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Il viaggio dal Libano a Roma

24 ore per dire addio

Il viaggio della famiglia Mbarak dal Libano all’Italia non è diverso da quello delle altre famiglie siriane accolte grazie ai corridoi umanitari, che lo stesso Papa Francesco ha riconosciuto essere una felice intuizione. Anche in questa occasione, la regia dell’operazione è nelle mani della Comunità di Sant’Egidio.

Parole chiave: Libano (37)
In Libano nel campo profughi di Tel Abbas

Il viaggio della famiglia Mbarak dal Libano all’Italia non è diverso da quello delle altre famiglie siriane accolte grazie ai corridoi umanitari, che lo stesso Papa Francesco ha riconosciuto essere una felice intuizione. Anche in questa occasione, la regia dell’operazione è nelle mani della Comunità di Sant’Egidio.

La partenza dal campo informale di Tel Abbas nel primissimo pomeriggio di mercoledì 27 è a bordo di due pulmini. Con le famiglie siriane ci sono alcuni volontari dell’Operazione Colomba e le due piccole delegazioni dal Trentino e dal Cuneese. Dopo aver percorso un tratto della strada che segue grossomodo il confine con la Siria si punta poi a sud per raggiungere la città di Tripoli, il più grosso agglomerato urbano  a tre quarti d’ora circa da Tel Abbas. Di qui lungo la autostrada litoranea si arriva in altre 4 ore a Beirut. Insieme agli altri gruppi in partenza con qust’ultimo corridoio umanitario i siriani partiti dalla regione nord dell’Akkar sono accolti nella scuola dei gesuiti che funge da punto logistico per Sant’Egidio.

E’ una pausa per rifocillarsi prima del grande balzo verso l’Italia, mentre si verificano per l’ultima volta i documenti predisposti per il viaggio.

Mentre questo giornale va in stampa, siamo diretti in pullman all’aeroporto internazionale di Beirut “Rafic Hariri” dove ci aspettano volontari e operatori della Comunità di Sant’Egidio. Ci attende una lunga notte di attesa prima di salire sul volo Alitalia AZ0827 che alle 4.30 ora locale (le 3.40 in Italia) decollerà alla volta di Roma. Tre ore e 40 di volo che per le famiglie siriane significano lasciarsi definitivamente alle spalle il passato felice in Siria prima della guerra e gl anni vissuti giorno per giorno da profughi in Libano, nell’incertezza. Il loro futuro è nelle poche cose raccolte e selezionate con inimmaginabile dolore che riempiono le due valigie a famiglia che possono portare con sè. All’arrivo a Roma, il mattino di giovedì 28, proverà la calda accoglienza orchestrata come sempre da Sant’Egidio a scacciare i cattivi pensieri e a fugare gli ultimi dubbi. Per la famiglia Mbarak ancora un’ora di volo fino a Verona, da dove saranno accompagnati  nella loro nuova destinazione trentina nei dintorni di Pergine Valsugana, presso una struttura gestita dalla cooperativa Kaleidoscopio e affidati agli operatori e ai volontari del Centro Astalli Trento.

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