Bolzano chiama Trento

stampa

Sul confine nulla è scontato. Si fa presto a erigere muri, a chiudere porte e a tagliare i ponti. Più complesso e laborioso è il percorso che conduce al dialogo, all’apertura, alla condivisione e alla corresponsabilità. “La nostra Chiesa – dice il Sinodo – è chiamata a promuovere una ‘convivenza nella differenza’, perché la bellezza del nostro territorio possa rispecchiarsi in un tessuto sociale amabile, dove si vive come parte di sé la cultura e la lingua dell’altro”.

L’incidente accaduto in Consiglio provinciale a Bolzano, con la messa in discussione dell’uso dell’espressione “Alto Adige”, è la dimostrazione che la pacifica convivenza non è mai una meta raggiunta una volta per tutte. È sempre necessario continuare a vigilare. La vicenda ha avuto risonanza nazionale ed è stata per lo più trattata in modo superficiale e non del tutto veritiero.

Il vescovo di Bolzano-Bressanone Ivo Muser ha ricordato la settimana scorsa la testimonianza di Josef Mayr-Nusser, a settantacinque anni esatti da quel “no” che per molti risuona tuttora come una voce scomoda che non si vorrebbe sentire. È e rimane segno di contraddizione e pietra d’inciampo.

Celebrazioni senza botti a Bolzano per il centenario della firma del trattato di Saint-Germain-en-Laye, col quale si disegnavano i nuovi confini meridionali dell’Austria. È il documento che sancisce la divisione del Tirolo storico, l’atto di nascita della questione altoatesina.

La fase diocesana del processo di beatificazione del padre pallottino Franz Reinisch si è da poco conclusa. Morì il 21 agosto del 1942. Si tratta di un testimone della coscienza che ricorda da vicino altre (poche) persone coraggiose che riconobbero, nei tempi bui del nazionalsocialismo, il dovere di dare testimonianza, tra questi il bolzanino Josef Mayr-Nusser. Reinisch ebbe un legame particolare con Bressanone (alla cui diocesi il Vorarlberg un tempo apparteneva) e con l’Alto Adige.

L’altoatesinità di don Michele è un davvero un dono per la sua nuova diocesi. Forse non sarà la padronanza delle lingue a essere necessaria al vescovo Michele, ma certamente lo è la consapevolezza che le persone usano parole diverse per dire cose simili e parole simili per dire cose assai diverse.

Il 23 giugno di ottant’anni fa, presso il comando delle SS a Berlino, fu raggiunta l’intesa per le cosiddette “opzioni”. Un evento destinato ad aprire ferite insanabili tra la popolazione dell’Alto Adige.

Per la prima volta nella storia un laico, dal settembre 2019, sarà preside dello Studio teologico accademico di Bressanone. Si tratta del teologo pastorale Alexander Notdurfter. Tra i direttori degli uffici diocesani, otto sono laici, solo due sono sacerdoti e uno è diacono permanente.

Uno dei nomi del Tirolo prima che si chiamasse Tirolo è “Terra tra i monti”. L’altro nome è “Terra all’Adige”. Con questo si è già detto tutto rispetto alle coordinate in base alle quali gli abitanti di questa regione si sono misurati nel corso dei secoli. La storia di questa terra insegna che né il Brennero né Salorno furono mai una frontiera invalicabile e impermeabile.

A introduzione della settimana santa il vescovo di Bolzano-Bressanone riprende in una lettera alla comunità diocesana (“Dalla croce alla risurrezione, anche oggi”) i temi trattati più ampiamente nella lettera pastorale di Quaresima, dedicata all’idea e alla pratica della solidarietà.

Avvenire colloca la provincia di Bolzano al primo posto sul podio del ben-vivere. La Caritas mette in luce alcune criticità che tendono a relativizzare l’idea di un Sudtirolo da vedersi unicamente come isola felice. Contraddizione? Solo in apparenza.