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Proiezioni . Le verità

L’essenziale nella vita di famiglia

Nel film del giapponese Hirokazu Kore’eda un’analisi delle relazioni attraverso i volti di Deneuve e Binoche.

Nel film del giapponese Hirokazu Kore’eda un’analisi delle relazioni attraverso i volti di Deneuve e Binoche

Difficile non pensare che, pur nella finzione, Catherine Deneuve (Fabienne) stia interpretando nient’altro che sé stessa. E che la figlia, sullo schermo non attrice ma sceneggiatrice, Juliette Binoche (Lumir) , ne raccolga il testimone, pur con le dovute proporzioni, nell’immaginario cinematografico.

“Le verità”, firmato dal giapponese Hirokazu Kore’eda, già Palma d’oro a Cannes nel 2018 con “Un affare di famiglia”, qui al suo quindicesimo lungometraggio, rende omaggio alle due icone del cinema francese che danno corpo, voce e presenza ad una madre, gloriosa attrice sul viale del tramonto e alla figlia che vive a New York. Certo è un rapporto difficile, non risolto, da sempre e l’occasione della pubblicazione, a Parigi, della biografia della diva, che contiene molte invenzioni e falsità, diventa il momento di una chiarificazione, forse, di uno svelamento tra ricordi e malinconia. Le due fanno i conti con un passato che non passa, provano a tracciare un bilancio. Kore’eda torna a occuparsi della famiglia. Qui non più diseredata e in gran parte fittizia, come nella pellicola vincitrice in Costa azzurra, ma benestante, cresciuta in un mondo in cui realtà e finzione si mescolano e confondono.

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In concorso all’ultima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, “Le verità” è primo film che il regista gira fuori dal Giappone. Nel catalogo, Kore’eda dichiara: “Cos’è che rende tale una famiglia? La verità o le bugie? E cosa scegliereste tra una verità crudele e una bugia a fin di bene? Queste sono le domande che non ho mai smesso di pormi durante la realizzazione del film”.

Della genesi di un film in cui i maschi appaiono del tutto inadeguati (padri, compagni o ex, amanti o ex che siano, Ethan Hawke-Hank sta con Juliette-Lumir) il regista aveva sottolineato che “durante il progetto di scrittura ho più volte chiesto a Catherine e Juliette qual è la vera essenza della recitazione e sono state le loro parole a nutrire la sceneggiatura (ispirata ad una pièce ambientata nel camerino di un attrice, ndr) e darle vita”.

“Il regista ha creato i personaggi – ha confermato Deneuve - chiedendo il nostro aiuto. In Fabienne, e spesso accade, ho messo molto di me stessa come donna, andando all’essenziale e tralasciando il superfluo”.

“Da anni speravo di lavorare con Kore’eda e da piccola mi ero innamorato di Catherine, simbolo della femminilità, con il desiderio di esserle un giorno accanto. E’ successo con “Le verità”, una vera consacrazione”, aveva sottolineato Juliette Binoche.

L’essenziale nella vita di famiglia
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