Fatti e opinioni
stampa

Fatti e opinioni

Un voto per l’Europa?

Si comincia a discutere in campagna elettorale se il voto che ci attende sia o meno anche un voto sull’Europa.

Parole chiave: politica (1762), elezioni (747), Europa (599)

Dubitiamo che sbandierare una strategia europeista sia vincente per chi cerca il consenso nelle urne

Si comincia a discutere in campagna elettorale se il voto che ci attende sia o meno anche un voto sull’Europa. Si è fatto anche un parallelo con il voto del 1948 per dire che come allora si è di fronte ad una scelta di campo per il nostro paese (Sergio Fabbrini).

Ci sono due ottiche sotto cui si può guardare a questa tematica: quella della presa che un tema del genere può avere sul paese e quella della effettiva esistenza fra le forze in campo di due diversi approcci sulla nostra partecipazione alla UE. Sul primo punto ci permettiamo di dire, sia pure con qualche dispiacere, che qui non siamo nel contesto del “modello Macron” che viene invocato. In Francia il candidato outsider poteva scommettere sul fatto che un nucleo chiave dell’elettorato volesse un presidente capace di tornare ad essere leader in Europa. Era così perché la Francia ha una tradizione di “grandeur”, ha una classe dirigente con ambizioni in quella direzione, ma soprattutto ha un sistema elettorale dove un nucleo duro di classe dirigente può imporsi su un populismo diffuso grazie al sistema elettorale maggioritario.

Dubitiamo che in Italia sia riscontrabile qualcosa di simile. Le angosce che percorrono l’elettorato italiano non prendono in considerazione nessuna ambizione di “grandeur” internazionale e le nostre classi dirigenti non pensano all’Europa, ma sono molto concentrate sul comprendere a chi andrà il potere per potersi sistemare nella relazione con quello. L’Europa è un tema lontano, neppure molto attraente in questo momento, e da essa non ci si attende nessun aiuto. Del resto con il suo comportamento nella gestione dell’emergenza profughi non è che la UE possa lamentarsi per questa perdita di credibilità da parte degli italiani.

Quanto al tema delle divergenze nelle posizioni dei partiti la questione è meno chiara di quel che sembra. Di partiti espressamente antieuropeisti non ce ne sono, perché tutti affermano che un altro tipo di Europa andrebbe loro bene. Ovviamente la credibilità di alcuni in questa affermazione è bassa. Salvini è il più brutalmente critico verso l’attuale sistema UE e si presenta come “sovranista”, seguito in questo dalla Meloni che però usa toni leggermente meno arrembanti. Liberi e Uguali non ha una posizione ben definita sulla materia, perché la componente formatasi nel vecchio PCI berlingueriano è ancora legata alla conversione europeista di quei tempi (D’Alema guida una associazione che si intitola “Italianieuropei”), mentre la componente che viene dalle varie formazioni della nuova sinistra è molto più critica e poco simpatetica con la UE.

I Cinque Stelle hanno cambiato più o meno tutte le posizioni possibili in materia di europeismo, ma nell’ultima fase vogliono presentarsi come non ostili all’Europa, ma solo interessati ad evitare che gli egoismi degli altri stati danneggino gli interessi italiani (il che è una banalità, perché ovviamente nessuno vorrebbe il contrario). Anche i due maggiori partiti che hanno tradizioni di governo, FI e PD, hanno avuto ed hanno posizioni ambigue. Berlusconi che adesso corre a Bruxelles a flirtare con tutti e specie col PPE ha gridato a suo tempo contro i vertici europei colpevoli a suo dire di averlo disarcionato per far posto a Monti. Renzi che oggi gioca a fare il Macron italiano in un passato recente è stato il teorico del battere i pugni sul tavolo a Bruxelles.

In questa confusione di posizioni non è facile per un elettore non particolarmente ferrato in analisi politiche orientarsi se volesse votare per un sostegno all’Europa. Non che questo non sia un elemento importante: la nostra ripresa economica andrebbe rapidamente a rotoli se venisse meno una certa credibilità a livello europeo. Naturalmente va aggiunto che neppure per l’Europa sarebbe facile farci una guerra economica, considerando i più che consistenti interessi che i capitali stranieri hanno nel nostro paese.

Insomma dubitiamo molto che sbandierare una strategia europeista sia un’arma vincente per chi punta ad allargare il suo consenso nelle urne. E’ vero che cominciano a crescere in Europa i politici che mettono in guardia sulle possibili derive italiane e sui loro costi, ma è tutto da dimostrare che questi avvertimenti, chiamiamoli così, siano ben recepiti ed abbiano un influsso sui nostri comportamenti elettorali.

Un voto per l’Europa?
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Non sei abilitato alla visualizzaizone del commento.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento