Grazie a Carolina, Dafne stravince

Il film di Bondi ha colpito anche il pubblico trentino

E’ sicuramente buona la prima perDafne”, il film vincitore al Festival di Berlino 2019 del Premio Fipresci della critica internazionale e approdato anche nelle sale trentine nei giorni scorsi, colpendo positivamente anche il pubblico trentino.

Diretto da Federico Bondi, interpretato da Carolina Raspanti, Antonio Piovanelli, Stafania Casini, prodotto da Vivo Film e distribuita da Cinecittà Luce, il film racconta la storia di Dafne, una 35enne trascinante. Ha la sindrome di Down e vive ancora con i genitori Luigi e Maria, riuscendo a organizzare autonomamente la propria ricca quotidianità. Però, quando la mamma muore all’improvviso, l’esistenza di Dafne viene completamente stravolta: oltre a confrontarsi con il dolore immenso della perdita dovrà sostenere il padre, caduto in una depressione profonda. La via di uscita si apre per entrambi quando Dafne e Luigi decidono insieme di affrontare un trekking in montagna, diretti al paese natale della mamma. Lungo il cammino, scopriranno molte cose l’uno dell’altra e impareranno a superare i propri limiti.

Ma la sorpresa del film è proprio l’interprete protagonista Carolina Raspanti che con realismo e raffinata sensibilità si è calata alla perfezione nei panni di Dafne, alternando bene comicità, dramma e intensa riflessione. Realismo e naturalezza che Carolina ha trasmesso al pubblico, in quanto tra attrice e personaggio interpretato ci sono molte coincidenze, come spiega lei stessa intervistata da Fabio Fazio durante la puntata della trasmissione “Che tempo che fa” andata in onda domenica 31 marzo su Rai 1.

Infatti Dafne e Carolina, oltre a condividere la sindrome di Down, sono appassionate della vita riempita ogni giorno da tanti amici, dal lavoro in un supermercato che amano e per il quale, come nota Fazio, hanno un’etica profonda che potrebbero insegnare a tanti. Entrambe poi fanno capire di aver accettato la propria disabilità, tanto che Carolina nel suo libro “Questa è la mia vita” afferma di essere una normalissima ragazza di ventuno anni (all’uscita del libro) e di non sentire per nulla una difficoltà nell’avere la sindrome di Down, in quanto anche gli altri non la fanno sentire diversa.

Soddisfazione per il premio di Berlino e in generale per il film è espressa anche dal regista Federico Bondi che spiega come, guardando Dafne, ci si scordi progressivamente della disabilità, seguendo lo svolgersi della vicenda umana raccontata. E di Carolina dice di essere stato colpito dall’attenzione di lei nel rassicurarlo che il talento di entrambi è stato riconosciuto nell’assegnazione del premio berlinese.

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