Oggi la Parola
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Una parola per noi – domenica 2 febbraio 2020 – Presentazione Gesù al tempio

L’abbraccio a Gesù

La Chiesa celebra oggi la festa della presentazione di Gesù al tempio. Quaranta giorni dopo il Natale «quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè», Maria e Giuseppe, due Israeliti pienamente osservanti della legge, si recarono al tempio con Gesù «per presentarlo al Signore». (Lc 2,22) La legge di Mosè (Lv 12,1-8) prescriveva infatti che la donna che aveva partorito un figlio maschio, considerata impura, doveva rimanere confinata in casa per quaranta giorni. (In caso di una femmina il periodo saliva a ottanta giorni.)

Parole chiave: Territorio (20564)

Ml 3, 1-4; Sal 23; Eb 2, 14-18; Lc 2, 22-40].

[“Simeone lo accolse tra le braccia e benedisse Dio: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace… ”. Un abbraccio commovente e importante, perché egli ci rappresenta. Come può avvenire oggi l’abbraccio a Gesù? Sai riconoscere i segni dell’amore di Dio nella tua vita quotidiana? Hai sperimentato qualche volta la gioia della fede e la commozione per la presenza di Dio? ]

La Chiesa celebra oggi la festa della presentazione di Gesù al tempio. Quaranta giorni dopo il Natale «quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè», Maria e Giuseppe, due Israeliti pienamente osservanti della legge, si recarono al tempio con Gesù «per presentarlo al Signore». (Lc 2,22) La legge di Mosè (Lv 12,1-8) prescriveva infatti che la donna che aveva partorito un figlio maschio, considerata impura, doveva rimanere confinata in casa per quaranta giorni. (In caso di una femmina il periodo saliva a ottanta giorni.) Anche da questo fatto possiamo vedere come Gesù fosse pienamente inserito nel suo tempo: è diventato uomo come tutti; «nello spazio di una famiglia precisa e di un ambiente sociale e religioso determinato». Egli ha conosciuto una crescita umana e spirituale, affettiva e psicologica come tutti. Luca sottolinea «il quotidiano e faticoso divenire uomo del figlio di Dio»: come ogni bambino appena nato dipendeva totalmente dai genitori, imparava giorno dopo giorno a crescere nelle relazioni con gli altri fino a donare se stesso.

Nel gruppo del Vangelo dell’Unità pastorale di Rabbi abbiamo sottolineato due aspetti del brano evangelico proposto dalla liturgia (Lc.2, 22-40). Il primo è che Luca per ben tre volte richiama la legge di Mosè. Anche Gesù dunque la vive. Soltanto in seguito, conoscendola, vi scoprirà limiti e imperfezioni e cercherà di cambiarla. La legge, o le leggi, erano, e forse lo sono talvolta ancora, ritenute divine, non riformabili; in questo caso però non sono al servizio dell’uomo, ma è l’uomo al servizio della legge, che deve essere sempre obbedita. La coscienza e la responsabilità vengono messe da parte, con la conseguenza tragica che le persone diventano schiave di norme e tradizioni.

Al tempo di Gesù questo aspetto era piuttosto evidente. Gli scribi e i farisei si ritenevano custodi e interpreti della legge. Ed erano diventati padroni di molte coscienze. Le persone avevano perduto ogni capacità critica. E anche Dio restava ingabbiato in quelle norme. Gesù annuncerà che ogni persona può incontrarsi con Dio senza il bisogno di un potere religioso e anche senza il bisogno di una legge. Anche per noi questo modo di pensare e di agire di Gesù ha una grande importanza, perché ci viene a dire che la Chiesa è sotto la Parola di Dio, ne deve essere plasmata, non ne è mai la padrona. Quindi chi è responsabile, chi presiede la comunità è al servizio delle coscienze «per stimolarle a pensare e non per imbrigliarle e sottometterle»!

Il secondo elemento che ci ha fatto riflettere riguarda Maria e Giuseppe che portano Gesù al Tempio per presentarlo al Signore. Ogni bambino che nasce appartiene prima di tutto al Signore. E Maria lo sapeva, o ha dovuto impararlo, provando disagio di fronte a un figlio che non si comportava secondo le sue attese e le sue esperienze.

Il poeta libanese Gibran scrive riguardo ai figli: «Potete amarli ma non costringerli ai vostri pensieri, perché essi hanno i loro pensieri. Potete custodire i loro corpi, ma non le loro anime, perché abitano case future, che neanche in sogno potete visitare.».

Nell’affidare il figlio alle braccia di Simeone, «Maria esprime il suo desiderio di darlo alla Vita, al popolo, alla storia benedetta dal Signore.» Ella sa che il suo compito di madre ha bisogno dell’aiuto solidale, della saggezza, della preghiera di quanti hanno aspettato il bambino prima di lei. Le parole di Simeone fanno capire a Maria che anche lei dovrà soffrire e diventare dono di Dio per tutta l’umanità, come quel Figlio che non sarà per lei, ma per il mondo.

L’abbraccio a Gesù
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