Oggi la Parola

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È ancora buio e silenzio quando le donne vanno al sepolcro, come per ricordarci che la Pasqua non sorge d’improvviso, ma affonda le sue radici nella notte del Sabato Santo.

«Chi di voi è senza peccato…» (Gv 8,7). Gesù mette in chiaro che chi si atteggia a difensore della legge per condannare gli altri, deve essere il primo a praticarla. Gesù non giustifica la colpa, ma fa ripartire la vita! È questa la quaresima: «è l’incontro col figlio dell’uomo che zittisce le condanne ipocrite», che invita a pensare a cosa c’è nel proprio cuore.

Il fratello maggiore è un monito per noi, che crediamo di vivere tranquilli nella casa del Padre. Cosa stiamo facendo noi, che non abbiamo abbandonato la Chiesa? Siamo testimoni dell’amore grande di Dio per i suoi figli? Stiamo costruendo comunità aperte, che sanno comprendere, accogliere, accompagnare quelli che cercano Dio tra dubbi e interrogativi? Ci sentiamo fratelli di tutti o innalziamo muri, barriere senza mai costruire ponti?

Quali sono le tentazioni per un credente? Non sono certo quelle di cui si «preoccupa un certo cristianesimo moralistico, come ad esempio quelle riguardanti la sessualità, ma piuttosto quelle che demoliscono la fede».

Dobbiamo capire che il discepolo autentico non è quello che sa pregare bene, che magari ostenta la sua presunta fede per catturare qualche favore, ma chi promuove la dignità di ogni persona. È un tema cruciale per questo nostro tempo.

Quello che il cristiano dovrebbe fare è spostare il suo sguardo sulle storie più comuni, più umili, senza farsi abbagliare dai potenti, da chi sa solo curare la sua immagine. E incontrerà lo sguardo del Padre.

Quello che il cristiano dovrebbe fare è spostare il suo sguardo sulle storie più comuni, più umili, senza farsi abbagliare dai potenti, da chi sa solo curare la sua immagine. E incontrerà lo sguardo del Padre.

Sappiamo che pescare un pesce significa togliere il pesce dal suo habitat per dargli la morte. Pescare un uomo che sta nell’acqua, al contrario, significa toglierlo dall’ambito che gli può dare la morte e portarlo in un ambito vitale.

È sempre molto difficile imparare quello che si pensa di conoscere già. Così ha dovuto costatare anche Gesù, dopo il suo discorso nella sinagoga di Nazareth. «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Riflettendo sulle polemiche che ogni anno a Natale scoppiano puntualmente intorno al presepio, se s’ha da fare, e come e dove, o altre volte attorno al crocifisso, mi viene da pensare che stiamo correndo il rischio di ridurre la nostra fede ad archeologia. E mi spiego...

Quello delle nozze di Cana è senz’altro uno degli episodi evangelici più conosciuti, nel quale si narra il primo dei sette “segni” che Gesù compie nel quarto evangelo.

Gesù non sceglie di stare dalla parte dei capi religiosi o politici, non si mette tra i fedelissimi del tempio; a lui non interessano i difensori delle tradizioni; a lui importano gli emarginati, i «poveri in spirito», coloro che sognano un mondo diverso. Tutto questo ha inizio con il battesimo, quando Gesù si confonde con i peccatori e con loro si fa popolo.

Maria evangelizza non solo coi suoi gesti e le sue parole, ma portando ovunque va Gesù per donarlo a un’umanità stanca, affaticata, o prepotente e violenta. Dio ha avuto bisogno di lei, e lei ha messo a disposizione se stessa, non un tempio grandioso, dove Dio sarebbe diventato prigioniero.

Maria evangelizza non solo coi suoi gesti e le sue parole, ma portando ovunque va Gesù per donarlo a un’umanità stanca, affaticata, o prepotente e violenta. Dio ha avuto bisogno di lei, e lei ha messo a disposizione se stessa, non un tempio grandioso, dove Dio sarebbe diventato prigioniero.

Anche l’amore si è fatto relativo, non condizionato dagli obblighi di una morale ferma agli anni passati. In questo contesto così mutato e in continua evoluzione, cosa ci dice la santa famiglia di Nazareth?