E adesso si farà politica?

E’ passato anche il test elettorale delle amministrative. Cosa sia successo esattamente è materia di discussione. Si può dubitare che ci sia stata la “spallata” vagheggiata da Berlusconi, ma è altrettanto ingenuo pensare che non sia successo niente, come sembra tendere a fare Prodi.

Ad una prima sommaria analisi si vede chiaramente che l’affanno del governo non è rimasto senza eco nell’elettorato. Al di là dei risultati nei duelli per le poltrone di sindaco (quelle per le province sono battaglia di serie B come ormai capisce anche la gente che diserta le urne) che non hanno spostato quasi nulla (alcune riconquiste erano attese perché le vittorie precedenti erano arrivate un po’ per caso; alcuni cambi sono dovuti a situazioni molto particolari) resta il fatto che il paese rimane sostanzialmente spaccato, ma il centro destra, meno disperso sia sul piano sociale che su quello della rappresentanza politica, guadagna qualche posizione.

Certo questo non basta per rovesciare la situazione attuale, ma è più che sufficiente per indebolirla ulteriormente impedendole di governare. Se “governare vuol dire scegliere” secondo un famoso motto del presidente francese Mendes France, questo è proprio quello che il governo attuale non riesce a fare.

L’impasse nelle liberalizzazioni, dove il passaggio parlamentare dei decreti mostra come sia facile per tutte le lobby di questo paese ottenere sconti e svuotare i provvedimenti presi, unito alla difficoltà di imporre ragionevolezza alle microcorporazioni locali (da quelle anti TAV a quelle contro gli inceneritori e le discariche al Sud) non trasmettono certo un senso di fiducia nell’attuale maggioranza.

Bisognerebbe aggiungere che tutti poi fanno il possibile per rendere le cose più difficili di quel che sono. Il governo ha recentemente inanellato due gaffe, che poteva benissimo risparmiarsi e sulle quali l’opposizione, come era ovvio, ha marciato alla grande. La prima è stata quella di offrire al generale Speciale un posto alla Corte dei Conti per poi attaccarlo in Parlamento come un servitore infedele della Repubblica. La seconda è stata l’annuncio di Padoa Schioppa di voler diminuire le tasse ad un anno dal loro incremento: poiché nessuno può pensare che un aumento occasionale di un anno possa incidere in qualche modo, è risultato evidente che si è trattato semplicemente di una clamorosa marcia indietro.

In questa situazione i partiti finiscono per essere tutti più o meno in crisi, alimentando un fermento antipolitico che è sempre più pericoloso. Anche qui sembra che tutti abbiano perso la testa. Tanto per citare cominciamo col senatore Gustavo Selva che finge un malore per farsi portare da un’ambulanza in uno studio televisivo perché è l’unico modo per aggirare i blocchi del traffico romano in occasione della visita di Bush. Un esempio che certo non spingerà all’incremento della moralità pubblica (e poi si lamentano se le ragazze sognano solo di fare “le veline”…).

Andiamo avanti con la decisione del gip di Milano Forleo, già nota per una stravagante sentenza in materia di terrorismo, di rendere di fatto pubbliche delle intercettazioni telefoniche senza rilievo penale. Le intercettazioni servono solo per colpire un piccolo gruppo dirigente dei DS (D’Alema ed amici) e dare inevitabilmente un calcio negli stinchi al futuro Partito Democratico. Che personaggi di cultura e che dovrebbero avere una sensibilità istituzionale non colgano queste dimensioni lasci piuttosto perplessi.

Terzo esempio. I partiti della sinistra radicale fanno una manifestazioni antiamericana che si rivela un flop, mentre quella “movimentista “ ha successo di partecipazione, ma vede anche incidenti seri. Nessuna riflessione sui problemi che comporta un movimentismo che ormai sfugge di mano a tutti (e rivela infiltrazioni para-terroristiche) e invece solo la voglia da parte dei partiti di correre a ricongiungersi a quel carro movimentista.

Ci sarebbe da riflettere su questa situazione, soprattutto se si volessero cogliere i segnali di insofferenza di quote sensibili delle classi dirigenti verso questo stato di cose: basta leggere la grande stampa per accorgersene. Una lenta agonia del sistema non conviene davvero al paese, ma il pericolo è che per metterle fine si sia disposti ad accettare qualsiasi soluzione, anche al limire dell’avventura.

Fatti e opinioni

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