Fatti e opinioni

stampa

La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

Non ha trovato grande eco il tema della riforma del sistema di informazione interno alla Rai. Del grande piano di ristrutturazione del comparto informativo, la cui elaborazione è stata affidata a Carlo Verdelli, si sono un po’ perse le tracce, mentre è subito balzata alla ribalta la questione delle direzioni dei TG delle tre reti. Anche in vista del referendum costituzionale.

è sempre più evidente che il test autunnale, a cominciare da quello referendario ma senza dimenticare la legge di stabilità, è considerato decisivo per verificare se la famosa svolta che sembra aver interessato la politica italiana sia un fuoco di paglia o il classico giro di boa.

La concentrazione della stampa sui gravissimi episodi di terrorismo in Francia e Germania, nonché qualche evento di cronaca molto impattante (l’incidente ferroviario in Puglia) hanno contribuito a declassare l’importanza delle baruffe politiche in cui, almeno per il grande pubblico, non si registra nulla di nuovo.

Mantenere l’Italicum interessa molto a tutti quanti lavorano per fare del referendum l’occasione per eliminare Renzi. Infatti un cardine della loro propaganda è che la combinazione della riforma con l’Italicum crea la dittatura di un solo partito. E’ una balla colossale, ma fa molta presa.

La politica italiana si sta impantanando in uno scontro senza quartiere fra tutte le varie fazioni in campo, senza capire che questo alla fine le indebolirà tutte. La ragione è l’incertezza del panorama generale che mescola spostamenti elettorali non facili da interpretare, una situazione economica ancora problematica, un contesto europeo e internazionale gravido di incognite.

L’attenzione dell’opinione pubblica sembra inchiodata sulla questione dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. C’è solo da chiedersi se davvero la gente si renda conto della portata del problema. Naturalmente si tratta di una faccenda complessa. Come si colloca l’Italia in questo contesto? Incredibilmente bene da un lato, incredibilmente male dall’altro.

Avevamo scritto del «tutti contro Renzi» e la cosa si è puntualmente avverata nei ballottaggi del 19 giugno. L’analisi dei flussi non lascia dubbi: una quota notevole dei voti dei partiti nemici del premier, dall’estrema destra all’estrema sinistra, si sono riversati sui candidati dei Cinque Stelle e sono stati importanti non solo per farli vincere, ma per farli vincere alla grande.

Cresce l’attesa per i risultati dei ballottaggi. Renzi cerca di allontanare da sé possibili ricadute del voto del 19 giugno, ma è un’impresa difficile. Ciò a cui si assiste è un incattivimento del confronto politico, dove è in atto una specie di convergenza di tutte le forze di opposizione a Renzi, dall’estrema destra all’estrema sinistra, nella speranza di dargli la prima spallata.

Il presidente del Consiglio avrebbe voluto che la tornata delle elezioni amministrative non lo coinvolgesse più di tanto. Era un desiderio irrealizzabile ed infatti non si è realizzato. Quel che sta passando nell’immaginario indotto dai media è che siamo di fronte al primo serio riflusso della fortuna politica del renzismo.

Renzi deve guardarsi da due scadenze, una prevista e prevedibile, cioè l’esito delle amministrative, l’altra che si sperava di evitare, cioè l’impennarsi degli ingressi dei migranti. Il tutto si colloca sulla sfondo di una corrida politica generalizzata che certo non aiuta a prendere decisioni meditate.

Molti si chiedono come mai a cinque mesi dalla data del voto la campagna per il voto al referendum confermativo di ottobre si sia già così surriscaldata. a tenere banco è il fatto che si tratta al tempo stesso di una questione molto seria e di una questione difficile da far capire alla gente.

È quasi sospesa la politica italiana, in bilico fra le attese per le elezioni amministrative e l’inizio, abbastanza virulento della battaglia per il referendum confermativo delle riforme costituzionali.

Conoscerete certo la famosa battuta dal film Animal House “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. E’ una specie di tormentone citato e stracitato, ma è quel che ci è venuto in mente leggendo la cronaca dell’intervento di Renzi alla direzione PD di lunedì scorso.

Comunque la si voglia mettere, il risultato del referendum confermativo sulle riforme costituzionali previsto per il prossimo ottobre sarà un verdetto sulla possibilità o meno dell'Italia di svoltare, uscendo dalla palude dei veti incrociati. Renzi l’ha capito, ma l’hanno capito benissimo anche i suoi avversari.

Sembra una strada tutta in salita quella del governo Renzi di qui alla prova referendaria del prossimo ottobre. Incuranti della situazione internazionale che non è affatto tranquilla le forze politiche italiane sembrano impegnate solo a condurre le proprie guerricciole interne. E' necessario che i partiti maggiori e più responsabili si carichino del compito di promuovere una ricostruzione morale del paese e soprattutto di non mettere in questione la sua unità.

Gli esami non finiscono mai, dice il titolo di una commedia di Eduardo De Filippo. Neppure le disfide politiche, almeno nel nostro paese. Così appena chiusa la partita sul referendum anti trivelle Renzi affronta la prova di due mozioni di sfiducia al Senato. Poi senz’altro arriveranno quella delle elezioni amministrative e infine quella del referendum confermativo della riforma costituzionale.