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Davide Berruti di Intersos racconta l’impegno nelle zone di guerra

Seminatori di umanità

Una caratteristica che è propria di Intersos è quella di essere di aiuto in prima linea. Lo ha raccontato agli studenti dell’Università di Trento Davide Berruti di Intersos.

Parole chiave: Intersos (5), Indonesia (14), Ong (34), cooperazione internazionale (636)
Operatori umanitari di Intersos.

Operatori umanitari di Intersos.

Davide Berruti di Intersos racconta l’impegno nelle zone di guerra. La protezione umanitaria dispiega le sue ali con interventi che non appaiono sulle pagine dei giornali, ma sono diffusi più di quanto si possa pensare

Intersos è un’organizzazione umanitaria che nelle zone di guerra e di emergenze e di negazione dei diritti delle donne e degli uomini del nostro tempo non si tira certo indietro. Adesso, ad esempio, si dà da fare proprio in questi giorni per soccorrere, in Indonesia, le tante popolazioni colpite dal terremoto e flagellate dal conseguente, sottovalutato dalle autorità, tsunami che ha devastato ampi territori (sui nostri giornali già non se ne scrive più, ma è stato un immane disastro e Intersos non si è dimenticata).

Davide Berruti Pool Manager dell'Ong Intersos.

Davide Berruti Pool Manager dell'Ong Intersos.

L’intervento di Davide Berruti, invitato a Trento martedì 16 ottobre alla Facoltà di Lettere per il Corso di Studi internazionali, è stato molto proficuo, prima di tutto per i numerosi studenti e studentesse che lo hanno ascoltato in inglese, dialogando con lui; e occorre dire che incontri come questo aprono in qualche modo anche l’Università trentina agli avvenimenti contemporanei.

Davide Berruti annovera ormai una lunga trafila nell’impegno a fianco dei più dimenticati – le donne e i bambini -, colpiti da calamità naturali e da tragedie come la guerra che insensate decisioni dei capi e dei potenti innescano e perpetuano. Laureato in Lingue e Letteratura araba, è stato prima all’Associazione per la Pace curando particolarmente i “Dialoghi di Pace in Kosovo” (un bel tentativo di mettere in sintonia storie ed etnie, che non devono contrapporsi ma “parlarsi”) e dal 2011 è ad Intersos dove ha operato come capo-missione in Sud Sudan, Giordania, Repubblica Centrafricana e in Camerun. Di questa associazione adesso è Pool Manager e coordinatore della formazione.

Se c’è una caratteristica che è propria di Intersos è quella di essere di aiuto in prima linea, sia per quanto riguarda le emergenze (soccorrere, coordinare gli aiuti perché non siano caotici e controproducenti) quanto per attuare dei piani di sviluppo minimi ma che devono essere efficienti ed efficaci per produrre il massimo di “bene” possibile alleviando sofferenze e proponendo operativamente speranze. Può trattarsi di un piccolo ambulatorio medico; del trattamento dell’acqua per renderla potabile; di una scuola minuscola e attrezzata alla meglio ma che dà l’opportunità alle bambine e ai bambini di incontrarsi e imparare senza disperdere tempo utile.

Molto apprezzato è tutto il lavoro e il lavorio a fianco delle donne – di solito donne analfabete, ma dotate di quell’inestimabile senso pratico che le rende sagge e “sapienti” nel lavoro di cura e di affetti diffusi, altamente significativi e “produttivi”. Ben sapendo che “tutto quello che le donne hanno cambiato nel mondo e in così poco tempo lo hanno fatto senza spargere una goccia di sangue”. E’ il principio femminile “che si fa valere e vive” in contesti spesso difficilissimi e in un simili terreni di coltura l’opera di organizzazioni come Intersos si rivela moltiplicativa di effetti e di affetti che dispiegano davvero benefici impensabili. Servendosi di poche povere cose, oggetti, utensili, manufatti e però dispiegando fantasia, ingegno, pazienza infinita: si riesce a fare autentici miracoli (a partire da pochi pani e quattro pesci), miracoli di perspicacia e umanità.

Per quanto è possibile Intersos cerca di lavorare in sinergia con altre organizzazioni umanitarie eventualmente presenti; non si tratta certo di chi arriva prima, l’importante è sovente un buon coordinamento per evitare sovrapposizioni o interventi ripetitivi e inutili, alla fine dannosi.

Appare molto interessante questo intento di dare il pesce e contemporaneamente insegnare a pescare. La protezione umanitaria dispiega le sue ali con interventi che non appaiono sulle pagine dei giornali, ma sono diffusi più di quanto si possa pensare. Sono i giovani che si fanno portatori di queste istanze; impiegare parte del loro tempo – della loro formazione in tutti i campi, ingegneria civile, psicologia, sociologia, ecc. - per rendersi utili e dare il meglio della loro giovinezza è una gratificazione che tutti riconoscono positiva e densa di valori umani.

L’attenzione e la cura con cui i numerosi ragazzi e ragazze hanno seguito la conferenza di Davide Berruti è la migliore dimostrazione della voglia di mettersi in gioco, essere curiosi degli accadimenti del mondo, pensando anche la possibilità di un apporto pratico con un’esperienza da vivere in contesti di vita non facili ma certamente arricchenti umanamente.

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