L'intervento

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Le lucide analisi di Piergiorgio Cattani.

È da qualche settimana che sono impossibilitato a partecipare ogni domenica alla Messa nella mia parrocchia. Così, come accade a molte persone, sono costretto a seguirla in televisione.

A volte mi viene da fare un bilancio del cristianesimo. Venti secoli di Chiesa. Cosa è rimasto del lieto annuncio di Cristo? La storia ha trasformato, ha sovvertito, ha illanguidito, ha rafforzato, ha spento la nostra fede?

Il drastico calo delle vocazioni religiose in Europa sta portando e porterà grandissimi cambiamenti nella concreta vita di tutta la Chiesa.

Chi considera l’essere umano come un semplice “prodotto” dell’evoluzione naturale, come un animale tra gli animali, non sa spiegarsi bene il perché l’uomo sia giunto ad essere cosciente e consapevole della propria fine.

Le religioni possono rivestire un importante ruolo nei processi di pacificazione. Bisogna però conoscerle e capirle. Ma viviamo un paradosso: siamo in un mondo globalizzato e interconnesso, ma sappiamo poco, troppo poco, della cultura degli altri.

Mi sono chiesto spesso, a volte con dubbi e perplessità, che cosa significhi davvero la preghiera.

Perché per i religiosi ci sono diverse tappe fino ad emettere i voti perpetui e invece, a norma di catechismo, il matrimonio deve essere subito indissolubile?

Non è detto allora che per i cristiani perseguitati l’unica via da percorrere sia l’inerzia o la silente rassegnazione.

Che bello quando arriva una buona notizia specie nei momenti più difficili! La aspettiamo con trepidazione, a volte siamo talmente sfiduciati da non pensare che essa giungerà, perché ormai non c’è niente da fare, la situazione in cui siamo resta immutabile.

Verso il convegno ecclesiale di Firenze 2015, l'invito a “battere i pugni sul tavolo”.

Un insopprimibile desiderio di spiritualità permea ancora la vita di molti, anche di chi, a prima vista, sembra lontano da qualsiasi dimensione religiosa.

Quella delle vocazioni è una delle questioni più importanti per la comunità ecclesiale. I sacerdoti sono sempre di meno.

Veniamo al mondo, siamo chiamati alla vita non per nostra volontà, ma dentro un rapporto tra persone: nessuno sarà mai perfettamente solitario. Neppure l’eremita.

Restando a casa possiamo essere missionari. Ma per fare questo dobbiamo andare fuori da noi stessi verso le periferie esistenziali che sono vicine, vicinissime.

Prima di discutere sulle cose che riguardano Dio, bisogna premettere sempre un “se così si può dire”, perché Dio sfugge sempre alla nostra comprensione, non possiamo mai afferrarlo del tutto.