La svolta francese

L’attenzione di tutti è stata puntata su Parigi e sulla vittoria piena di Sarkozy alle presidenziali. Gli osservatori più avvertiti la davano per scontata (non era mai successo che un candidato che avesse superato il 30% al primo turno perdesse al secondo), ma in Italia non pochi speravano nel miracolo da parte della candidata socialista, immaginandosi, del tutto senza fondamento, una alleanza salvifica fra il neocentrista Bayrou e la Royal.

Quelli che usavano il cervello anziché la fantasia nel fare le analisi avvertivano della scarsa plausibilità di quello che veniva definito “un Ulivo alla francese”. Bayrou era comunque un uomo dell’establishment governativo e soprattutto il suo elettorato era fatto in gran parte di conservatori, né lui aveva carisma sufficiente per trascinarselo dietro dovunque volesse andare.

L’analisi dei flussi ha così mostrato che si è avuta più o meno una spaccatura a metà: un pezzo dei voti centristi a Sarkozy, un pezzo alla Royal. Quest’ultima non ha potuto fare il miracolo di imporre una visione unitaria (ammesso che ne avesse una) alla famosa guachi plurielle, cioè alla sinistra orgogliosa di essere divisa in decine di rivoli e rivoletti. Ha dovuto così barcamenarsi a non perdere l’unico elemento di consenso unitario, cioè la fede nei vecchi idoli della difesa della preminenza del “posto pubblico”, dei servizi sociali diffusi, insomma tutto il vecchio armamentario che era rivoluzionario negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, ma che oggi fa acqua da molte parti.

Il brillante neogollista Sarkozy ha potuto dunque presentarsi come il vero rivoluzionario che aveva il coraggio di dire pane al pane: un discorso che è piaciuto tanto alle fasce alte dinamiche della società, quanto alla nuova classe operaia formatasi in questi ultimi anni (nei quartieri popolari ha raccolto un consenso cospicuo).

In sostanza la campagna presidenziale francese ha rimescolato non poco le carte delle cosiddette “famiglie politiche”: ha consegnato una patente di modernità e riformismo alla destra neogollista ed ha messo a nudo la pesante crisi ideologica del socialismo, ma ha al tempo stesso, ed è un buon segno, mostrato il tramonto della presa delle ideologie estreme, tanto di destra che di sinistra.

Naturalmente una rondine non fa primavera e dunque bisognerà vedere se questa nuova distribuzione del consenso politico tiene anche in assenza della polarizzazione garantita dall’elezione di quello che viene normalmente definito come il monarca repubblicano. Una prima verifica arriverà presto, perché si vota per il rinnovo del Parlamento nella prima metà di giugno: lì si vedrà se davvero esiste il terzo polo di centro (per esempio la volta precedente Le Pen che aveva avuto un brillante successo alle presidenziali perdette poi la gran parte di quei consensi alle successive politiche); se i socialisti hanno imparato la lezione e comunque possono trarre vantaggio dal loro insediamento al vertice praticamente di tutte le regioni francesi; se il consenso a Sarkozy si estende al suo partito, l’UMP.

Al di là di questo però resta il fatto che il Presidente francese ha un potere vero e che il nuovo eletto è determinato ad usarlo. Non solo ha un programma ambizioso sul piano sociale ed economico, ma ha idee innovatrici anche in politica estera. La sua decisione di “riportare la Francia in Europa” non va sottovalutata: in un momento di crisi come quello attraversato oggi dalla UE si tratta di un apporto prezioso e poi bisogna tenere conto che fra 12 mesi sarà la Francia il presidente di turno dell’Unione.

Sarkozy ha detto di pensare ad una “Unione mediterranea”, cioè a creare un nucleo forte con Spagna, Italia, Portogallo, Grecia, Cipro e Malta. Un gruppo eterogeneo, ma con un componente altrettanto ambizioso e dinamico come la Spagna, tale da impensierire tanto il gigante tedesco, quanto le manovre dilatorie di Londra. Del resto un uomo intelligente come il nmuovo presidente francese ha senz’altro fatto il conto che non ci può essere grande ruolo per Parigi nel mondo, se non diventando la guida di una Unione Europea rafforzata.

Fatti e opinioni

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