Bolzano chiama Trento

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24 febbraio 1945. Sono passati 75 anni dalla mattina in cui, alla stazione di Erlangen, in un vagone bestiame, il corpo di Josef Mayr-Nusser fu rinvenuto esanime. Il viaggio del treno che lo avrebbe dovuto consegnare agli aguzzini del campo di Dachau era cominciato ai primi del mese a Danzica...

Proprio nei giorni dedicati alla memoria dell’apertura dei cancelli di Auschwitz, papa Francesco ha pubblicato il suo messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali, dedicato a come la memoria si traduce in narrazione. E il 24 gennaio, ricorrenza di san Francesco di Sales, il vescovo altoatesino Ivo Muser ha ripreso questi temi nel suo tradizionale incontro con gli operatori della stampa.

È uso a Merano che in occasione della Giornata della Memoria i rappresentanti del Comune si ritrovino per una cerimonia di commemorazione presso il muro dell’ex campo satellite del lager di Bolzano. Lo faranno anche fra qualche giorno, alle 12 del 27 dicembre.

Dopo le elezioni anticipate di fine settembre e lunghe trattative, nei giorni a cavallo tra i due anni ha preso forma il nuovo governo austriaco a guida popolare (ÖVP). In coalizione entrano i Verdi e l’accordo di governo comprende temi caratteristici del centrodestra e altri tipici dell’ambientalismo e delle sinistre europee.

Il Presidente Mattarella a castel Tirolo: “Dobbiamo essere consapevoli che in un mondo sempre più globalizzato soltanto il disegno europeo sarà in grado di rappresentare e di proteggere le nostre comunità permettendoci di continuare ad accrescere il nostro sviluppo sociale. Al di fuori di questo progetto non vi può essere, in realtà, per i popoli europei, né sovranità né indipendenza, bensì l’esatto contrario”.

A Bolzano nei prossimi giorni si apre la “Fiera del volontariato” nell’ambito della “Fiera d’autunno”. La cultura del dono fa ancora parte del presente di una società segnata da un forte individualismo non solo nell’economia e nella politica ma anche nell’impegno sociale?

Sul confine nulla è scontato. Si fa presto a erigere muri, a chiudere porte e a tagliare i ponti. Più complesso e laborioso è il percorso che conduce al dialogo, all’apertura, alla condivisione e alla corresponsabilità. “La nostra Chiesa – dice il Sinodo – è chiamata a promuovere una ‘convivenza nella differenza’, perché la bellezza del nostro territorio possa rispecchiarsi in un tessuto sociale amabile, dove si vive come parte di sé la cultura e la lingua dell’altro”.

L’incidente accaduto in Consiglio provinciale a Bolzano, con la messa in discussione dell’uso dell’espressione “Alto Adige”, è la dimostrazione che la pacifica convivenza non è mai una meta raggiunta una volta per tutte. È sempre necessario continuare a vigilare. La vicenda ha avuto risonanza nazionale ed è stata per lo più trattata in modo superficiale e non del tutto veritiero.

Il vescovo di Bolzano-Bressanone Ivo Muser ha ricordato la settimana scorsa la testimonianza di Josef Mayr-Nusser, a settantacinque anni esatti da quel “no” che per molti risuona tuttora come una voce scomoda che non si vorrebbe sentire. È e rimane segno di contraddizione e pietra d’inciampo.

Celebrazioni senza botti a Bolzano per il centenario della firma del trattato di Saint-Germain-en-Laye, col quale si disegnavano i nuovi confini meridionali dell’Austria. È il documento che sancisce la divisione del Tirolo storico, l’atto di nascita della questione altoatesina.

La fase diocesana del processo di beatificazione del padre pallottino Franz Reinisch si è da poco conclusa. Morì il 21 agosto del 1942. Si tratta di un testimone della coscienza che ricorda da vicino altre (poche) persone coraggiose che riconobbero, nei tempi bui del nazionalsocialismo, il dovere di dare testimonianza, tra questi il bolzanino Josef Mayr-Nusser. Reinisch ebbe un legame particolare con Bressanone (alla cui diocesi il Vorarlberg un tempo apparteneva) e con l’Alto Adige.

L’altoatesinità di don Michele è un davvero un dono per la sua nuova diocesi. Forse non sarà la padronanza delle lingue a essere necessaria al vescovo Michele, ma certamente lo è la consapevolezza che le persone usano parole diverse per dire cose simili e parole simili per dire cose assai diverse.

Il 23 giugno di ottant’anni fa, presso il comando delle SS a Berlino, fu raggiunta l’intesa per le cosiddette “opzioni”. Un evento destinato ad aprire ferite insanabili tra la popolazione dell’Alto Adige.

Per la prima volta nella storia un laico, dal settembre 2019, sarà preside dello Studio teologico accademico di Bressanone. Si tratta del teologo pastorale Alexander Notdurfter. Tra i direttori degli uffici diocesani, otto sono laici, solo due sono sacerdoti e uno è diacono permanente.

Uno dei nomi del Tirolo prima che si chiamasse Tirolo è “Terra tra i monti”. L’altro nome è “Terra all’Adige”. Con questo si è già detto tutto rispetto alle coordinate in base alle quali gli abitanti di questa regione si sono misurati nel corso dei secoli. La storia di questa terra insegna che né il Brennero né Salorno furono mai una frontiera invalicabile e impermeabile.