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La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

Con l’approvazione definitiva del progetto di riforma costituzionale la politica italiana entra nella fase cruciale di verifica della svolta che si è realizzata negli ultimi anni, ed è un fase che si preannuncia di battaglia all’ultimo sangue.

La vicenda innescata dall’inchiesta dei PM di Potenza è per Renzi più pericolosa di quel che le dichiarazioni sue e del suo entourage lascino pensare. Quale è l’obiettivo del polverone che si sta alzando? Far cadere Renzi? Nell’immediato sembra difficilmente raggiungibile.

L’unica cosa che sembra accertata in questo preludio del finale della campagna elettorale per le amministrative è la stanchezza, chiamiamola così, dei partiti politici. Tutti. Manca totalmente dappertutto il gioco di squadra, la mobilitazione di intelligenze attorno ai candidati, l’ambizione ad accreditarsi come capaci di ricostruire quel rapporto fra cittadini e politica che è andato in frantumi.

Certo islam radicalizzato fa leva su un orgoglio ritrovato dopo quelli che vengono presentati come secoli di umiliazione. Ma perché questa “rivincita” del tradizionalismo antioccidentale trova fertile terreno in Europa e fra i figli di terza generazione di immigrati? A nostro modesto giudizio non si vuole vedere che almeno a livello simbolico le società occidentali hanno replicato quella “umiliazione” storica.

Ci si interroga se e quanto le prossime elezioni amministrative saranno da considerare un test che possa sconvolgere la politica italiana.

hDa una parte il vertice europeo con la Turchia, dall’altro il bilaterale italo-francese in cui si è parlato di Libia: è un’Europa sempre più in difficoltà quella che si presenta ai nostri occhi in questi giorni di alta tensione.

La difficile prospettive della situazione in Libia, insidiata dai fondamentalisti, dove il governo italiano è chiamato a un ruolo di regia.

Alla fine Renzi ha dovuto metter mano in prima persona al disegno di legge sulle unioni civili. Non poteva che finire così. La scelta che sembrerebbe imporsi è quella di arrivare all’approvazione del testo stralciando la questione controversa delle adozioni all’interno delle coppie omosessuali. Certo la cosa avviene in un tripudio di macchiavellismi.

La vicenda del disegno di legge sulle unioni civili è una brutta pagina della politica italiana, perché dimostra tutta la crisi dei partiti nel guidare le trasformazioni della società civile considerandole nel contesto mondiale. L’argomento è difficile, perché muove sentimenti oltre che opinioni ragionate e chiama in causa, in un mix non propriamente salutare, valutazioni morali ed esigenze politiche.

Per l’Italia la situazione è particolarmente difficile. Gravato da un rilevante debito pubblico che riprende a salire, anche perché Renzi deve pur distribuire qualcosa se vuol mantenere il suo consenso, il nostro paese finisce per essere al momento l’anello debole del sistema dei 28 stati della UE.

E’ solo frutto della naturale inclinazione di Renzi alle polemiche lo scontro che ha aperto con le strutture di Bruxelles dell’Unione Europea? Chi interpreta in questo modo le uscite del premier non ha forse presente fino in fondo lo scenario in cui ci stiamo muovendo.

Non per fare dell’allarmismo inutile, ma la situazione generale è più seria di quanto cerchino di proporci le baruffe della politica. La Libia, il problema dell’Unione Europea alle prese con la crisi dell’immigrazione, le turbolenze sui mercati finanziari...

L’attuale aspro confronto che sembra essersi aperto fra il nostro governo e i vertici della UE è solo la punta dell’iceberg di una crisi che coinvolge ormai da tempo gli assetti dell’Unione. Le critiche di Renzi a Junker toccano due punti delicati: il primo è la questione del controllo economico della Commissione sui conti degli stati; il secondo è il tema del contributo che ogni stato deve dare alla Turchia perché si tenga i profughi siriani.

Non sarà un anno semplice quello che aspetta la politica nel corso del 2016. Sarà l’anno in cui si gioca la conferma o la fine della svolta che, piaccia o meno, Renzi ha imposto all’Italia.

Non è stato un anno facile il 2015 sul piano della politica italiana e si conclude con una serie non piccola di incertezze. A dominare è stato lo sfaldarsi del panorama dei partiti così come ce lo aveva consegnato la cosiddetta seconda repubblica.