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Il vescovo Lauro nella messa per le vittime migranti

“I migranti ci aiutano a restare umani”

"Tra le opere di misericordia, la Chiesa ha particolare attenzione per chi muore dimenticato, come le persone migranti, che, fuggendo da guerre e povertà, hanno trovato indifferenza e  morte nel mar Mediterraneo.

"Tra le opere di misericordia, la Chiesa ha particolare attenzione per chi muore dimenticato, come le persone migranti, che, fuggendo da guerre e povertà, hanno trovato indifferenza e morte nel mar Mediterraneo. Sono presso il Signore, che ha predilezione per chi non ha nome e perde la vita senza avere accanto nessuno, e a loro chiediamo che ci aiutino a diventare più umani". Così l'arcivescovo Lauro Tisi ha accolto i fedeli che hanno partecipato alla s. messa per le vittime migranti presieduta nella chiesa del seminario diocesano venerdì 8 novembre al termine dell'incontro con Mario Marazziti svoltosi nel pomeriggio alla Libreria Ancora.

Il Samaritano ha avuto compassione, un popolo che la perde ha già in sé i germi della propria morte, testimoniati dall'indifferenza nei confronti di fratelli e sorelle migranti, uomini e donne da accogliere, rispettare, amare. È il messaggio risuonato forte durante l'omelia: "Lontano dai volti non c'è salvezza, lo ha capito l'amministratore disonesto e la lode di Gesù nei suoi confronti è profetica. Siamo convinti di poterci salvare grazie a garanzie economiche e schiacciando gli altri, e che il futuro dipenda dalla capacità di tenerli a bada, ma è una follia collettiva: un popolo senza pietas, privo di misericordia, che vive difendendosi e contrapponendosi, ha già finito di esistere".

Difficile essere solidali nel tempo dell'individualismo, ma c'è chi continua a esserlo, sforzandosi di credere in una società più giusta. "Chiediamo a fratelli e sorelle migranti accolti dal Padre - ha proseguito il vescovo Lauro - che il popolo europeo, incapace di fare loro spazio, si risvegli dal terribile sonno della ragione in cui è, e la grazia di tornare ad avere uno sguardo universale, che non considera colore e culture diverse un problema. Chiediamo di aiutarci a stare con i piedi nella realtà, non nelle narrazioni del mondo funzionali a gestire potere, privilegi e divisioni tra chi ha tutto e chi non ha niente. Un mondo basato sulla disuguaglianza è orribile per tutti. Una dimensione normale come quella dell'incontro è diventata qualcosa di pericoloso. Risvegliamoci da questo inganno: è un'opportunità".

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