terre, vessati nella loro identità india, ritenuti e additati culturalmente e antropologicamente inferiori. Che ne è oggi del Chiapas e dell’insurrezione zapatista?

Nel piccolo villaggio di At-Tuwani in Cisgiordania Tommaso Vaccari, giovane di Rovereto, dottore in Scienze per la pace, è arrivato nel 2012 con la voglia di toccare con mano uno dei più discussi conflitti del mondo, quello israelo-palestinese.

Nel nostro mondo ci sono alcune cose che a tutta prima proprio non si comprendono. Tra queste come sia possibile che spesso proprio le nazioni più povere siano quelle che dedicano la maggior parte delle loro scarse risorse all’acquisto di armamenti, mentre le loro popolazioni avrebbero necessità urgente di assistenza sanitaria, istruzione, trasporti, ecc. E' il caso del Pakistan. Per discutere dei problemi legati al controllo dell’atomo militare, si svolge dall'8 al 15 gennaio ad Andalo il XXVII corso invernale della Scuola internazionale sul disarmo e la ricerca sui conflitti, in sigla inglese Isodarco.

Romina Ghezzi è una giovane donna di Bondo, nelle Giudicarie. Ha 35 anni. Vive in Perù da 15 anni. C’era andata la prima volta come volontaria nell’ambito dell’Operazione Mato Grosso che era appena ventenne. E’ capitato che dopo quel periodo qualcosa le è rimasto dentro, nel profondo del cuore, un desiderio, uno slancio, la voglia di donarsi per un tempo più lungo e più duraturo. E così ci è tornata per rimanerci.

Il 2014 sarà l'Anno internazionale dell'agricoltura familiare su indicazione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. E' un modello di produzione per l'Onu che rispetta l'ambiente, evita gli sprechi ed è soprattutto un potentissimo antidoto all'insicurezza alimentare e ai cambiamenti climatici, in grado di nutrire l'80% della popolazione e di rispondere a improvvisi shock ambientali e sociali. Dovrebbe essere musica per le orecchie della realtà agricola trentina attestata da sempre sulla dimensione familiare.

Voluto espressamente da Papa Francesco, il seminario organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze con l'Università LUMSA e il Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace ha voluto mettere a fuoco l’emergenza dei nuovi emarginati sociali: una massa umana che normalmente si insedia nelle periferie geografiche delle città creando alloggi informali e movimenti popolari con leader propri, persone capaci di trovare e organizzare per loro un lavoro parzialmente retribuito, ma normalmente non riconosciuto né dalle istanze governative né dai sindacati tradizionali.

Martina, Laura, Silvia e Vania fanno parte dell’associazione “Ingegneria senza frontiere” (Isf). Un modo per valorizzare le loro professionalità, le loro conoscenze e competenze in posti dove le necessità primarie sono stringenti e coincidono con i diritti fondamentali delle persone: il diritto all’acqua, al cibo, ad un ambiente salubre.

Nella grande Nairobi – una metropoli, la capitale del Kenya, che cresce a dismisura - ci sono tra i 60 mila e i 100 mila bambini di strada, nessuno lo sa con qualche approssimazione. E’ su questo territorio, geografico e umano, che da quasi vent’anni è impegnato padre Kizito Sesana, comboniano, dopo diverso tempo trascorso sugli altipiani del Sud Sudan con le genti Nuba.

Durante la guerra nei Balcani, negli anni Novanta, decine di migliaia di cittadini italiani ed europei parteciparono ad azioni di solidarietà rivolte alle popolazioni civili. Alcuni di loro persero la vita. Tra questi Moreno Locatelli, ricordato a Sarajevo il 3 ottobre scorso, a vent'anni dalla morte. L'Osservatorio Balcani e Caucaso lancia ora un progetto per non far dimenticare quello straordinario impegno per la pace.

All'aeroporto di Chisinau, la capitale, c'è un manifesto con la foto di alcuni bambini in partenza, e la didascalia recita, in inglese: “Dietro di noi la potenza infinita, davanti a noi la possibilità sconfinata. Perché dovremmo avere paura?”. La potenza infinita, per la Moldavia, si chiama Russia, mentre la possibilità che non ha confini è l'Unione Europea. E i bambini della fotografia hanno già deciso: il loro futuro è l'Europa. La Repubblica Moldova è il Sud del mondo. Pur stando ad Est. Pur essendo in dialogo con l'Unione Europea per avviare scambi e progetti. La Moldavia è un Sud a modo suo. Stretta tra la Russia, antica padrona, e l'Europa, nuova speranza.