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Da ministro degli Esteri del governo Renzi, Gentiloni ha autorizzato 'anno scorso l'esportazione di 10mila pistole semiautomatiche al regime di Maduro

Venezuela, dall'Italia le armi della repressione

In Venezuela lo stato dei diritti umani è in continuo deterioramento. L'allarme di Amnesty International e dei vescovi venezuelani. L'indignazione del Presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni. Che però tace sulle armi inviate proprio dall'Italia a Maduro, come documenta Unimondo.

Parole chiave: armi (126), export (15), Venezuela (14), Paolo Gentiloni (8), Unimondo (12)
Il tweet del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni

In Venezuela lo stato dei diritti umani è in continuo deterioramento. Il paese vive un drastico incremento dell’uso illegale della forza e si registrano decine di arresti arbitrari e l’uccisione di almeno 10 persone, insieme ad altri preoccupanti attacchi contro la popolazione. “L’uso della forza letale deve cessare immediatamente” ha ammonito in una nota ufficiale Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.

L’uso illegale della forza è notevolmente aumentato. Secondo l’ufficio della procura generale venezuelana, nel giorno delle elezioni per l’Assemblea costituente sono morte almeno 10 persone, ragazzi inclusi.

Sono stati inoltre riferiti attacchi indiscriminati contro cittadini venezuelani, tra cui colpi d’arma da fuoco e lanci di gas lacrimogeni in zone residenziali e nei pressi degli ospedali, oltre a decine di feriti vittime di soldati, agenti di polizia e gruppi armati civili.

Le autorità devono svolgere indagini imparziali, da parte di magistrati civili, su tutti i casi di violenza, a prescindere da chi ne sia stato responsabile. Devono essere intraprese azioni immediate per porre fine agli arresti arbitrari, alle uccisioni e alle altre gravi violazioni dei diritti umani“, ha concluso Guevara-Rosas.

“È molto triste che non si offrano al nostro popolo strade di speranza ma di sottomissione ad un destino che non offre né pace, né democrazia, né pane né lavoro dignitoso”.”Si rispettino le istituzioni legittimamente costituite secondo la nostra legge costituzionale e si rilascino i prigionieri politici”: così mons. Castor Oswaldo Azuaje, vescovo di Trujillo, in un messaggio vocale inviato al Sir, ha commentato l’acutizzarsi della crisi in Venezuela, in seguito alla votazione, il 30 luglio scorso di una Costituente che i vescovi venezuelani hanno sempre definito “non necessaria e fraudolenta”.

Trento - Il ministro Paolo Gentiloni alla Giornata dell'Autonomia 2016. - 05/09/2016 -

Trento - Il ministro Paolo Gentiloni alla Giornata dell'Autonomia 2016. - 05/09/2016 -

Sulla situazione in Venezuela si è espresso martedì 1 agosto il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni con un tweet nel quale afferma “#Venezuela: Arresto dei leader opposizione inaccettabile. Italia impegnata contro rischio dittatura e guerra civile”. E in un'intervista rilasciata al Tg5 e ripresa sul sito del Governo lo stesso Gentiloni affermava: “In Venezuela c'è una situazione al limite della guerra civile, al limite di un regime dittatoriale. Noi non riconosceremo l'Assemblea costituente voluta da Maduro. C'è la preoccupazione per i 130 mila italo-venezuelani che sono veramente in condizioni molto precarie. Il governo è attivo non solo sul piano diplomatico ma anche su quello della difesa dei nostri connazionali”.

"Prese di posizione rilevanti ma che risultano non solo tardive, ma alquanto ipocrite", obietta in un articolo su Unimondo Giorgio Beretta. "Le violazioni dei diritti umani, gli arresti e i processi arbitrari in Venezuela sono infatti stati denunciati già dal 2014 da Amnesty International, da Human Rights Watch e da tutte le associazioni internazionali accreditate", scrive.Eppure "ciò non ha impedito a Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri durante il governo Renzi, di autorizzare proprio l'anno scorso l'esportazione di 10mila pistole semiautomatiche AF-1 Strike One (calibro 9x19) prodotte dalla Arsenal Firearms S.r.l.: non è chiaro a quali corpi armati siano destinate, ma secondo diverse fonti sarebbero state inviate alla Polizia venezuelana (Cuerpo de Policía Nacional Bolivariana - Cpnb)". Citando la la Relazione ufficiale della Presidenza del Consiglio inviata al Parlamento lo scorso 18 aprile, Beretta rileva che "l’Autorità nazionale italiana per le autorizzazioni dei materiali di armamento (U.A.M.A) incardinata presso il Ministero degli Esteri ha rilasciato nel 2016 un’autorizzazione alla Arsenal Firearms S.r.l. per l’esportazione di 10mila pistole AF-1 Strike One (calibro 9x19) per un valore complessivo di 7 milioni di euro. Che è la cifra esatta rilasciata per una singola autorizzazione all’esportazione verso il Venezuela di 'armi e armi automatiche di calibro uguale o inferiori a 127 mm'. Detto semplicemente: la Farnesina a guida Gentiloni ha messo le pistole nelle fondine della polizia e dei militari venezuelani". Non è la prima volta che l’Italia arma la Repubblica Bolivariana, continua l'articolo di Unimondo, "ma questa volta si tratta con ogni probabilità di pistole destinate alle stesse forze di polizia che sono andate a prelevare da casa i due oppositori e i cui video sono pubblicati sui siti di tutte le maggiori testate italiane. Che, ovviamente, mentre riportano i video e i tweet degli arresti, pare siano totalmente all’oscuro delle esportazioni di armi italiane alla polizia e alle forze amate del Venezuela". Si tratta di Leopoldo López, leader del partito di opposizione Volontà popolare, e Antonio Ledezma, sindaco di Caracas, prelevati dalle loro abitazioni nelle prime ore del mattino del 1 agosto da agenti dei servizi d’intelligence venezuelani privi di mandato. Entrambi erano stati trasferiti dal carcere agli arresti domiciliari per motivi di salute. “Questo è il segnale che il governo Maduro sta disperatamente cercando di ridurre al silenzio ogni critica, mentre la situazione politica e la crisi umanitaria del Venezuela hanno raggiunto il punto di rottura”, ha commentato Amnesty international.

Prosegue Beretta: "Stando alle informazioni dell’Agenzia delle Dogane compresa nella Relazione governativa, nel 2016 sarebbero state solo 1.550 le pistole Strike One effettivamente inviate al Venezuela per un valore di poco più di 753mila euro: una conferma, in questo senso la si ha anche dai dati sul commercio estero dell’Istat che segnala nel maggio del 2016 un simile importo per esportazioni di 'pistole e revolver' dalla Provincia di Brescia al Venezuela (la sede italiana della Arsenal Firearms S.r.l è infatti in via X Giornate 14, a Magno di Gardone Val Trompia, in provincia di Brescia). E fino all’aprile del 2017, ultimo dato disponibile, nessun’altra arma sarebbe stata consegnata al Venezuela. Il che significa che – a meno che le consegne non siano avvenute negli ultimi mesi (fatto ancor più grave alla luce dei recenti eventi in Venezuela) – Gentiloni è ancora in tempo a revocare l’esportazione di 8.550 pistole AF-1 Strike One. Sarebbe una misura necessaria alla luce della Legge 185 del 1990 che espressamente vieta l’esportazione di armi 'verso i Paesi i cui governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti dell'uomo' e che darebbe un po’ di credibilità alle sue esternazioni via twitter". E conclude: "O dobbiamo attendere che uno dei 130mila italiani in Venezuela venga ammazzato da un colpo sparato dalle forze dell’ordine con una pistola di fabbricazione italiana per cominciare ad indignarci?".

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