Fatti e opinioni

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La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

Chi pensava che il voto per il referendum potesse sbloccare il paese dovrà ricredersi: la situazione che si profila è quella di un sistema incartato, dove quasi tutti mentono sulle loro reali intenzioni perché l’unica preoccupazione è come stracciare gli avversari. Del futuro del paese si fanno carico in pochissimi.

Dopo otto mesi di discussione sui pregi e difetti della riforma costituzionale, o più banalmente se questa poteva o no essere l’occasione buona per mandare a casa Renzi, ecco che ci si risveglia pensando che magari non tutto è così semplice e automatico come potrebbe sembrare.

Cosa pensi di cavare la classe politica da una situazione esasperata come quella che va costruendo in quest’ultima settimana è quasi impossibile da capire. Una logica che sembra ispirata al nuovo principio “a populista, populista e mezzo” è aberrante e non aiuta né a promuovere la Costituzione aggiornata né a difendere quella che c’è.

In questo momento il populismo la faccia da padrone un po’ in tutti i settori della politica italiana. È una deriva molto pericolosa, ma ben pochi fra i politici sembrano rendersene conto.

Quasi in contemporanea si è avuta la rottura, credo definitiva, fra Renzi e la vecchia guardia del PCI-PDS-DS e quella con i vertici attuali dell’Unione Europea. Due eventi che potrebbero essere entrambi connessi più di quel che non sembri con la sorte del referendum costituzionale.

Il terremoto sta mettendo a dura prova il paese: per fortuna non ci sono vittime, ma i danni sono notevoli e l’area interessata molto vasta. E’ necessario trovare le modalità per governare l’emergenza, ma è tutt’altro che facile. In queste condizioni si torna ovviamente a parlare della necessaria unità nazionale per affrontare una prova così difficile.

Non c’è pace nella politica italiana. Ovviamente l’eterna diatriba sul referendum non contribuisce certo a ritrovare un clima di collaborazione nazionale in un momento che diventa sempre più delicato. Il braccio di ferro con l’Unione Europea contribuisce ad aumentare il senso di ansia verso il futuro.

Grande dibattito sull’appoggio che Obama ha tributato in modo assai enfatico a Matteo Renzi, soprattutto per il sostegno al sì nel referendum costituzionale. Nel clima sempre più avvelenato e grossolano di questi mesi si è tornati a battere il tasto delle “ingerenze” americane nella nostra politica interna.

Non si capisce dove possa portarci la campagna elettorale avvelenata che continua ad aumentare di intensità. Se si guardano i talk show, anche quelli un tempo più equilibrati. Ci si chiede quanto si possa andare avanti così, con continui attacchi e colpi bassi. Comunque vada, dopo il referendum sarà necessario ricomporre il tessuto politico del paese a meno che non si creda che questo clima di guerriglia permanente possa giovare all’Italia.

In questa fase politica in cui tutto diventa occasione di polemiche più o meno fondate si è incagliata anche la vicenda della revisione della legge elettorale, il cosiddetto Italicum. Un dibattito in cui i livelli di strumentalità e di manipolazione sono stati e continuano ad essere molto alti.

Con la definizione della data del referendum costituzionale il governo, più in specifico Matteo Renzi inizia la sua campagna, ma sarebbe meglio dire la sua sfida per testare la tenuta della svolta che ha cercato di imprimere al paese.

Alla gente dei tecnicismi delle leggi elettorali interessa poco. Oggi i problemi sono il controllo dell’immigrazione e l’economia che non decolla. Perciò Renzi è in campo con attacchi alla UE e alla Germania considerate, non a torto, responsabili di scarsa sensibilità per i problemi italiani. Basterà questo a ridare smalto ad una leadership che sta perdendo dei colpi?

Per quanti sforzi si mettano in campo la politica italiana non riesce a sottrarsi alla tentazione di istigare allo sfogo della rabbia. Dunque ora siamo di fronte alla vicenda sul presunto “ricatto” che gli altrettanto presunti poteri forti starebbero facendo all’Italia.

Nell’asprezza del confronto politico attuale tendere ad interventi che riequilibrino la situazione sarebbe salutare, ma, proprio per questo contesto, diventano operazioni pressoché impossibili.

Chi credeva che la tragedia del terremoto potesse mettere un freno alle tensioni politiche che percorrono il paese dovrà ricredersi e non in questo caso perché Renzi spinga sull’acceleratore della drammatizzazione politica. Al contrario il premier sta cercando di recuperare un certo spirito collaborativo che coinvolga il paese nel suo complesso, ma una parte almeno delle forze politiche è poco incline ad approfittare dell’occasione.