Oggi la Parola

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Quello che il cristiano dovrebbe fare è spostare il suo sguardo sulle storie più comuni, più umili, senza farsi abbagliare dai potenti, da chi sa solo curare la sua immagine. E incontrerà lo sguardo del Padre.

Quello che il cristiano dovrebbe fare è spostare il suo sguardo sulle storie più comuni, più umili, senza farsi abbagliare dai potenti, da chi sa solo curare la sua immagine. E incontrerà lo sguardo del Padre.

Sappiamo che pescare un pesce significa togliere il pesce dal suo habitat per dargli la morte. Pescare un uomo che sta nell’acqua, al contrario, significa toglierlo dall’ambito che gli può dare la morte e portarlo in un ambito vitale.

È sempre molto difficile imparare quello che si pensa di conoscere già. Così ha dovuto costatare anche Gesù, dopo il suo discorso nella sinagoga di Nazareth. «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Riflettendo sulle polemiche che ogni anno a Natale scoppiano puntualmente intorno al presepio, se s’ha da fare, e come e dove, o altre volte attorno al crocifisso, mi viene da pensare che stiamo correndo il rischio di ridurre la nostra fede ad archeologia. E mi spiego...

Quello delle nozze di Cana è senz’altro uno degli episodi evangelici più conosciuti, nel quale si narra il primo dei sette “segni” che Gesù compie nel quarto evangelo.

Gesù non sceglie di stare dalla parte dei capi religiosi o politici, non si mette tra i fedelissimi del tempio; a lui non interessano i difensori delle tradizioni; a lui importano gli emarginati, i «poveri in spirito», coloro che sognano un mondo diverso. Tutto questo ha inizio con il battesimo, quando Gesù si confonde con i peccatori e con loro si fa popolo.

Maria evangelizza non solo coi suoi gesti e le sue parole, ma portando ovunque va Gesù per donarlo a un’umanità stanca, affaticata, o prepotente e violenta. Dio ha avuto bisogno di lei, e lei ha messo a disposizione se stessa, non un tempio grandioso, dove Dio sarebbe diventato prigioniero.

Maria evangelizza non solo coi suoi gesti e le sue parole, ma portando ovunque va Gesù per donarlo a un’umanità stanca, affaticata, o prepotente e violenta. Dio ha avuto bisogno di lei, e lei ha messo a disposizione se stessa, non un tempio grandioso, dove Dio sarebbe diventato prigioniero.

Anche l’amore si è fatto relativo, non condizionato dagli obblighi di una morale ferma agli anni passati. In questo contesto così mutato e in continua evoluzione, cosa ci dice la santa famiglia di Nazareth?

In questa terza domenica di avvento, leggendo i testi biblici che la liturgia ci offre, nascono in me alcune domande. C’è anzi tutto l’invito alla gioia, nelle parole del profeta Sofonia (3,14–18) e in quelle di Paolo (Fil 4,4–7): ma è possibile oggi la gioia?

Noi siamo abituati a vedere gli inizi dei grandi cambiamenti in fatti vistosi, in nomi famosi, dietro scenari appariscenti. E invece tutto comincia dalla scelta di un uomo di ritirarsi nel deserto. Un modo efficace per dirci che ogni cambiamento profondo, radicale, rivoluzionario è opera di Dio, e insieme nostra.

Comincia il tempo d’Avvento, che è tempo di attesa e insieme di speranza. Queste mie riflessioni nascono da impegno personale e da quanto matura nel gruppo del Vangelo attivo da anni nell’Unità pastorale di Rabbi.

L’evangelista Marco - non senza provocazione per noi che ci definiamo credenti - affida il completo svelamento dell’identità del Signore alle parole di un soldato pagano, il quale, seppur in mezzo al completo sarcasmo e disprezzo che circonda il luogo del Crocifisso, o magari proprio per questo, esclama: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!”.

Durante questo mese di novembre le troppe tragiche notizie che ci hanno raggiunti e la sofferenza di molte famiglie o di interi paesi messi in ginocchio dal maltempo hanno messo a dura prova la nostra capacità di alzare lo sguardo verso un orizzonte di speranza. Occorre accogliere la sfida con coraggio e con l’infinita pazienza del ricominciare.

La liturgia della Parola di questa domenica ci spiazza e ci invita tutti a ripartire, a ritornare alla freschezza di quella lieta notizia che inquieta e che ci spinge a una responsabilità a tutto tondo. Con la profondità e la verità di se stessa questa povera vedova insegna a riconoscere l’essenziale, a riconoscersi bisognosi e ad affidarsi totalmente a Dio.