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L'analisi e i consigli del giornalista di “Avvenire” Gigio Rancilio

Gigio Rancilio ("Avvenire"): Così “dialoghiamo” sulle piazze virtuali

In Italia ci sono 34 milioni di utenti attivi sui social media, il 57% della popolazione totale. Analizza con l'occhio dell'esperto queste “piazze virtuali” e le loro caratteristiche il giornalista Gigio Rancilio, responsabile social del quotidiano Avvenire.

Gigio Rancilio giornalista di "Avvenire".

In Italia ci sono 34 milioni di utenti attivi sui social media, il 57% della popolazione totale. YouTube, Facebook, WhatsApp e Instagram, per citare i più conosciuti e utilizzati, sono i luoghi virtuali che quotidianamente visitiamo smartphone alla mano. Paradossalmente, però, ne ignoriamo spesso il funzionamento e, cosa più grave, i pericoli che un uso inconsapevole può generare.
Ad analizzare con l'occhio dell'esperto queste “piazze virtuali” e le loro caratteristiche, è stato, nel pomeriggio di sabato 24 novembre a Rovereto, il giornalista Gigio Rancilio, responsabile social del quotidiano Avvenire, intervenuto in occasione dell’ultima delle Assemblee di zona.

Luoghi di “conversazione” che affiancano (o nei casi più gravi, sostituiscono), la piazza, la strada o l'oratorio, allargandone ma spesso distorcendone i confini, i social sono mezzi per far conoscere e far crescere comunità, ma anche per misurare la propria reputazione che si tende sempre di più a pesare “a suon di like”.

Sui social stiamo principalmente per essere connessi con gli amici: occupiamo il tempo libero, cerchiamo cose divertenti, condividiamo foto, video, le nostre opinioni. Spesso, però, il social network diventa anche l'unica fonte di informazione per chi lo frequenta: il rischio è quello di ridurre la realtà a slogan, deformandola e, non permettendo – a chi non conosce gli strumenti giusti per difendersi - di distinguere il vero dal falso.

Insomma, se attraverso il web è possibile raggiungere tutto e tutti, il rischio è invece, paradossalmente, quello di isolarsi sempre più in echo chambers, casse di risonanza all'interno delle quali rimbalza sempre lo stesso messaggio. Quello che ci piace ascoltare, che ci fa stare bene ci viene ripetuto, quello che non ci piace o va contro il nostro pensiero viene rimosso.

Il dialogo, apparente, lascia così spazio allo scontro, confuso e per nulla creativo. Non sono stati certo i social a sdoganare l'odio e la volgarità, ma i contenuti d'odio hanno un triplo potere negativo: bloccano la discussione, elevano il livello dello scontro, allontanano tutte le persone che non hanno voglia di “urlare” e si allontanano dalla conversazione. Come se non bastasse, chi odia – tecnicamente hater - spesso non si rende nemmeno conto di quanto grave sia ciò che scrive.

Con questo mondo velocissimo in cui tutti mettono le stesse cose, tutti scrivono le stesse cose, tutti copiano da tutti occorre cercare, consiglia Rancilio, chi sa unire i puntini, chi spiega davvero cosa sta accadendo, chi affronta le questioni che toccano la nostra vita reale. Chi ha l’umiltà di essere prezioso per pochi piuttosto che ininfluente per molti.

Prendendo in esame i social più frequentati – Facebook, Twitter, Instagram, Youtube - Rancilio ha offerto consigli preziosi sia per chi vuole stare nei social sia da semplice fruitore sia da produttore di contenuti, chiudendo con una carrellata di esempi su come la Chiesa – anche quella di Trento – si barcamena oggi tra vecchi e nuovi media. Ricordando che in definitiva è sempre vincente, quale che sia il “medium”, il mezzo, la comunicazione “semplice, chiara e trasparente”

Gigio Rancilio ("Avvenire"): Così “dialoghiamo” sulle piazze virtuali
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