Oggi la Parola

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Oggi è un segno di amore limitare il più possibile l’accesso ai singoli alle chiese! Perché Gesù è oggi più che mai nei sofferenti e in chi difende dalla malattia, nella vita che rinasce e in chi cerca di sconfiggere la morte prematura: in tutto questo Gesù ci guarisce e ci salva.

Le situazioni cambiano, la ruota della storia gira. C’ è bisogno di trovare un colpevole che ci doni l’innocenza e un capro espiatorio su cui scaricare fallimenti che sono di tutti. Gesù, nel bellissimo Vangelo di questa terza domenica di quaresima (Gv. 4,5-42) ci invita prima di tutto a guardare dentro di noi.

Nell’indifferenza generale si sta consumando nella provincia siriana di Idiib una tragedia di proporzioni immani. Secondo le Nazioni Unite almeno novecentomila persone, fra cui moltissimi bambini, stanno tentando di scappare dai bombardamenti aerei e dai colpi di artiglieria. Ma non hanno un posto dove andare, perché l’unico orizzonte è la frontiera turca, chiusa. Decine di bambini di pochi mesi o pochi anni muoiono di freddo e di fame…. Nel mondo poi c’è il coronavirus a spargere terrore e irrazionalità.

L’aiutare chi sta peggio, «è ridotto a buonismo» e se un tempo si poteva assistere «alla globalizzazione della solidarietà» oggi si assiste al dilagare dell’indifferenza, del disinteresse, dell’apatia. Nell’altro è sempre più difficile vedere un fratello; si vede il nemico da combattere.

La Chiesa celebra oggi la festa della presentazione di Gesù al tempio. Quaranta giorni dopo il Natale «quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè», Maria e Giuseppe, due Israeliti pienamente osservanti della legge, si recarono al tempio con Gesù «per presentarlo al Signore». (Lc 2,22) La legge di Mosè (Lv 12,1-8) prescriveva infatti che la donna che aveva partorito un figlio maschio, considerata impura, doveva rimanere confinata in casa per quaranta giorni. (In caso di una femmina il periodo saliva a ottanta giorni.)

Dio sta in mezzo agli uomini e abbraccia le loro incertezze e le loro domande. E’ come se la fede fosse sollecitata più dal grido di giustizia che sale da tanta parte dell’umanità che da tanta sicurezza di tante nostre comunità ecclesiali. Questo mi sembra emergere dalla parola del Vangelo di oggi: una parola impegnativa, che invita a cercare il disegno di Dio per realizzarlo, come gli apostoli, sulle strade di Galilea

Eccoci dunque chiamati ad amare la vita e la terra; a non condannare la terra a una morte lenta ma inesorabile, a donare all’uomo giorni di pace, di giustizia, di serenità. Condivido, per concludere alcune espressioni di una preghiera che mi ha aiutato a non cercare un Dio giudice, ma il Dio mite di Gesù….

Eccoci dunque chiamati ad amare la vita e la terra; a non condannare la terra a una morte lenta ma inesorabile, a donare all’uomo giorni di pace, di giustizia, di serenità. Condivido, per concludere alcune espressioni di una preghiera che mi ha aiutato a non cercare un Dio giudice, ma il Dio mite di Gesù….

Nel Natale ci rendiamo conto che Il Figlio di Dio «non è nato perché gli uomini diventino religiosi, se intendiamo la religione come una realtà che sta al fianco del mondo senza scuoterlo, senza turbarlo».

L’invito per noi di passare, in questo tempo di Avvento, dal silenzio all’ascolto della Parola, che ci fa diventare capaci di osservare l’unico comandamento dell’amore reciproco che Gesù ha consegnato ai suoi discepoli e che Giuseppe visse con umiltà e coraggio nel suoi giorni.

Comincia l’avvento, un tempo di speranza. Ma subito si potrebbe obiettare: è ancora possibile sperare? Non ci siamo forse ridotti a sperare in una vincita alla lotteria, in un benessere immediato, in un augurarsi che non ci accada nulla di preoccupante?.

Gesù appare così come un re da burla, perché gli uomini sono abituati a ben altri re e ad altre manifestazioni della regalità! «Gesù non si serve della sua potenza regale per salvare se stesso, per sottrarsi al completo dono di sé, per costringere coloro che lo rifiutano ad ammettere il loro torto. Questa è l’originalità della sua regalità. Ma è anche il motivo per cui il mondo non lo comprende. Gli stessi discepoli, del resto, non sempre ne sanno cogliere il senso profondo e non raramente si sforzano di modificarla per renderla più convincente.» (B.Maggioni)

AbsI tempi difficili possono portare allo scoraggiamento, a non lasciare spazio alla speranza. La meta di tutto pare uno sprofondare nel buio, nella dissoluzione. Ma è diversa la prospettiva del Vangelo, anche di questo brano: i tempi problematici e faticosi non devono essere tempi di lamenti, nostalgie. tract.

Quindi Gesù afferma che Dio «è il Dio di Abramo,di Isacco e di Giacobbe» (Es. 3,6). Egli intendeva dire che se Dio è stato il liberatore dei patriarchi, non lo è stato per un tempo passeggero, restando poi prigioniero della morte, ma lo è stato soprattutto di fronte alla morte, strappando a essa i padri della fede. E conclude: «Dio non è il Dio dei morti ma dei viventi, perché tutti vivono per lui.»