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La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

E’ difficile essere ottimisti di fronte allo spettacolo che sta offrendo la nostra classe politica, tanto di governo quanto di opposizione. L’unica cosa che le unisce è la confusione totale in cui si stanno muovendo.

La vecchia battuta “si sparli di me purché si parli” sembra essere il faro del governo giallo-verde che non cessa di tenere il centro della scena con rappresentazioni ed annunci. La vicenda della comunicazione dei giudici a Salvini circa l’apertura di una inchiesta a suo carico è emblematica.

Nelle stanze del governo si sta lavorando ormai al documento di economia e finanza (il famoso e famigerato DEF) che porta alla stesura del bilancio di previsione 2019. E’ il passaggio che tutti attendono, operatori economici (con le note agenzie di rating), leader politici, uffici di Bruxelles e osservatori internazionali,.

I due vicepremier Di Maio e Salvini si danno da fare per mantenere alta la tensione su tutto e per trasmettere l’impressione che sia in atto una specie di grande rivoluzione nella politica italiana. Il premier Conte è un desaparecido, che ogni tanto viene timidamente in scena .

Il governo giallo-verde (o giallo-blu se si vuole sottolineare il nuovo ruolo di Salvini rispetto alla tradizione della Lega prima versione) inizia a misurarsi con l’onere di governare. Governare è qualcosa di più che far passare provvedimenti bandiera: significa gestire la complicata attività istituzionale che deve o dovrebbe portare il paese ad ottenere buoni risultati .

L’amore per la politica muscolare sta facendo enormi danni. Ormai non si ragiona più da nessuna parte, ma si procede per proclami e l’assegnare la qualifica di buoni o di cattivi dipende più da pregiudizi e da false coscienze che da serie analisi della situazione. Il caso più facile per verificare questa affermazione è la spinosa questione dei migranti. In tempi di cambiamenti lo spazio per ragionare si riduce e si preferisce guardare alla raccolta a breve del consenso.

Bisognerebbe avere il coraggio di dirlo: siamo ormai un paese senza politica. Almeno se intendiamo “politica” in un senso pieno, come capacità di governare il confronto fra la vita associata (la polis) e le contingenze storiche in cui ti tocca vivere. Non possiamo certo chiamare politica quello che Salvini sta facendo.

La crisi dell’Unione Europea non dovrebbe essere presa sotto gamba. Non è questione di sentimentalismo europeista, anzi è stato proprio quel sentimentalismo che ci ha portato alla attuale decadenza. Che la costruzione scricchiolasse lo si stava già vedendo da tempo.

I ballottaggi nelle elezioni dei sindaci confermano una lettura già emersa dopo le urne del 4 marzo: si è di fronte alla domanda di cambiamento di una classe politica che è stata giudicata ormai esaurita nella sua capacità di rispondere ai problemi del momento.

Salvini continua imperterrito a lavorare per tenere il centro della scena: si tratti di immigrati da respingere, rom da censire, flat tax da introdurre, legge Fornero da cambiare, tutto fa brodo per guadagnarsi spazio sui mezzi di comunicazione. Secondo i sondaggi, la “pancia” del paese gli va dietro,.

Il can can mediatico sulla questione della nave Aquarius a cui Salvini ha vietato l’attracco in un porto italiano rivela una fiera delle ipocrisie.

Conte non è riuscito a cancellare l’impressione di essere fortemente condizionato da Salvini (debordante) e da Di Maio (più composto), ma non ci vorrà molto per capire se si tratta solo di un effetto rodaggio o se quella sarà la sua modalità di marcia.

A furia di esagerare in parole e opere il duo Di Maio-Salvini sembra sia riuscito ad infilarsi in una trappola. Ne sono usciti con l'accordo sul nome di un premier "terzo".

Se alla fine il cosiddetto governo giallo-verde si farà o se salterà tutto lo si dovrebbe vedere fra non molto: al momento ci sono ragioni per ipotizzare entrambe le eventualità.

Sembra che all’ultimo minuto M5S e Lega abbiano deciso di riprovare con un accordo di governo.

A furia di mettere paletti qua e là da parte di tutti si sarebbe finiti per incartarsi, ma adesso la previsione è diventata una realtà che si tocca con mano e che ha potenziali effetti dirompenti nel futuro prossimo .