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Covid-19 ci costringe a tornare all’essenziale

La lettera pastorale del vescovo Muser indica quattro sfide per l’Alto Adige che diventano ancor più pressanti in tempi di coronavirus: la solitudine, l’emergenza casa, il fenomeno migratorio, il prenderci cura e assistere le persone (lo si vede particolarmente in queste strane settimane).

Parole chiave: governo (350), Giuseppe Conte (8), coronavirus (71), Covid-19 (26)

Mons. Muser: “L’emergenza coronavirus impegna la famiglia umana a vivere realmente come una famiglia solidale”

Domenica scorsa nella diocesi di Bolzano-Bressanone si sarebbe dovuta celebrare la Giornata della solidarietà. Il lunedì precedente il vescovo Ivo Muser avrebbe voluto presentare la lettera pastorale sociale dal titolo “Dai

Sono 1249 le persone sottoposte al test per il Coronavirus in Alto Adige (Foto: Asdaa)

Sono 1249 le persone sottoposte al test per il Coronavirus in Alto Adige (Foto: Asdaa)

loro frutti li riconoscerete”. Invece, a causa del dilagare di COVID-19 tutto si è svolto in sordina, via etere o in streaming.

“Proprio l’emergenza coronavirus – ha detto monsignor Muser domenica mattina nel Duomo di Bolzano deserto – impegna la famiglia umana a vivere realmente come una famiglia solidale. Solidarietà significa esserci per l’altro, contrapporsi a ogni forma di egoismo e egocentrismo nel proprio comportamento”.

È un’emergenza che ci mette alla prova, ha aggiunto il vescovo: “E allora proviamo a pensare all’anziano vicino di casa, alla collega di ufficio, ai compagni di scuola. Pensiamo a medici e personale sanitario che con il loro lavoro in queste settimane ci anticipano il senso della Pasqua: donazione e servizio”. Il vescovo Ivo ha ricordato che “per ogni persona, credente o non credente, questo tempo difficile ci chiama a comprendere proprio il valore e il senso della solidarietà, dell’essere una comunità unita e del testimoniarlo con gesti concreti”.

In molte chiese della diocesi di Innsbruck domenica scorsa si sono celebrate le ultime messe aperte al pubblico. A partire da lunedì 16 marzo le celebrazioni sono state sospese in tutta la diocesi, così come anche tutti gli eventi di natura ecclesiale, che sono stati cancellati per le prossime settimane. La maggior parte delle chiese rimarrà però aperta durante il giorno.

Il vescovo Hermann Glettler si è rivolto ai fedeli con uno scritto: “La sospensione provvisoria delle messe non significa che nel Tirolo non c’è più vita spirituale. Sì, in queste settimana non dovremmo pregare di meno, ma di più! Anche nelle famiglie. Molte persone sono insicure e non sanno che fare. Sentiamo tutti fortemente la vulnerabilità e la fragilità della nostra vita – nonostante l’alto livello della tecnologia”. “Ciò che conta si trova improvvisamente lontano da tutto ciò che normalmente ci muove e ci rende nervosi. La decelerazione in questi giorni è utile per tornare a concentrarsi sull’essenziale”. “Nelle prossime settimane – ha detto ancora il vescovo Glettler – vogliamo mantenere le nostre chiese aperte come ‘luoghi di speranza’ per la preghiera individuale”.

La lettera pastorale del vescovo Muser indica quattro sfide per l’Alto Adige che diventano ancor più pressanti in tempi di coronavirus.

La prima sfida è rappresentata dalla solitudine che “aumenta e ci sollecita ad allacciare nuove relazioni. Papa Francesco, nel suo discorso del 2014 davanti all’Europarlamento, ha citato la solitudine e l’anonimato come le più diffuse ‘malattie’ di cui soffre l’Europa”.

Una seconda sfida è quella dell’emergenza casa. Essa “richiede misure politiche adeguate, iniziative di ‘accompagnamento all’abitare’ e lo sviluppo di reti sociali”.

Una terza attenzione va rivolta al fenomeno migratorio che “è soprattutto conseguenza di disuguaglianza sociale e strutturale. Papa Francesco cita quattro passi per incontrare le persone in modo positivo: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”.

Infine siamo chiamati a prenderci cura e assistere le persone. Lo si vede particolarmente in queste strane settimane. Prendersi cura l’uno dell’altro, sia pure costretti a mantenere le distanze, “è espressione della solidarietà tra le generazioni”.

Servono, per questo, “decisioni politiche lungimiranti, ma anche l’impegno personale di ciascuno”.

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