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La propaganda stanca

Facile gioco di parole: quella a cui abbia assistito (e a cui assisteremo ancora per pochi giorni) è una propaganda stanca e anche una propaganda che stanca. Più o meno tutti ripetono solo litanie già sentite come se stessero annunciando grandi verità storiche.

Parole chiave: politica (1698), elezioni (711)

Facile gioco di parole: quella a cui abbia assistito (e a cui assisteremo ancora per pochi giorni) è una propaganda stanca e anche una propaganda che stanca. Più o meno tutti ripetono solo litanie già sentite come se stessero annunciando grandi verità storiche.

Naturalmente si può manipolare tutto. I Cinque Stelle, accortisi che mandare al Quirinale le liste dei ministri del loro governo era cosa senza senso, hanno spiegato che si tratta di un gesto di riguardo per Mattarella che ovviamente farà quel che vuole: come se non fosse sufficiente che apprendesse gli elenchi dai giornali. Bersani spiega che non è vero che Leu può far perdere il PD nelle competizioni all’uninominale perché tanto il sistema è proporzionale: come se per quel partito non contasse niente in questa difficile situazione guadagnare alcuni parlamentari in più. Salvini si esibisce mostrando vangelo e rosario: come se la gente potesse credere davvero che è un santo crociato della fede. Berlusconi dichiara che la flat tax ha effetti meravigliosi in tutti i paesi che l’hanno applicata: come se fosse difficile verificare che in nessun grande paese è applicata, sicché sarebbe da concludere che questi sono così stupidi da negarsi vantaggi che sarebbe facilissimo ottenere.

Continuare nell’elenco non sarebbe difficile, ma è stucchevole. In fondo si sa benissimo che gli elettori faranno le loro scelte per la maggior parte sulla base di un istinto che li porta a trovare più simpatici alcuni e più antipatici altri a cui si vuol poi fare dispetto. Un pessimo modo per fare le proprie scelte e c’è da sperare di essere smentiti.

Comunque i giochi a partire da quando si conosceranno finalmente i risultati in termini di seggi saranno fatti sulla base di altre prospettive rispetto a quelle che si sono sventolate in campagna elettorale. Intanto perché sarà necessario tenere conto di come i mercati e il contesto internazionale prenderà in considerazione i risultati.

Il sistema internazionale è fortemente interdipendente e l’attenzione verso l’Italia non manca. Soprattutto se il 4 marzo i voti dei militanti SPD daranno il via in Germania alla nuova grande coalizione a guida Merkel, l’Unione Europea diventerà un terreno di confronto e magari anche di scontro in vista di un’azione di riforma che Francia e Germania si sono impegnate ad avviare. Questo non mancherà di produrre tensioni sui mercati e di interessare il mondo economico. L’Italia non potrà certo tenersi fuori da questo contesto e le spinte perché si formi un governo in grado di mantenere sotto controllo la situazione saranno notevoli. A quelle non si potrà rispondere sfilando a rilasciare battute nei vari talk show: si conoscono bene i mezzi con cui mandare messaggi che il nostro paese non può ignorare (anche questa una storia già vista).

Intanto i partiti parlamentari dovranno da subito, cioè dal 23 marzo, trovare la via per eleggere i presidenti di Camera e Senato. Una partita tutt’altro che semplice se non ci sarà una maggioranza espressa dalle urne, ma complicata anche se ci fosse l’unica che per un soffio potrebbe riuscire, cioè quella di centrodestra. Infatti dovrebbe scegliere se trasmettere un’immagine istituzionale o barricadiera nella scelta delle persone, cosa che non sarà così facile nella prevedibile ubriacatura di potere che potrebbe toccare ai vincitori (lo si è già visto nel 1994). Aggiungiamoci la delicatezza della presidenza del Senato, visto che il suo vertice sostituisce il presidente della repubblica in caso di suo impedimento per qualsiasi motivo.

Poi ci sarà la fase delle consultazioni che però, avvenendo a venti o più giorni dopo la chiusura delle urne, saranno avvelenate dalle speculazioni fatte nel frattempo su chi ha vinto e chi ha perso e dai riflessi che questi dibattiti avranno all’interno dei partiti (in alcuni non manca la voglia di saldare i conti con le attuali dirigenze). Sono giochi pericolosi in cui si inseriscono in molti, alcuni in buona fede, altri con scopi meno nobili. La voglia di spettacolarizzazione che sembra ormai irresistibile non agevolerà di certo la conduzione che il Capo dello Stato deve assumersi in questo arduo passaggio.

C’è da sperare che gli italiani si rendano conto, sia pure in extremis, di quanto sia rischioso danzare sull’orlo di un burrone. Non è detto, ma a volte questi miracoli accadono e un soprassalto di buon senso popolare potrebbe anche mandare un chiaro messaggio ad una classe parlamentare che è stata selezionata con tutt’altri criteri.

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