Oggi la Parola

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Ogni credente, ogni battezzato sa di essere mandato, di essere operaio per la messe del Signore. Anche oggi Gesù invita a non attardarsi, a non fermarsi, a inseguire l’obiettivo senza perdere tempo, ad andare con determinazione fino in fondo.

È una tentazione sempre attuale: difendere Gesù con i roghi, esportare valori e democrazia con la guerra o con il terrorismo. Ma Gesù «si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.» (Lc. 9, 55 – 56).

Il Dio in tre persone ci parla del valore della relazione: Dio è relazione, è amore e quindi ha bisogno di uscire da sé, di incontrare altri, non di restare solo nel suo cielo magari per dimostrare la sua potenza. Questo Dio ci racconta da subito «il valore della differenza».

Sono convinto che tutti i credenti sono soggetti attivi e corresponsabili nella vita della, chiesa e del mondo perché hanno ricevuto lo Spirito santoLe nostre parrocchie si impegnano a diventare luoghi di culture e di lingue differenti che sanno ascoltarsi?

Ascoltare Gesù non significa prima di tutto obbedire, ma mettersi al suo seguito, dargli la propria adesione, non verbale, né di principio, ma di condotta e di vita, impegnandosi con lui senza riserve per il bene degli uomini.

Gesù inviterà Pietro a seguirlo solo alla fine del Vangelo, non all’inizio. Non basta l’entusiasmo iniziale, non basta neanche lo slancio del neofita per diventare discepoli: occorre passare attraverso l’ignominia, il disprezzo, la croce.

È ancora buio e silenzio quando le donne vanno al sepolcro, come per ricordarci che la Pasqua non sorge d’improvviso, ma affonda le sue radici nella notte del Sabato Santo.

«Chi di voi è senza peccato…» (Gv 8,7). Gesù mette in chiaro che chi si atteggia a difensore della legge per condannare gli altri, deve essere il primo a praticarla. Gesù non giustifica la colpa, ma fa ripartire la vita! È questa la quaresima: «è l’incontro col figlio dell’uomo che zittisce le condanne ipocrite», che invita a pensare a cosa c’è nel proprio cuore.

Il fratello maggiore è un monito per noi, che crediamo di vivere tranquilli nella casa del Padre. Cosa stiamo facendo noi, che non abbiamo abbandonato la Chiesa? Siamo testimoni dell’amore grande di Dio per i suoi figli? Stiamo costruendo comunità aperte, che sanno comprendere, accogliere, accompagnare quelli che cercano Dio tra dubbi e interrogativi? Ci sentiamo fratelli di tutti o innalziamo muri, barriere senza mai costruire ponti?

Quali sono le tentazioni per un credente? Non sono certo quelle di cui si «preoccupa un certo cristianesimo moralistico, come ad esempio quelle riguardanti la sessualità, ma piuttosto quelle che demoliscono la fede».