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Manovre a sinistra

Mentre il centrodestra si gode il successo alle amministrative e frena sulle polemiche interne, a sinistra non riescono a sottrarsi al gioco perverso delle baruffe nell’illusione che quelle facciano crescere.

Parole chiave: Pd (40), centrosinistra (6), centrodestra (5), banche (24), credito (97)

Mentre il centrodestra si gode il successo alle amministrative e frena sulle polemiche interne, consapevole che i sondaggi lo mettono al primo posto solo se riesce a stare unito, a sinistra non riescono a sottrarsi al gioco perverso delle baruffe nell’illusione che quelle facciano crescere.

I sondaggi non danno nessun segnale in questa direzione, ma naturalmente si può sempre pensare che non fotografino bene la realtà. Così da una parte e dall’altra delle barricate si favoleggia di “milionate” (copyright Bersani) di elettori che si astengono, ma che arderebbero dal desiderio di tornare al voto: naturalmente secondo gli uni per la nuova formazione del duo Pisapia-Bersani perché delusi dal centrismo di Renzi; secondo gli altri contenti di scegliere una solida formazione responsabile e socialdemocratica come è il PD sbarazzatosi degli ideologismi della sua sinistra.

Non ci sono al momento prove o indizi che possano confortare l’una o l’altra opinione. Il solo duro dato di realtà è che la sinistra, anche se ci fosse la grande unione di tutte le sue componenti, alle future elezioni, sempre a stare ai sondaggi, non riuscirebbe a mettere insieme una maggioranza. Ovvio che non essendo noto con quale legge elettorale si andrà a votare non è semplice fare proiezioni ragionevoli.

Allora viene da chiedersi che senso abbia questa eterna corrida che percorre quella che, piaccia o meno, dovrebbe essere al momento la maggioranza di governo. L’unica cosa che si vede chiaramente è che al momento c’è una concentrazione di sforzi per indebolire Renzi. Cos’altro può significare per esempio l’impennata del governatore Emiliano che si mette di traverso sulla legge per il salvataggio delle banche venete?

Nessuno ha saputo immaginare una soluzione diversa per una crisi bancaria che poteva squassare un’area cruciale, in cui, sia detto fra parentesi, non è che la sinistra sia proprio messa bene. Emiliano chiaramente non ha nessuna ricetta alternativa da proporre, ma sa di poter fare il furbo senza correre i rischi che comporterebbe per lui e la sua componente far fallire l’ipotesi di soluzione della crisi. Infatti i voti che controlla sono ininfluenti (anche sommati a quelli di Mpd) e la legge passerà comunque grazie al sostegno di Forza Italia. Ed è esattamente questo che spiega il carattere davvero poco simpatico dell’operazione: conquistarsi crediti nel mondo grillino, che è il grande oppositore della soluzione escogitata dal governo, costringere Renzi e Gentiloni a far passare la legge con l’appoggio di FI, così si potrà gridare all’inciucio, il tutto però senza pagare il prezzo che arriverebbe quando si fossero messe sul lastrico le famiglie e il connesso sistema economico che dipendono dalla sopravvivenza delle banche venete.

Ci pare francamente curioso che nessuno abbia denunciato questa furberia da basso tatticismo. Del resto la ragione in politica ormai se ne è andata a farsi friggere. Che dire infatti di Orlando che propone un referendum nel partito sulla ipotesi di fare una alleanza di governo con Berlusconi? In una condizione normale qualcuno prenderebbe in un canto il ministro e si farebbe spiegare che senso ha legarsi le mani senza sapere quali saranno i rapporti di forza nel futuro parlamento. Se, poniamo, i numeri mettessero in alternativa un governo fondato su un accordo fra PD e FI con uno fondato su un accordo fra Lega e M5S che direbbe Orlando? E non si creda che in quel momento per emergenza si potrebbe far finta di nulla del risultato di un referendum che ribadisse che con Berlusconi non si fanno negoziati. Studiassero un po’ di storia, saprebbero per esempio che una delle difficoltà di bloccare il governo Mussolini fu l’aver decretato l’impossibilità di alleanze fra PPI e PSI …

Certo Renzi al momento ha reagito con spocchia agli attacchi che gli venivano mossi, a volte sventolando numeri che non sono solidissimi. L’ha notato il sindaco di Milano ed è stata una osservazione scontata. Si dice, ma i lettori lo valuteranno quando questo articolo sarà nelle loro mani, che alla direzione di giovedì 6 luglio il segretario userà toni più concilianti e ricucirà col dissenso interno. Tuttavia non è questo il vero scoglio che il suo partito deve evitare: deve riprendere un dialogo forte con la società italiana, fatto di vere proposte e iniziative, non dell’ennesima caccia a qualche mascherina da esibire ai media come emblematica dell’apertura alla società civile. Se la questione è davvero spostare voti e recuperare astenuti, gli show servono proprio a poco.

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