Un momento difficile

Immersi nella politica italiana, apparentemente così mobile e piena di colpi di scena, dimentichiamo spesso il contesto internazionale piuttosto difficile in cui siamo giocoforza inseriti. Eppure il legame fra i due momenti è forte e l’Italia non può sperare di conservare un ruolo di rilievo sulla scena internazionale se non riesce ad affrontare e possibilmente a superare questo momento di forte instabilità.

Il paese è in una posizione talmente delicata che lo stesso Presidente della Repubblica si è sentito in dovere di ripetere un appello pubblico a che la politica ritrovi un livello almeno minimale di razionalità. Non si può dire purtroppo che il suo messaggio abbia avuto il successo che meritava. Non solo l’incredibile vicenda tra il viceministro Visco e il comandante della Guardia di Finanza ha costituito l’ennesimo brutto capitolo che testimonia quanto ormai il nostro paese si sia feudalizzato, ma ha mostrato quanto poco maggioranza e opposizione siano in grado di esprimere comportamenti razionali. Eppure mantenere gli apparati sotto la responsabilità del potere politico avrebbe costituito un interesse per chiunque si trovi domani al governo.

Sembra che quasi nessuno all’interno della classe politica sia capace di vedere oltre il proprio ombelico. Eppure il momento internazionale è piuttosto difficile e dietro la porta ci sono scadenze estremamente importanti.

Partiamo dalla questione dell’Europa con cui si baloccano in molti in questo paese. Qui stanno cambiando gli scenari e si avvicinano scadenze importanti. Con l’elezione di Sarkozy alla presidenza della Repubblica francese quel paese è tornato protagonista attivo della politica europea, mentre la prossima uscita di scena di Tony Blair muove anche le acque britanniche.

Sul terreno c’è la questione del che fare del Trattato Costituzionale, rimasto in letargo per lungo tempo, ma che ora bisogna scongelare: la cancelliere Merkel vorrebbe giustamente finire il suo mandato di Presidenza della UE a fine giugno avendo almeno avviato a soluzione il problema.Ora quel che sembra profilarsi è comunque un accordo sulla riforma del sistema di governance: presidente dell’Unione relativamente stabile (un mandato non più di sei mesi, ma di almeno due anni), ministro degli esteri comune, revisione del sistema di voto, con l’abolizione dell’unanimità ed un peso diversificato ai paesi membri.

L’Italia, con una classe politica rissosa e in gran parte di basso profilo rischia di finire semplicemente stritolata in questo meccanismo. Nel momento in cui venisse meno l’unanimità il suo potere di influenza si ridurrebbe di molto e la mancanza di leader da mettere in campo la emarginerebbe dai giochi che contano.

Questo avverrebbe in un momento ricco di tensioni internazionali. Il nuovo scontro che la Russia di Putin sta aprendo con gli USA coinvolge anche l’Europa e sotto un duplice profilo.Il primo è la spaccatura interna alla UE che Putin indirettamente sollecita: minacciando infatti i paesi suoi ex satelliti, il premier russo li spinge nelle braccia americane con conseguenti tensioni con quegli stati che vedono la UE come una “terza forza” nella competizione globale. Il secondo riguarda la capacità complessiva della UE, priva di forza militare, di esercitare effettivamente un ruolo di “calmiere” nella competizione fra le grandi superpotenze. Questo diventa molto evidente nella questione del Kossovo, dove l’alleanza serbo-russa si è rinsaldata a dispetto della sostanziale indipendenza che l’ombrello europeo ha finito per costruire in quella regione.

Naturalmente questa è solo la punta di un iceberg. Sotto ci stanno i problemi di sempre (questione israelo-palestinese, Iran Afghanistan) e quelli che son venuti emergendo in questa ultima fase (soprattutto Libano e Somalia).

L’Italia è un paese di frontiera in questo schema, ma è anche un paese in balia di una grave forma di ingovernabilità. E’ inutile baloccarsi con le parole e fingere che faccia tutto parte di una grande commedia mediatica, dietro cui starebbe un paese in buona salute.

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