Fatti e opinioni

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La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

La vicenda delle banche non è di quelle che ispirano sentimenti di ammirazione, ma da qui a farne un caso per gettare alle ortiche tutta la credibilità del sistema italiano in un momento delicatissimo ce ne corre.

Gli eventi francesi, con la vittoria, discutibile, del Front National della Le Pen e un sostanziale tripolarismo, andrebbero letti più come stimolo a riflettere su come siamo ridotti noi che non come oroscopo sul nostro futuro.

Non si può dire che sia un buon periodo per la leadership di Renzi. Mentre i media aspettano di vedere i fuochi d’artificio della prossima “Leopolda” (il tradizionale raduno fiorentino del renzismo), il governo non riesce ad imporsi per una linea politica creativa.

Preoccupa notevolmente l’incidente avvenuto ai confini fra Siria e Turchia. Si è chiaramente trattato di un braccio di ferro, un episodio, se ci si consente una battuta in una materia certo spinosa, di puro bullismo militare da una parte e dall’altra. Con che scopo? Questa è la vera domanda.

La strage di Parigi è stata un evento così drammatico che c’era da attendersi una reazione prolungata e dai toni forti. Altrettanto da attendersi che non sempre il senso della misura abbia prevalso.

La resa di Berlusconi a Salvini registra una trasformazione nella destra, dove ormai è sparito il «centro». Negli anni della crisi economica ciò che fa premio sono la rabbia e la paura e quelle sono cifre che sa giocare bene solo Salvini. A sinistra, la narrativa degli scissionisti è che Renzi ormai ha deciso che il PD non è più «di sinistra». Il problema di Renzi è gestire il prossimo passaggio delle amministrative senza sbilanciarsi né in una direzione né nell’altra.

Il percorso per l’approvazione della legge di stabilità entra nel vivo. E’ un percorso che non è mai stato facile per nessun governo, neppure in tempi in cui c’erano ben maggiori risorse di quanto oggi sia disponibile. Ecco allora che si annuncia un battaglia senza esclusione di colpi.

Proprio nel momento in cui parte il dibattito sulla legge di stabilità, che è già di per sé un passaggio complicato, riprende l’operazione di logoramento dell’attuale esecutivo. In vista di quale sbocco non si riesce a capirlo, ma che sia così appare sempre più chiaro.

Che cosa sta muovendo la politica italiana in questi giorni? La nuova puntata (quanto a numeri abbiamo perso il conto) della lotta ingaggiata fra Renzi e il variopinto mondo dei suoi oppositori per decidere il futuro degli equilibri politici nel paese.

Dunque Matteo Renzi ha portato a casa la riforma del senato. La vittoria del riformatore Renzi è però al momento virtuale, perché sul suo cammino si presenteranno due scogli tutt’altro che facili da aggirare. Il primo è la legge di stabilità, cioè il programma economico del governo; il secondo è il passaggio delle elezioni amministrative di primavera.

Se le tensioni politico sindacali si sommeranno è probabile che le difficoltà aumenteranno di molto.

La vicenda della nuova legge sul senato sembrerebbe avviarsi alla conclusione. Condizionale d’obbligo: la tensione interna al PD si dà quantomeno per sopita (vedremo se è vero). Quanto alle opposizioni, sembrano non avere altra strategia se non quella di fare delle sceneggiate.

Più che mai leader del suo partito, Renzi ha inchiodato il PD a riconoscere che più ci si avvita sui tecnicismi di una riforma che alla gente interessa pochissimo, più si mette a rischio la posizione privilegiata di cui gode: mai il suo partito è stato tanto forte.

sembra che sulla questione del ddl Boschi ci sia maretta. Non si capisce, almeno al momento in cui scriviamo questo articolo, se ci sia stata una rottura definitiva fra la minoranza dem e il governo, o se si tratti del solito gioco allo scaricabarile tattico.

E’ la settimana in cui si apre il confronto al senato sul ddl Boschi e molti si chiedono se sarà il finale di partita del renzismo.

La politica italiana è senza pace: l’emergenza immigrazione che non accenna a diminuire tiene alta la tensione. Il fatto nuovo, per quanto carico di ambiguità, è la dimensione europea che ha assunto il problema.