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La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

C’è un sostanziale accordo per portare avanti la legislatura e incassare il passaggio di qualche altro provvedimento bandierina, trofeo da esibire agli elettori

Come valutare le attuali contorsioni della politica italiana? Ecco una domanda a cui non è facile rispondere. Si dovrebbe partire dalla constatazione che si sta rivelando fallimentare il famoso “contratto” su cui si è edificato il governo e che è stato magnificato dai suoi sottoscrittori come la pietra filosofale per portare a risultati brillanti un esecutivo fondato su due forze diverse.

La situazione è magmatica e rivela una maggioranza politica prigioniera delle sue contraddizioni. Lo sarà magari sino al punto da non riuscire a sciogliersi, ma questo peggiora le cose, perché una evidente crisi che non riesce a passare da virtuale ad effettiva non è il contesto adatto per affrontare i problemi che ci troveremo davanti a partire dall’autunno.

Il risultato è che tutto si riduce ad una zuffa fra fan dell’una e dell’altra soluzione, mirata solo ad ottenere un dividendo elettorale da qualcuna delle corporazioni in campo.

Il nostro governo non sembra avere una chiara visione di quale possa essere il suo futuro nella rissosa Unione che si profila

Non si sa cosa pensare delle continue schermaglie fra Salvini e Di Maio, intervallate da riappacificazioni per mettere in difficoltà Conte. Se sono solo sceneggiate per tenere il centro della scena, sono uno spettacolo triste e poco responsabile.

Al momento neppure il PD a guida Zingaretti sembra capace di far convivere una decisa svolta progettuale che rompa con gli schematismi delle sue vecchie ideologie con una strategia politica coraggiosa di fronte alle scadenze elettorali che si troverà davanti in autunno.

Sono passati anche i ballottaggi e dunque la grande tornata elettorale dovrebbe essersi chiusa. Ci sono ancora scampoli: elezioni comunali in Sardegna nella prossimasettimana, poi le regionali in Emilia Romagna e Calabria nel tardo autunno (ammesso che non le posticipino un po’). Resta ovviamente l’incognita di un possibile scioglimento anticipato della legislatura che al momento viene respinto da Conte, Salvini e Di Maio.

Conte si è ben guardato dal mettere scadenze, ha continuamente badato a dare un colpo al cerchio pentastellato ed uno alla botte leghista,

Le urne hanno dato il responso come era nelle previsioni, anche se non è stato quello che ci si attendeva. Adesso tutti si chiedono se quanto è successo avrà conseguenze sul governo.

Continua l’immobilismo in attesa dell’esito delle elezioni, ma non c’è alcuna certezza che poi le cose cambieranno. Il premier Conte si era detto fiducioso che passata la boa del 26 maggio tutto sarebbe tornato nella normalità, ma è dubbio, visto il crescendo di attacchi reciprochi.

Detto questo, ci pare che sarebbe il caso che il premier e il suo governo, nonché i due partiti che lo sostengono, si occupassero di una questione assai più rilevante anche se meno adatta come soggetto per le sceneggiate da bulli in cui si esibiscono Di Maio e Salvini a pro di talk show e telecamere: il cambiamento in atto nel quadro europeo.

Soprattutto il leader della Lega ha scommesso da tempo sul cambiamento che si sarebbe verificato nell’Unione Europea dopo le elezioni di maggio.

In materia di polemiche i due teatranti stanno esaurendo il repertorio, nonostante sia questo il momento migliore per trarre dei frutti dalla propria arte. Infatti se alle Europee tra meno di un mese la gente arriverà sfibrata dal girare a vuoto di questa campagna elettorale infinita è possibile che nelle urne ci siano più sorprese di quelle che pronosticano i sondaggi.

Mentre l’orizzonte politico, sia interno che internazionale, si complica in maniera accelerata, le forze che sono presenti sulla scena del nostro paese sembrano sempre più incapaci di trovare una bussola che le aiuti a trovare una direzione di marcia. Il panorama è desolante e non registra eccezioni.

Si fa presto a rispondere da bulletti ai rilievi dell’Ocse invitandola a non impicciarsi negli affari nostri, ma altrettanto presto arriverà la sanzione per l’ennesima scemenza espressa dal nostro governo: dare valutazioni sulle economie dei vari Paesi è il mestiere dell’Ocse che non può sottrarsi ad esso e inoltre le analisi vanno eventualmente contestate nel merito, non respinte a prescindere.