Oltre i confini

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Qualche giorno fa Papa Francesco ha ricordato la sua visita all’isola di Lampedusa nella quale denunciò “la globalizzazione dell’indifferenza” dal molo dei migranti. Sono passati già sei anni da quell’atto di pietà e ancora sembra di essere nel pieno dell’emergenza, anche se gli sbarchi sono drasticamente diminuiti. Il tema dell’immigrazione è ancora al primo posto nelle priorità del nostro governo. C’è da chiedersi per quale motivo, al di là degli aspetti elettoralistici, i progressi in materia siano stati così scarsi.

on un soprassalto di orgoglio, frutto di una lunghissima esperienza politica, la Cancelliera Angela Merkel è riuscita a rovesciare a proprio vantaggio i giochi delle nomine europee. L’indicazione della sua prediletta, ministro della difesa, Ursula von der Leyen a ricoprire la carica di presidente della Commissione e la contemporanea concessione alla Francia della presidenza della Banca Centrale Europea (BCE), Christine Lagarde, ha rimesso in piedi in un solo colpo l’asse franco-tedesco e ha ribadito il concetto che senza la guida della Germania l’Unione non va da nessuna parte.

Che gli elettori di Istanbul stessero per voltare le spalle a Recep Tayyip Erdogan, proprio nella città in cui aveva iniziato nel 1994 la sua irresistibile ascesa politica, era già parso evidente nel marzo scorso con i 13.000 voti in più attribuiti a Ekren Imamoglu, leader del Partito repubblicano popolare di opposizione.

La mossa del “Sultano” di Ankara, come viene chiamato per dispregio Erdogan, di annullare quelle elezioni non gli ha portato fortuna: questa volta lo scarto a favore di Imamoglu è stato di quasi 800.000 voti. Molti si interrogano sul significato di queste elezioni comunali e sulle possibile conseguenze per il futuro politico del Presidente turco.

Venti di guerra intorno allo Stretto di Hormuz, quei 30 km di mare che separano l’Iran ad est e gli Emirati Arabi e l’Oman ad Ovest. In quest’ultimo mese ben sei petroliere di varia nazionalità sono state colpite da missili o da mine piazzate da qualche misterioso provocatore..

Avremo bisogno quindi della maggiore possibile coesione dei partiti pro-europei per combattere questi segnali di ritorno ad un passato che pensavamo sepolto. Ma soprattutto, dovremo riuscire a nominare al vertice delle istituzioni europee grandi leader in grado di ridare forza e speranza ad un’Unione oggi quasi rassegnata.

E’ finalmente arrivato il fatidico 26 maggio. Mai nella storia dell’Unione europea un’elezione del Parlamento europeo (si tratta della nona dal 1979) era stata attesa con tanta preoccupazione e affrontata con così fiera lotta politica. Lotta non tanto sul futuro del prossimo Parlamento, ma sulle prospettive stesse dell’Unione e degli stati che la compongono.

Chi sarà il prossimo presidente della Commissione europea? Non è ancora arrivato il giorno delle elezioni e già i capi di governo dell’UE hanno cominciato a discuterne. Riuniti nel cuore della Transilvania, a Sibiu il 9 maggio, i Ventisette leader (in assenza di Teresa May) hanno trascorso qualche ora a gettare le basi di una difficile partita a scacchi sulle modalità e tempistica della scelta del successore di Jean-Claude Juncker.