Preparandosi al prossimo test

Gli oppositori di destra e di sinistra non sanno adottare altra tattica che predicare l’avvento della catastrofe

Che cosa sta muovendo la politica italiana in questi giorni? La nuova puntata (quanto a numeri abbiamo perso il conto) della lotta ingaggiata fra Renzi e il variopinto mondo dei suoi oppositori per decidere il futuro degli equilibri politici nel paese.

Il governo ha iniziato a far filtrare le notizie su quella che sarà la legge di bilancio per il prossimo anno. Secondo una tattica consolidata si fanno filtrare gli slogan e i titoli degli interventi per vedere l’effetto che fa, tanto poi l’iter per giungere alla legge è lungo. Innanzitutto c’è da presentare il testo vero e proprio che, come sempre, sarà ricco di distinguo, formule e cavilli vari. Poi ci sarà il lungo iter parlamentare che è una specie di suk arabo con continui negoziati con deputati e senatori trasformati in lobbisti di territori, caste e interessi (un mercato dove per di più il potere dei funzionari tecnici dei vari ministeri e della presidenza del consiglio è pari a quello dei loro vertici politici). Solo alla fine si vedrà cosa veramente si potrà o non si potrà fare.

Un assaggio di queste tattiche l’abbiamo già avuto con la vicenda dell’abolizione dell’IMU e della TASI. Indubbiamente si tratta di un provvedimento che va incontro ad un sentire comune: la proprietà dell’abitazione in cui si vive non è “ricchezza”, ma è un bene d’uso, messo insieme con sacrificio. Concetto difficile da far capire a molti economisti, a cui per altro andrebbe ricordato che per quel che la casa significa “patrimonio” essa viene tassata nel cumulo dei redditi Irpef: il fatto che il catasto sia un disastro, per cui per quella via non si riesce a stabilire quanto valore abbia davvero un immobile è un’altra questione a cui non si rimedia moltiplicando le tasse sulla casa.

I critici della sinistra dem hanno subito strumentalmente attaccato con l’argomento populista che così si esentavano anche castelli (quanti poi abitino in un castello come prima casa non sappiamo) e dimore di lusso. Accortosi che l’argomento che può far presa, come spesso accade con i ragionamenti immaginifici, il governo ha fatto marcia indietro dichiarando che castelli e dimore di lusso continueranno a pagare. Pagheranno di più le case diverse dall’abitazione principale, e così si scontentano i costruttori che ormai per lo più investono su quel tipo di mercato.

Abbiamo abbondantemente citato quest’esempio per sottolineare come il dibattito sulla manovra finanziaria sia al momento drogato da un serio problema elettorale. Si marcia velocemente verso il test amministrativo di primavera e Renzi, a cui si continua a rimproverare di non essere stato “eletto” dal popolo, deve mostrare che il suo programma si basa su un ampio consenso verificato nelle urne. All’opposto tutti i suoi nemici vogliono che da quelle stesse urne emerga una sfiducia verso l’egemonia politica del renzismo. Una parte non piccola di questi avversari vorrebbe l’impossibile: un indebolimento serio di Renzi che però non portasse alla fine della legislatura, perché non si sentono pronti ad un confronto elettorale nazionale che in circostanze drammatizzate risulterebbe a favore delle opposizioni estreme, cioè di Salvini e Grillo (soprattutto di quest’ultimo).

Il test delle amministrative non è però molto adatto a mettere alla prova i nuovi equilibri politici, perché è troppo motivato da tensioni locali che sono diverse in ogni città dove si vota, in nessuna delle quali si profila veramente un candidato “renziano doc”. Per questo Renzi è costretto sul piano generale ad una doppia tattica: da un lato forzare il più possibile gli aspetti della manovra che possano tradursi a brevissimo (stiamo parlando di fatto di circa quattro mesi: da gennaio ad aprile!) in una ripresa economica abbastanza palpabile; dall’altro venire a concessioni, più o meno individuabili, a molti interessi coalizzati che non può in questa fase prendere di petto (di qui, per esempio, molta cautela sul taglio delle spese, cioè su interventi che toccano molti feudi e le economie che questi controllano).

Gli oppositori di destra e di sinistra non sanno adottare altra tattica che predicare l’avvento della catastrofe, sia pure declinata con accenti e specificazioni diverse a seconda degli interpreti. Sul piano generale è una linea debole, ma se innestata nelle tensioni che percorrono le grandi città italiane può rivelarsi efficace, anche perché c’è da dubitare sul numero di elettori che assoceranno, peraltro con una indubbia forzatura, il voto concreto per un candidato sindaco ad un atto di approvazione della leadership renziana.

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