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Un’emergenza da gestire con lungimiranza

La crisi sarà lunga e difficile. Va programmata una sua gestione che sia all’altezza di questo sommovimento storico che andrà oltre i problemi posti dalla “quarantena” attuale. Un terremoto dei nostri equilibri sociali, già non solidissimi, va evitato ad ogni costo.

Parole chiave: governo (350), coronavirus (71), Covid-19 (26)

La concentrazione sull’emergenza sanitaria è ovviamente dovuta, ma qualche maggiore riflessione anche su ciò che verrà dopo non guasterebbe

I problemi più gravi che pone il governo di una emergenza vengono sempre dalla difficoltà di affrontarli con la necessaria freddezza: figuriamoci quando l’emergenza è una pandemia scatenata da un virus finora ignoto come trasmissibile all’uomo. Tutto si complica poi in un’epoca dominata dalla “pubblicità”: tutto deve avvenire, essere spiegato, discusso davanti alla platea intera della cittadinanza. Ovviamente è la democrazia e speriamo che nessuno abbia nostalgia di tempi o di regimi che risolvono le cose nelle segrete stanze.

Ci sono però dei costi per questo beneficio della pubblicità. Naturalmente non ci illudiamo che proprio davvero tutto sia “pubblico”, ma il problema maggiore non è dato dalla quota di informazioni e di documentazioni che rimangono “riservate”: viene dalla difficoltà di gestire il profluvio di informazioni in cui viviamo immersi. Finita l’infatuazione per i demagoghi che avevano soluzioni a buon mercato per i mali di un mondo che ancora stava bene, è arrivata quella per gli “scienziati” che ci spiegano perché il mondo adesso sta proprio male. Non si vuol dire che la “scienza” sia discutibile e mendace, come hanno sino a ieri sostenuto uno stuolo di apprendisti stregoni, dai no-vax ai cultori delle scie chimiche. Si vuole semplicemente avvertire che spettacolarizzarla comporta rischi gravi, trasforma ricercatori sperimentati in maghi e indovini per le platee televisive e mediatiche e da spazio anche a personaggi di una certa disinvoltura. Non possiamo dimenticare che la virologa di Milano che aveva polemizzato sostenendo che il Covid-19 è poco più di una banale influenza, adesso ha cambiato linea e fa l’opinionista su giornali e Tv.

La concentrazione sull’emergenza sanitaria è ovviamente dovuta, ma qualche maggiore riflessione anche su ciò che verrà dopo non guasterebbe. Certo la salute vien prima di tutto, ma, come dice il proverbio, anche la povertà è una mezza malattia. Le previsioni sulla recessione sono ormai unanimi, si è arreso ad esse perfino Trump. Attrezzarsi per sopportarla senza costi sociali devastanti sarebbe altrettanto doveroso.

Non vogliamo peccare di criticismo a priori verso il governo, che con una stanziamento notevole (25 miliardi) e con l’annuncio di altri interventi ad aprile mette in campo risorse per far fronte ai molti problemi creati da questa emergenza. Nell’immediato si fa quel che si può, soprattutto avendo una situazione dell’economia pubblica molto difficile. E’ sul medio periodo che si deve ragionare con maggiore lungimiranza.

La diffusione dell’epidemia limita fortemente le possibilità di discussione, proprio sul piano per così dire fisico. Il parlamento fatica a riunirsi, diventa una sede di varo obbligato delle misure dettate dall’emergenza. Si sa dai retroscena che ci sono contrasti fra le varie componenti dell’esecutivo e con le forze di opposizione, ma ci pare che più che di dissensi sulla strategia si tratti di divisioni determinate dalla sponsorizzazione che ogni forza mette in atto per una porzione di elettorato già acquisito o potenzialmente da acquisire. Manca un ragionamento, doloroso senza dubbio, sulle difficoltà che lo stato incontra nel distribuire razionalmente gli aiuti perché ha di fronte un paese difficile da mappare. Si pensi alle differenze fra le varie zone geografiche o, ancor più grave, alla scarsa attendibilità dei dati sulla riduzione dei fatturati delle imprese economiche, che si devono dedurre da dichiarazioni fiscali dove evasione ed elusione sono ampiamente diffuse.

Ogni volta che ci si addentra in un problema emerge la mappa delle diseguaglianze. Prendete la questione dell’insegnamento a distanza che dovrebbe essere risorsa preziosa in questi tempi. Non solo c’è da chiedersi quanto gli insegnanti siano preparati per usare i nuovi media, ma ancor più quante differenze ci siano fra i ragazzi. Quando si dice che tutti sono “connessi” si ignora per esempio che molti lo sono con gli smartphone, che non hanno le tastiere e i mouse essenziali per la partecipazione alle lezioni via web, oppure si sorvola sul fatto che c’è una fascia di soggetti che non possono permettersi l’acquisto di computer e l’allacciamento a reti che possono essere fuori portata per famiglie a basso reddito.

Sono solo esempi fra i tanti che si potrebbero citare e che vogliono semplicemente mettere in discussione le facili mitologie del possiamo farcela, basta un po’ di buona volontà. Le cose sono molto più complicate e se le istituzioni non avviano un serio percorso di analisi e di intervento le contraddizioni scoppieranno (tanto per usare un vecchio frasario sessantottino). Poiché la crisi sarà lunga e difficile va programmata una sua gestione che sia all’altezza di questo sommovimento storico che andrà oltre i problemi posti dalla “quarantena” attuale. Un terremoto dei nostri equilibri sociali, già non solidissimi, va evitato ad ogni costo.

Un’emergenza da gestire con lungimiranza
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